Salute

Tumore al seno, al Policlinico di Messina la scherma come riabilitazione

Redazione 3

Tumore al seno, al Policlinico di Messina la scherma come riabilitazione

Mer, 04/02/2026 - 11:26

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La scherma come riabilitazione fisica e psicologica per le donne che hanno affrontato il tumore al seno.  È il progetto Nastro rosa, iniziativa della Federazione italiana scherma grazie alla quale dodici pazienti oncologiche, seguite dall’Unità operativa complessa di Oncologia del Policlinico di Messina, stanno partecipando a un corso di scherma costruito su misura per loro. “Nastro Rosa” è attivo già da alcuni anni in Italia con il sostegno di Sport e salute e di recente ha visto  concretizzarsi anche l’intesa con l’Associazione nazionale donne operate al seno (Andos). Un progetto nazionale il cui coordinatore scientifico è il professore Massimiliano Berretta, direttore dell’’Unità Operativa Complessa di Oncologia.     L’attività a Messina si svolge nella sede del club Scherma, nell’Istituto scolastico Annibale Maria di Francia, Scuola Spirito Santo. Due ore a settimana sotto la guida del maestro Letterio Cutugno che ha condotto anche studi sperimentali per analizzare l’aspetto psicologico degli atleti, collaborando con la nazionale italiana di scherma.  “Il cancro al seno e i successivi trattamenti  – sottolinea il prof. Berretta  – hanno un impatto sullo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale della donna. Questo progetto ha trovato una sua attuazione pratica. Messina è la seconda realtà siciliana a offrire alle pazienti questa opportunità e il nostro centro è in questo momento il secondo in Italia come numero di donne partecipanti”. A seguire le pazienti è un team multidisciplinare composto oltre che da oncologi, anche da fisiatri, con il programma di prescrizione esercizio fisico adattato a cura del prof. Demetrio Milardi, fisioterapisti,  psicologi e da una biologa nutrizionista.  “Sono molto lieta – evidenzia la rettrice Giovanna Spatari – di sapere che tante pazienti hanno aderito a questo progetto. Una forma di terapia non convenzionale, in cui non ci sono farmaci, ma che ha un grande impatto sul piano emotivo e relazionale per consentire a chi ha vissuto questa esperienza dolorosa di riprendere in mano pian piano la propria vita”. “Da tempo – precisa la direttrice amministrativa Elvira Amata – stiamo valorizzando iniziative che possano sostenere le pazienti anche sul piano umano. Questo progetto è in linea con la nostra visione e siamo certi che possa favorire un approccio terapeutico che cura in modo diverso, ma estremamente efficace”. (ANSA).  (Foto Tempostretto)

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