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Sci e covid, si allontana l’apertura degli impianti il 18 gennaio

Redazione

Sci e covid, si allontana l’apertura degli impianti il 18 gennaio

Lun, 11/01/2021 - 15:16

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Sci e covid, si allontana l’apertura degli impianti il 18 gennaio

Era nell’aria, gli operatori alpini temevano che potesse accadere e molto probabilmente accadrà. Nel nuovo Dpcm, atteso in settimana e in vigore dal 16 gennaio, ci sarà quasi certamente anche la proroga della data di apertura degli impianti di sci, all’inizio fissata per il 7 gennaio e poi posticipata al 18. E’ quanto sarebbe emerso nel fine settimana da un vertice di governo sulle prossime misure restrittive.

Ancora troppo negativi gli indici di contagio, troppa pressione sugli ospedali per poter pensare a sciare. E fa niente se si tratta di uno sport che si pratica all’aria aperta osservando un protocollo di sicurezza. «Mi pare complicato vedere le scuole superiori chiuse e gli impianti di sci aperti», ha ribadito ieri sera in tv a “Che tempo che fa” il ministro della Salute Speranza.

L’attuale focolaio di Covid a Wengen, dove questa settimana è in programma la Coppa del mondo di sci, non aiuta. «Salvo miracoli, la sbandierata riapertura degli impianti di risalita per il prossimo 18 gennaio appartiene più al mondo degli auspici che non a quello della realtà», ha ammesso Giorgio Merlo, sindaco di Pragelato e assessore alla comunicazione dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea. Che ha aggiunto: «Occorre prendere atto della grave situazione sanitaria e intervenire con rapidità per definire la cifra dei potenziali ristori per evitare che migliaia di lavoratori e centinaia di piccole e medie aziende entrino in una crisi irreversibile».

Ora dopo ora, la speranza degli operatori alpini volge sempre più verso il pessimismo. Già nei giorni scorsi il ministro Boccia aveva ribadito che «prima si mettono in sicurezza sanitaria le comunità, prima si fanno tornare a scuola in presenza tutti gli studenti delle scuole superiori e poi si potrà parlare di impianti da sci». E allora forse non è un caso se a una settimana dalla data ipotizzata per il debutto della stagione sciistica non è arrivata alcuna indicazione da parte del governo e nemmeno dal Cts, di cui si attende ancora il parere sulle linee guida riviste dalle regioni. Un clima di incertezza che sta affossando un comparto che produce un fatturato di 10-12 miliardi di euro. E che, considerato l’indotto, impiega oltre 300 mila persone, di cui 15 mila addetti agli impianti e altrettanti maestri di sci.

Nei giorni scorsi lo stesso sindaco di Sauze d’Oulx, Mauro Meneguzzi, aveva definito la situazione «insostenibile» in una lettera inviata ai ministri Speranza, Franceschini e Spadafora e al governatore del Piemonte Cirio. E aveva chiesto «chiarezza nelle decisioni e soprattutto una progettualità in prospettiva, finalizzata a una ripresa in tempi magari lunghi, ma certi». Per dire: anche in Francia gli impianti sono chiusi, ma il primo ministro Jean Castex ha annunciato con chiarezza che lo sci non ripartirà prima di febbraio, garantendo indennizzi certi agli operatori. In Italia anche sul fronte dei ristori sono invece arrivate dal governo solo rassicurazioni generiche.

L’ennesima fumata nera – in una stagione mai così bianca – rappresenterebbe una beffa e un’ulteriore tegola per i gestori degli impianti. Dal Piemonte alle Dolomiti sono prontissimi ad aprire aprire (il governatore bolzanino Kompatscher ancora settimana scorsa aveva confermato l’apertura degli impianti il 18 gennaio) ma si sono anche detti scettici vista l’impossibilità di muoversi tra regioni sempre più multicolor: «Non possiamo permetterci di far girare le funivie solo per gli sciatori della regione», ha dichiarato il presidente dei gestori valdostani Ferruccio Fournier.

Se non col prossimo Dpcm, gli operatori alpini sperano comunque in un via libera entro la prima metà di febbraio: «Oltre, potrebbe non valere neanche la pena partire e non rimarrebbe che confidare nei ristori», ha detto la presidente Anef Valeria Ghezzi, titolare anche degli impianti della skiarea Tognola a San Martino di Castrozza.

Di parere un po’ diverso Andrea Colla, direttore delle funivie di Alagna Valsesia, nel Monterosa Ski: «Ormai la spesa per preparare piste e impianti è stata sostenuta. I ristori sono fondamentali per consentirci di sopravvivere ed evitare il tracollo a tutto il sistema montagna. In ogni caso, anche se non economicamente sostenibile, conviene comunque dare il via alla stagione anche a febbraio o marzo: non tanto per noi impiantisti quanto per le economie delle valli e per tutto l’indotto che ruota attorno alla pratica dello sci: maestri, hotel, noleggi, ristoranti».