CALTANISSETTA – Anche quest’anno il giorno di Natale è passato l’abbiamo assaporato come una caramella che si gusta, si scioglie e qualche istante dopo non rimane più niente.
Una parentesi, nella quale cristiani e non si prodigano a ritrovare i sentimenti buoni e le aspirazioni dimenticate, recuperando qualche residuo di bontà che ci fa riflettere sui problemi dei più deboli,con proponimenti di benevolenza. Ma come ogni anno, alla fine, ci accorgeremo di aver tradito quei proponimenti.
Viviamo in una città che sembra non rendersi conto di quello che le sta accadendo. Come una malata di anoressia che parla del cibo ma che rifiuta l’idea del nutrirsi e poco alla volta muore.
Di questa vana discussione tutti siamo partecipi, complici di quello che si sta compiendo sotto i nostri occhi. Caltanissetta è la caricatura di una città. Una città che ha deciso di licenziarsi dalla politica, anzi, già da tempo ha optato per l’antipolitica.
L’antipolitica di chi si ritiene depositario di giustizia, verità e competenze per camuffare affarismo e pressappochismo; l’antipolitica di chi intende mantenere le vecchie logiche utilizzando nuove icone; l’antipolitica di chi ritiene di essere la modernità soltanto perché lo grida; l’antipolitica di chi pensa di non doversi occupare di politica perché è un fatto che non lo interessa.
Tutto questo ha nomi è cognomi: ha il nome di un sindaco che aveva promesso di far dimenticare l’allegra gestione affaristica del precedente e che, di fatto, ne ha duplicato il metodo; ha il nome dei consiglieri comunali, dei partiti tradizionali e delle lobbies che li sostengono che, nel tentativo di mantenere una gestione oligarchica del potere, mettono in capo nuovi “azzeccagarbugli” per spartirsi gli ultimi avanzi dei capponi; ha il nome dei “neofiti” che al grido “vaffa…” stanno riproponendo la logica del “branco” contro tutti che, di fatto, è il sistema fazioso dei partiti tradizionali che dicono di osteggiare.
Caltanissetta è in agonia e non solo per l’asfittica economia locale. Assistiamo ogni giorno allaspaventosa degenerazione di questa multiforme agonia, che si può sintetizzare nelle espressioni più angoscianti del degrado: mancanza di dignità, mancanza di responsabilità, mancanza di creatività. Questa bruttezza non può essere vinta con aggiustamenti di facciata: qualche impegno buonisticocontro la logica devastante dell’egoismo; qualche denuncia dal pulpito o qualche momento di solidarietà che riduca la logica ferrea del tutti contro tutti.
Occorre saper costruire la bellezza dell’essere comunità solidale dando fiducia e forza a quelle iniziative che si sforzano di superare la logica dell’individualismo e delle icone simboliche. Non basta dirsi innovatori se non si ha il coraggio di sperimentare la condivisione; non basta sentirsi rappresentativi di realtà sociali se non si ha la volontà di guidare la crescita civile della propria comunità alla partecipazione; non basta dirsi fautori del bene comune se non si ha il coraggio dioffrire il proprio impegno nella costruzione di iniziative concrete.
Negli anni Caltanissetta, con le vecchie categorie di destra, centro e sinistra, ha pensato che sarebbe bastata la scorciatoia di individuare un personaggio rappresentativo per avvalorare l’idea del capoluogo centro di riferimento di un più ampio territorio.
Ci siamo accorti sempre che questi personaggi si sono rivelati effimeri perché espressioni individuali di interessi di parte.
I miti come le illusioni, in politica si sa, sono facili da inseguire e difficili da smascherare. In ogni caso, di solito, non sono una medicina efficace, ma il sintomo di un profondo malessere, o comunque di una maturità civile non metabolizzata né risolta.
Quindi, nell’anno delle elezioni per il rinnovo dell’Amministrazione e del Consiglio comunale, come cittadino l’auspicio è di sapere distinguere l’illusione dei miti dalla consapevolezza degli ideali, nella convinzione che soltanto una matura mobilitazione civile che sappia trasformarsi in una vera e propria “Alleanza Civica” potrà dare alla nostra città nuove prospettive.
Michele Pilato

