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Da prossimo 11 aprile a presentazione e proiezione documentario di Gianfranco Ayala “La Memoria svelata” su riti Settimana Santa di Caltanissetta, Delia e San Cataldo

Redazione 1

Da prossimo 11 aprile a presentazione e proiezione documentario di Gianfranco Ayala “La Memoria svelata” su riti Settimana Santa di Caltanissetta, Delia e San Cataldo

Gio, 07/04/2022 - 07:14

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Prenderà il via il prossimo 11 aprile da Caltanissetta la presentazione e proiezione del documentario inedito “La memoria svelata” di Gianfranco Ayala di alcuni riti della Settimana Santa di Caltanissetta, Delia e San Cataldo degli anni ’50 del secolo scorso. La durata del documentario è di 35 minuti. Questi gli appuntamenti:

Caltanissetta – Lunedì 11 Aprile ore 18 – Multisala Moncada

Interverrà Rosario Perricone, docente di antropologia culturale

Delia – Martedì 12 Aprile ore 18 – Aula Consiliare del Municipio

San Cataldo – Mercoledì 13 Aprile ore 18 – Auditorium Gaetano Saporito della Banca G. Toniolo

Le Pellicole sono state restaurate dallo Studio Multimediale Carlo Bazan, e sonorizzate e montate dal CRICD dell’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana.

Il restauro del film di Gianfranco Ayala sulla Settimana Santa a Caltanissetta, Delia e San Cataldo è un’operazione di recupero antropologico di un vissuto antico che continua a manifestarsi ancora oggi, pur modificandosi di anno in anno, di stagione in stagione.

Recuperare queste preziose immagini significa ritrovare un mondo in bianco e nero in cui le figure sacre emergono come capolavori “grisaille” tra le folle di nostri antenati eccezionalmente espressivi nei volti e ammantati con gli abiti di un tempo.

Non si recuperano soltanto le immagini ma anche – con il supporto dell’immaginazione – il suono della musica eseguita dalle bande, i dialoghi tra gli attori delle sacre rappresentazioni, l’odore pungente delle lampade accese, il sapore fresco di un gelato acquistato da un ambulante con un caratteristico carretto.

Recuperare le eccezionali immagini di questo straordinario documentario vuol dire in definitiva riannodare il presente al nostro passato, in parte perduto ma sempre tramandato, seguendo il filo rosso della tradizione che, pur rinnovandosi, rimane immutata nel fascino che esercita su ciascuno di noi, indicandoci un solido punto fermo nel cammino incerto del futuro.

La Settimana Santa in Sicilia – ricorda Ayala – è un momento speciale del sentire popolare e della sacralità. Nella Pasqua del 1950 (ahimé non ricordo con esattezza l’anno, potrebbe essere il ’49, il 50 o il ’51) filmai i riti della Settimana Santa nella provincia di Caltanissetta. Ogni manifestazione, che si trattasse di Delia, San Cataldo o proprio Caltanissetta, presentava una diversa mistura del religioso e del popolare. Allora mi interessava principalmente documentare la partecipazione popolare alle manifestazioni e rivedendole dopo così tanti anni mi rendo conto di quale grande sentimento riescono a suscitare ancora oggi e di come la partecipazione popolare non sia affatto cambiata, pur tenendo conto delle ovvie trasformazioni della nostra società.

Con la mia cinepresa, e grazie all’aiuto di mio padre, ripresi le festività in ordine cronologico, dal mercoledì alla domenica di Pasqua. La scelta delle manifestazioni fu puramente legata al fatto che vivevo a Caltanissetta e che Delia e San Cataldo fossero paesi molto vicini. Rivedendo questo filmato e ragionandoci sopra, oggi a settanta anni di distanza, vedo e credo di poter astrarne quattro momenti differenti ma fondamentali del sentire popolare siciliano nei riguardi della morte in generale, e della partecipazione alla Passione di Cristo.

Spero che queste immagini trasmettano al pubblico di oggi il sentimento autentico delle manifestazioni religiose di settanta anni fa; di come queste fossero sentite e vissute dalla popolazione che ne assumeva un ruolo prominente con una attiva partecipazione alla Passione di Cristo.

Completare questo film con un accurato lavoro di montaggio, video e sonoro, ha il significato per me di dare alla luce un pezzo della nostra storia, della nostra memoria, quella dei nostri antenati, dei nostri padri. Una memoria che ci riguarda tutti, indistintamente, e che spiega il perché, ancora oggi, siamo così legati alle feste e ai riti che ogni anno si ripropongono e che ci accompagnano da sempre. Credo che questo documentario testimoni come la ritualità popolare e collettiva seppur cambiata negli aspetti esterni o formali, faccia parte di una storia e tradizione che ha in sé la ragione della sopravvivenza.”

Gianfranco Ayala nasce a Caltanissetta nel 1933 da un padre musicista e una madre torinese.
La sua famiglia, tra le più importanti della città, possiede fra l’altro una piccola miniera di zolfo, la “Giumentarello”, che occupa un centinaio di operai.Diciottenne, ha fotografato la città e le campagne intorno, ed è sceso in miniera per girare il suo documentario sulla miniera, “Solfara”, un documento unico sulla condizione dei minatori e dei carusi che vi lavoravano.

Inviato dalla famiglia a Torino per frequentare la facoltà di medicina, si laurea in Psichiatria e presto si trasferisce negli Stati Uniti, dove è vissuto trent’anni raggiungendo livelli di eccellenza nella sua professione di medico neurologo e docente universitario, dismettendo però l’attività fotografica.Ritorna in Italia alla fine degli anni ottanta, dove insegna per vari anni a Roma e poi a Palermo. Negli ultimi dieci anni si è dedicato a riscoprire e ordinare la sua produzione di fotografie e documentari.

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