Nello scenario con una partecipazione al 42%, i Sì arriverebbero al 47,6% (perdendo 1,8% rispetto al sondaggio del 12 febbraio) e i No al 52,4%, con analogo incremento rispetto al sondaggio precedente. Nel caso di una partecipazione più elevata, al 49%, ci si troverebbe sul filo della parità: i Sì al 50,2%, i No al 49,8%.
Bisogna tener conto, comunque, che nel primo scenario troviamo poco più del 7% di incerti che salgono a poco più del 9% nello scenario con partecipazione elevata, dati che possono determinare un cambiamento dei risultati, vista la vicinanza delle stime. E’ quanto viene sottolineato in una analisi del professor Nando Pagnoncelli (Ipsos) sul referendum pubblicata dal Corsera.
Poco più del 50% – si premette – si considera almeno abbastanza informato dei temi della riforma (ma la quota dei ‘molto informati’ rimane stabile al 10%) e il 58% ritiene che la riforma proposta sia almeno abbastanza importante (in calo di 2 punti rispetto a tre settimane fa). D’altronde, l’attenzione dei cittadini negli ultimi giorni si concentra sull’attacco all’Iran, facendo diminuire l’interesse per gli altri temi dell’agenda politica. E infatti poco più del 40% dichiara di seguire la campagna elettorale con una certa attenzione (solo il 9% la segue con molto interesse). Se, come ha dichiarato Donald Trump, il conflitto con l’Iran durasse almeno per altre quattro o cinque settimane, è probabile che sarà faticoso far crescere interesse e attenzione per la consultazione referendaria.

