CALTANISSETTA – Ieri, martedì25 novembre 2014, il Consiglio Comunale ha celebrato la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con un’adunanza aperta alla cittadinanza. In un aula gremita di persone, come quella che si vede nelle grandi occasioni, la presidente del Consiglio Comunale, Leyla Montagnino, alle ore 10 ha dato inizio alla seduta straordinaria. Dopo alcune poesie e racconti interpretati magistralmente dagli attori del Teatro Stabile Nisseno, Salvina Fama, Diletta Costanzo e Raimondo Coniglio, a prendere la parola sono stati i componenti della V Commissione permanente, con la presidente Manuela Margherita e Oriana Mannella, che ha letto un documento, di seguito riportato integralmente, a nome di tutta la Commissione:
Il 25 novembre è stato istituzionalizzato nel 1999 come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne dall’assemblea Generale della Nazioni unite che ufficializzò questa data individuata da un gruppo di donne attiviste, in un incontro tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa scelta fu decisa in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabel, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime del dittatore (Rafael Leònidas Trujillo) che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. In Italia solo dal 2005 alcuni “Centri antiviolenza” e “Case delle donne” hanno iniziato a celebrare questa giornata ma negli ultimi anni anche Istituzioni e vari Enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali.
La violenza contro le donne è la violenza consumata su di esse basata sul genere, ed è ritenuta una violazione dei diritti umani. Termine usato molto spesso per definire tale fenomeno è il termine violenza di genere. Parlare di violenza di genere in relazione alla diffusa violenza sulle donne significa mettere in evidenza la dimensione “sessuata” del fenomeno in quanto trattasi di una manifestazione di un rapporto tra uomini e donne storicamente diseguale che ha condotto gli uomini a prevaricare e discriminare le donne. La violenza di genere non consiste solo nell’aggressione fisica di un uomo contro una donna, ma include le vessazioni psicologiche, i ricatti economici, le minacce, le varie forme di violenza sessuale, le persecuzioni indipendentemente dall’orientamento politico, religioso, sessuale o dell’etnia delle vittime compiute da un uomo contro una donna in quanto donna. Molti episodi avvenuti di recente in Italia hanno visto come protagonisti “ gli uomini di casa”. La violenza alle donne in qualsiasi forma si presenti, e in particolare quando si tratta di violenza intrafamiliare, è uno dei fenomeni sociali più nascosti: è considerato punto di forza, di potere e controllo dell’uomo sulla donna e si estrinseca in diverse forme come violenza fisica, psicologica e sessuale, fuori e dentro le mura domestiche.
Negli anni settanta gruppi di donne hanno istituito i primi “Centri antiviolenza” e le cosidette “Case delle donne” per ospitare coloro che avevano subito violenza e che potevano trovare ospitalità nelle case rifugio gestite da associazioni femminili. I centri antiviolenza in Italia si sono riuniti nella Rete nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne. Nel 2008 è nata la federazione nazionale dal nome “D.i.Re”: Donne in Rete.
La funzione dei Centri è quella di fornire supporto ed assistenza alle donne vittime di violenza ed abusi e cercare di attuare efficaci forme di contrasto del fenomeno. In essi viene svolta attività di consulenza psicologica attraverso gruppi di sostegno, formazione, sensibilizzazione e prevenzione, orientamento ed accompagnamento al lavoro, consulenza legale, raccolta ed elaborazione dati, ospitalità nelle cosiddette case rifugio, assistendo così le vittime nel loro percorso. E’ grazie all’attività dei suddetti Centri se la violenza domestica è stata portata alla luce e nominata, creando strutture di aiuto e posta la questione alle istituzioni come vero e proprio problema sociale. Uscire da una situazione di violenza può risultare parecchio difficile. Molte vittime ritengono di sentirsi fortemente impotenti e di non vedere soluzione alcuna al proprio problema.
La violenza è un fenomeno trasversale, non risparmia nessun ceto sociale. Si tenta di non accettarla in quanto molte persone tendono a giustificare gli abusi di cui sono vittima o arrivare a credere di meritarsi ciò che stanno subendo. Il primo passo importante è quello di riconoscere di essere vittima di una situazione di violenza ed accettare le emozioni negative che ne derivano. Chiedere aiuto non significa risultare incapaci o deboli bensì l’opportunità di confrontarsi con esperti in grado di indirizzare, di valorizzare le risorse individuali e di rendere la persona in grado di trovare strategie funzionali per far fronte non solo alla situazione attuale ma anche per ripensare al proprio futuro.
