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Riflessioni di Claudio Torrisi. “La sfida è riuscire a scalare la montagna”

Redazione

Riflessioni di Claudio Torrisi. “La sfida è riuscire a scalare la montagna”

Sab, 31/08/2013 - 02:03

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CALTANISSETTA – La possibilità del confronto e della riflessione costituisce in sé un elemento positivo. Il limite deriva dal rischio di perdere di vista l’obiettivo del confronto che, ritengo, debba essere quello di un progetto di sviluppo della città di Caltanissetta e del ruolo e delle responsabilità che in tale prospettiva competono alla classe dirigente.
Il punto centrale dal quale muovere è quello del superamento della logica identitaria: dalla dimensione individuale arriva a quella di gruppo, con il rischio della dimensione di setta, cioè di gruppo chiuso e, in quanto tale, asfittico e privo di prospettiva. Per dirla chiaramente, il percorso di sviluppo della città di Caltanissetta si collega in modo forte ed interattivo con il sistema regionale: muove da una dimensione di territorio più ampio dei ristretti confini comunali, coinvolge l’area interna della Sicilia capace di essere parte integrante ed integrata del sistema Regione.
C’è un ulteriore punto di forza dal quale non si può sfuggire. Il progetto di sviluppo, di crescita, di miglioramento si fonda, oltre che sulla forza intrinseca dello stesso, sulla capacità dei proponenti e dei sostenitori di sapere e volere condividere l’idea, le prospettive, le azioni con i soggetti veri della comunità. È il ruolo delle classi dirigenti nel senso più ampio del termine. È il ruolo della politica, intesa non quale politicismo ma quale esercizio di classe dirigente al servizio della comunità e dei progetti definiti e condivisi con la stessa.
In caso contrario, al di là del merito dei progetti specifici, si rischia di dare vita ad una canea di posizioni, precisazioni, tentativi individualistici di mettere il proprio cappello personale a seconda del vento che tira ovvero di accusare gli altri. Il tutto finisce con l’inquadrarsi nel limite, culturale, della sicilianità: «nulla di nuovo sotto il sole…tanto sono tutti uguali». È così che si rischia di non essere in sintonia con i processi che, al contrario della asfissia identitaria, si definiscono, seppure complessi, difficoltosi, spesso contraddittori, nello scenario regionale ed anche nazionale.

Claudio Torrisi

Vale la pena sottolineare che è in corso, in Italia, un processo di smontaggio e conseguente rimontaggio di equilibri politici, non solo e non tanto a livello istituzionale quanto anche, soprattutto, a livello dei partiti e dei movimenti politici: un’epoca, al di là del valore che ognuno vorrà attribuirle, si sta chiudendo; se ne sta aprendo inevitabilmente un’altra. Anche in Sicilia sta accadendo un processo simile: lo smontaggio dei vecchi apparati di potere – anche trasversali, certo – determina fibrillazioni, riposizionamenti, ricerca di nuova verginità. Il nodo è che non si tratterà di sostituire tali vecchi apparati con nuovi apparati di potere. Al contrario, si dovranno definire percorsi e progetti di condivisione, di partecipazione, di confronto, anche dialettico: è il fulcro della democrazia. Certo la Regione Siciliana fra i suoi tanti problemi, ammantati dalla panacea della ‘competenza esclusiva’, ha vissuto lunghi anni di inquinamenti. Nel corso degli ultimi anni si sono innestati tentativi di smottamento del granitico sistema di potere e la società siciliana li ha colti in pieno tanto da scegliere quale Presidente Rosario Crocetta, un segno compiuto della voglia di discontinuità. La sua sfida, che è la sfida della Sicilia vera ed onesta, consiste nel riuscire a scalare la montagna, spesso carica di contraddizioni, del sistema di potere. Non si fa in un giorno e con poche mosse. Si fa giorno per giorno; lo si fa stando in sintonia, di ascolto e di comunicazione, con i territori che costituiscono la realtà siciliana.
Anche a Caltanissetta, invero, nel contesto regionale del quale siamo parte, si definiscono posizionamenti, vecchi e nuovi: molti con il limite della mancanza di progettualità, piuttosto della richiesta di un posto al sole per sé, reso più forte dall’accusa nei confronti di altri.
Ripropongo, pertanto, le stesse domande di alcuni mesi fa (vedi La Sicilia, 19.06.2013): c’è ancora un progetto, condiviso? c’è una classe dirigente che sappia comprendere quanto accade ed elabori idee, costruisca percorsi, lanci sfide?
Ripropongo anche la mia personale considerazione. Nonostante i tanti errori e le miopie, ancora oggi sussistono dei filoni che, lontani dal pressappochismo e dal provincialismo imperanti, continuano ad essere gli elementi di forza di un progetto di sviluppo. Il sistema giudiziario della Sicilia centrale ha attorno alla Corte d’Appello un fulcro di funzionalità e di efficacia: non si può non dare forza all’interazione che diventi integrazione con il Tribunale di Agrigento. Il che non riguarda solo i giudici ma la classe dirigente, siciliana. Altrettanto dicasi dell’area sanitaria che, attorno al sistema ospedaliero e sanitario, al Cefpas, faccia sistema a dimensione regionale, interagendo e superando le pesantezze del ‘locale’. La vocazione della qualificazione del sistema formativo universitario nell’ambito sanitario voleva costituire, in una dimensione regionale, un contributo incisivo verso tale prospettiva. Attorno ai punti strategici, di qualità, si muovono i tanti filoni di produttività che esistono, a partire dall’agricoltura di qualità, spesso dimenticata. La creazione dei liberi Consorzi dei Comuni, al posto delle Provincie a modello ottocentesco, potrebbe attivare processi sinergici di nuova prospettiva.
In sintesi, occorrerà fare rete ed essere parte attiva, propositiva, dinamica del sistema regionale. Occorrerà mettere in campo idee, progetti e classe dirigente; occorrerà stare in sintonia con i processi di modificazione, a livello regionale e nazionale.

​​​​Claudio Torrisi

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