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Battiato, Pietrangelo Buttafuoco: “Il saluto dei vulcani allo sciamano”

Redazione

Battiato, Pietrangelo Buttafuoco: “Il saluto dei vulcani allo sciamano”

Mer, 19/05/2021 - 21:43

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Franco Battiato dice addio a questo pianeta, a questa vita, e torna all’origine del mondo, accolto da boati, tremori e fontane di lava. Spezzando la calma relativa di questi ultimi mesi, sia Etna che Stromboli si sono fatti sentire con due parossismi: “Quando uno sciamano se ne va, inevitabilmente si chiude un ciclo”, suggerisce all’AGI Pietrangelo Buttafuoco, scrittore siciliano e amico del compositore scomparso ieri e del quale oggi si sono tenuti i funerali. “Quando lo sciamano apparve sulla scena pubblica trascinando persone in una orgia panica di ritornelli, immagini e mondi lontanissimi, mise in moto il registro proprio della natura attraverso le emozioni”, spiega Buttafuoco, indicando quanto Battiato fosse “molto carnale, proprio perche’ profondamente spirituale”.

Qual e’ il rapporto tra Battiato, la sua opera, e il mito? “Cio’ che definiamo erroneamente ‘mito’, e’ in realta’ il pensiero dell’origine. E’ qualcosa che permane nell’eterno: adesso le parlo da Agira – continua Buttafuoco, al telefono – citta’ sacra a Ercole (Agira e’ nell’ennese, ndr). Noi immaginiamo che Ercole sia solo un mito, ma i segni della sua presenza, sapendoli ben cogliere, sono ben vividi. Franco Battiato aveva questa speciale qualita’, ovvero di toccare delle corde, non necessariamente musicali, che riuscivano a svegliare qualcosa, che poi veniva recepito dalle persone, dalle epoche. Ascoltandolo, uno si sentiva quasi normale, ma l’intera partitura della sua opera ci rivela la presenza del mito, di una materia viva”. Inoltre “e’ l’unico tra gli artisti popolari ad avere una sua poetica, con una tecnica ben precisa di scavo del linguaggio, che solo lui poteva consentirsi perche’ aveva questa facilita’ di ascolto. Quando guardava intorno a se’, scorgeva cio’ che gli altri non riuscivano a cogliere. In lui c’era un qualcosa che solo un ambito delicatissimo e affascinante ha saputo affrontare, come l’Immaginale di Henri Corbin. Tutte le sue atmosfere con la tecnica sofisticata dell’immaginale: penso ai duetti con Etta Scollo, con cui costrui’ la traversata della Sicilia nell’anno Mille, che si esprimeva nella lingua di Ibn Hamdis”. Il duetto finale, oggi, e’ stato con i vulcani.

“Da amanti della bellezza in tutti i suoi aspetti, della creativita’ della Natura e della sua perfezione – hanno scritto i vulcanologi dell’Ingv di Catania – non possiamo che essere toccati dalla mancanza di una figura, quella del Maestro Franco Battiato, che aveva fatto della conoscenza e della cultura la sua principale fonte di ispirazione. E cosi’ vogliamo pensare che anche la mamma di tutto il popolo etneo, la nostra montagna viva che ci accudisce e ci bastona tutti, abbia voluto piangere oggi uno dei suoi figli piu’ vulcanici con questa fontana di lava all’alba che illumina il primo giorno buio. Per noi, e speriamo per tutti, questa del 19 maggio 2021 restera’ ‘la Fontana di Franco Battiato’. Ciao Maestro”.

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