In Italia sono moltissime le donne che decidono di non denunciare discriminazioni, violenze e abusi: questa scelta è dovuta molto spesso alla mancanza di strumenti e all’impossibilità materiale di procedere alla denuncia stessa. In molti casi gioca in negativo la paura di essere giudicati dalla comunità di cui si fa parte. Ultime, ma non meno importante, le lungaggini della macchina giudiziaria, che impone tempi di attesa tali da rendere la denuncia inutile. Un appello viene rivolto anche alle Istituzioni, alle forze dell’ordine e alla giustizia italiana affinché non venga sminuita la drammaticità dei fatti: è necessario quindi aiutare le donne con percorsi mirati a sganciarsi dalla relazione, allontanandole dal pericolo, tutelando i figli.
Il momento della denuncia è delicato e pericoloso e se l’autore del maltrattamento torna a casa con la vittima esiste un alto rischio di ritorsioni o intimidazioni e minacce, che nasce anche dal dubbio che la compagna abbia potuto parlare con qualcuno. In Italia si continua a considerare la violenza contro le donne una questione di ordine pubblico o causa di allarme sociale invece che un problema culturale e di tutela della vittima che dovrebbe essere quindi affrontato nelle scuole e nelle università. E’ importantissimo proteggere le vittime e sostenerle in ogni modo prima che il reato venga commesso. Naturalmente non va diminuito il valore della punizione quando siamo in presenza di un crimine consumato.
E’ importante al fine di poter combattere questa grave piaga sociale, investire sulla prevenzione, educando anche i bambini al rispetto delle differenze di genere, in famiglia ed a scuola. Coinvolgere attraverso i Centri antiviolenza anche gli uomini per avere risultati efficaci, considerato che molto spesso le campagne contro la violenza, sono rivolte esclusivamente alle donne e non agli uomini spesso lasciati soli nella gestione di situazioni difficili, spesso incapaci di relazionarsi alle donne e di gestire la propria aggressività.
Dopo l’intervento dei componenti della V Commissione, è stata la volta del sindaco Giovanni Ruvolo che ha definito la violenza sulle donne “una pura follia”, una violenza che non è solo fisica ma anche psicologica.
Il link dove potere visionare l’intervento del primo cittadino di Caltanissetta: https://www.facebook.com/video.php?v=953822754646741&set=vb.890195711009446&type=2&theater
A seguire è intervenuta la rappresentante del coordinamento contro la violenza sulle donne, Anna Giannone.
Di seguito si riporta integralmente l’intervento: “Muore una donna ogni due giorni per femminicidio, ne hanno ammazzate 179 nel 2013, è un fenomeno in crescita (+14%) e al sud ne muoiono più che al nord. Forse non sapete che anche Amnesty International ha lanciato una petizione affinchè il governo italiano metta in campo delle azioni volte a sconfiggere questo fenomeno, come hanno fatto altri paesi. Forse non sapete che il governo non ha ancora affrontato il tema in modo opportuno, come peraltro è stato richiesto dall’Europa,che non ha nominato un ministro delle pari opportunità e non ha rifinanziato il piano triennale nazionale contro la violenza di genere. Gli unici, scarsi finanziamenti sono stati dati alle regioni per distribuirli tra i centri antiviolenza. Noi aspettiamo che arrivino dalla regione i soldi di un bando vinto da un anno.
I centri antiviolenza, per cui sono richieste delle caratteristiche specifiche e vincolanti in termini di struttura, servizi, e professionalità, sono lasciati senza fondi, basati essenzialmente sul volontariato, senza la possibilità di garantire continuità negli standard qualitativi richiesti.
Quando abbiamo iniziato ad affrontare il problema della violenza di genere, confrontandoci con i centri antiviolenza delle altre città,ci siamo rese conto che in poche non potevamo creare una struttura così importante. Abbiamo quindi pensato di mettere insieme tutte le realtà che a Caltanissetta si occupavano in qualche modo dell’argomento, e, quando ci siamo seduti tutti intorno a un tavolo per confrontarci, abbiamo costatato che ognuno di noi affrontava la violenza di genere in modo diverso, e ci siamo accorti che eravamo tutti pezzi un puzzle più grande. Abbiamo così preparato un progetto e siglato un patto di collaborazione, che ci impegna a creare una rete tra di noi e, in questo siamo riusciti egregiamente,e oggi siamo una grande squadra, e creare rete con le istituzioni, al fine di contrastare la violenza di genere e creare un centro antiviolenza a Caltanissetta, unica provincia siciliana sprovvista di un Centro antiviolenza.
L’obiettivo della nostra rete è quello di affrontare la violenza di genere nei suoi diversi aspetti,
– per cui abbiamo Il centro Antistalking Galatea, il Tulipano, Attivarcinsieme e la Croce Rossa, che si occupano del soccorso alle vittime. Hanno attivato un numero attivo H24, e forniscono assistenza legale, psicologica e materiale.
