La guerra in Medio Oriente si è abbattuta come una scure sulle Borse internazionali. In Europa, dall’inizio del conflitto lo stoxx 600, l’indice che raccoglie le principali società quotate, ha registrato un calo del 6%, mandando in fumo oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione. In particolare, secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence, la guerra e la chiusura dello stretto di Homuz, il principale snodo per il transito delle materie prime, avranno un impatto sull’utile per azione, l’indicatore finanziario che misura la redditività di un’azienda, dello Stoxx 600 più pesantemente dello shock inflazionistico del 2022. Gli analisti stimano una crescita dell’utile per azione di circa il 5% nel 2026, ben al di sotto del 25,5% registrato quattro anni fa. Tuttavia, è ancora troppo presto per parlare di “recessione degli utili, dato che il petrolio dovrebbe rimanere sopra i 100 dollari per diversi mesi per provocare una contrazione economica”, evidenziano gli operatori di mercato. Una crescita globale nominale più lenta, una domanda ridotta, un mercato del lavoro più debole e un sostegno fiscale più esiguo lasciano alle aziende un minore potere di determinazione dei prezzi e poco spazio per difendere i risultati, soprattutto con i margini operativi dei settori non finanziario ed energetico vicini al record del 12,5%. Durante la crisi post-covid, con il balzo dei prezzi dell’energia e la fiammata dell’inflazione, gli utili delle aziende europee hanno dato prova di resilienza, grazie anche alla domanda dei consumatori, sostenuta dai programmi fiscali American Rescue Plan e NextGenerationEu. Il contesto attuale, invece, appare meno favorevole. Ripetere quella performance nel 2026 sarà “più difficile per diversi fattori”. In particolare lo scenario europeo attuale vede la concorrenza automobilistica cinese più intensa, la domanda di beni di lusso in Medio Oriente e in Asia più debole, e i settori finanziario e industriale che partono da una base di utili elevata. Ma non è tutto. Sul fronte della remunerazione degli azionisti delle quotate, per il 2026 si prevede una diminuzione del 16% per quanto riguarda il riacquisto di azioni, in modo particolare per quanto riguarda i settori dell’energia, della sanità e quello finanziario. Il recente picco del prezzo del petrolio potrebbe modificare le strategie delle società dell’energia. Per il settore finanziario, si prevede che le banche ridurranno l’attività dopo il picco di 54 miliardi di euro registrato lo scorso anno, per preservare il capitale e far fronte a potenziali accantonamenti più elevati per perdite su crediti. Nel complesso, la riduzione del riacquisto di azioni sembra destinata a tagliare il rendimento di cassa aggregato delle società europee di 20 punti base, portandolo a circa il 4,6 per cento.
La guerra, pesa più della crisi del 2022. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente le Borse Ue hanno bruciato oltre 1.100 miliardi
Lun, 06/04/2026 - 17:12
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