– Ci sono poi le case di accoglienza per donne in difficoltà: Il chicco di grano della cooperativa Etnos, Nuova civiltà, ed Essere per essere.
– Lo sportello antimobbing e antistalking della UIL e il patronato del MCL,che si occupano di affrontare il tema nel mondo del lavoro,
– E c’è poi il nostro braccio armato: le associazioni culturali.
Le Onde donneinmovimento, le Madri della città e “Ccu i pedi di fora” che, ognuno a suo modo, sono impegnate in una campagna di promozione del centro antiviolenza e diffusione di una cultura di parità di diritti tra uomo e donna e di eliminazioni di quegli stereotipi che spesso determinano i comportamenti violenti da parte degli uomini.
Tutte insieme abbiamo redatto un programma biennale che si propone di parlare di violenza di genere in tutti i mesi dell’anno. Così, ogni associazione organizzerà un evento l’anno, e avrà in questo l’appoggio e il contributo di tutte le altre associazioni del coordinamento. In questo vorremmo coinvolgere anche gli ordini professionali e altre realtà presenti in città.
A febbraio è stato istituito dal Comune il nodo locale, come previsto dalla l.r.3/12, cioè un tavolo interistituzionale che vede tutte le istituzioni che hanno a che fare con le vittime di violenza, sedute intorno a un tavolo per migliorare le procedure di prevenzione e di tutela delle vittime.
Purtroppo infatti il nostro sistema giudiziario presenta ancora profonde falle, che possono essere colmate soltanto attraverso una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni, un maggiore dialogo e la sperimentazione di buone prassi.
Sentiamo ogni giorno di donne che non riescono a denunciare, di donne che muoiono dopo decine di denunce, di donne che non si sentono tutelate.
Il coordinamento, insieme all’assessore Cavaleri, ha intrapreso un dialogo con le forze dell’ordine e con la magistratura, che si concretizzerà presto nella sottoscrizione di un protocollo d’intesa, volto a fare entrare Polizia, Carabinieri, Tribunale Civile, Procura, Tribunale dei Minori, Procura dei Minori, all’interno del nodo, per costruire insieme delle procedure migliorative per la tutela delle vittime e il loro reinserimento sociale.
Per questo il 25 novembre il coordinamento ha organizzato una serie di iniziative volte a fare sapere che esiste un gruppo di donne che si impegnano quotidianamente nella lotta alla violenza sulle donne, le vittime di violenza devono sapere che hanno delle alleate, pronte a sostenerle.
Per questo abbiamo organizzato: una mostra pittorica dal titolo “Prospettive di rinascita: dalla violenza si può uscire” presso la biblioteca Scarabelli, con il supporto di sei artisti nisseni; una mostra fotografica, nell’atrio del Comune e nei negozi del centro storico di Caltanissetta, che ha visto la collaborazione di undici straordinari fotografi e di tantissime modelle; una conferenza, oggi pomeriggio alle 17,30, alla Scarabelli, dal titolo “Strategie di contrasto alla violenza di genere”; la proiezione del film: “Ti do i miei occhi” a San Cataldo, presso la sede di Attivarcinsieme; l’avvio del secondo corso di formazione per operatrici del centro antiviolenza; nelle scuole in questi mesi abbiamo incontrato diverse classi, e oggi quegli alunni andranno nelle altre classi per presentare delle letture sull’argomento ai loro compagni d’istituto.
Vogliamo fare sentire alla città la nostra presenza e chiedere il contributo di tutti alla lotta alla violenza sulle donne.
Chiediamo al Comune di sostenerci, mettendoci a disposizione una sede, utenze comprese, perché in questo momento accogliamo le donne in studi medici o legali che ci danno in prestito. Soltanto avendo una sede avremmo accesso ai finanziamenti e potremmo aderire alla rete nazionale. Ricordiamoci che un Centro Antiviolenza è un segno di civiltà.
Chiediamo al Comune di pagare le rette alle case di accoglienza per le donne in difficoltà in modo tempestivo, per non provocare quei problemi di liquidità che hanno già portato alla chiusura di alcune strutture.
Chiediamo al Comune di rendere esecutiva la delibera del 12 marzo 2012 “Moratoria sulla pubblicità lesiva della dignità della donna”, con l’istituzione di una commissione tecnica, perché la prevenzione della violenza passa per la lotta agli stereotipi.
Ricordiamo che le vittime della violenza possono essere tutte le donne, a prescindere dalla razza, dall’età (bambine comprese), o da come si va vestite.
Vi ringrazio dell’attenzione da parte di tutte le associazioni del coordinamento e di tutte le donne di Caltanissetta, vostre mogli, mamme, figlie, sorelle o amiche. Grazie”.


