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Mafia, procura di Caltanissetta: così i pentiti raccontano l’attentato al pm Di Matteo

Redazione

Mafia, procura di Caltanissetta: così i pentiti raccontano l’attentato al pm Di Matteo

Mer, 11/11/2020 - 16:47

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Il progetto di attentato contro il magistrato Nino Di Matteo era stato raccontato per primo dal pentito Vito Galatolo, poi solo in parte confermato da un altro collaboratore di giustizia palermitano, Silvio Guerrera. L’inchiesta scaturita da queste dichiarazioni, aperta dalla Procura di Caltanissetta, era stata poi archiviata per mancanza di riscontri certi al piano descritto, soprattutto da Galatolo, nei particolari.

Secondo il collaborante della borgata dell’Acquasanta, il magistrato sarebbe dovuto morire su richiesta di Matteo Messina Denaro, che avrebbe fatto la richiesta di questo “favore” ai capimafia del capoluogo siciliano, dietro sollecitazione di non meglio precisati “amici romani”.

A leggere la lettera contenente la richiesta, nel corso del summit tenuto in un appartamento di Ballaro’ a dicembre 2012, sarebbe stato il boss Girolamo Biondino, che, di fronte allo scetticismo dei boss presenti, avrebbe poi, in un successivo incontro, portato un’ulteriore missiva di Messina Denaro.

Il nuovo pentito Alfredo Geraci ora indirettamente conferma la circostanza sia della riunione che del presunto invito fatto dal superlatitante trapanese, ma esprime anche il disorientamento di un capo come Alessandro D’Ambrogio, uomo forte del mandamento di Porta Nuova, che non si sarebbe convinto della reale provenienza delle comunicazioni e si sarebbe spinto a chiedersi perche’ Messina Denaro non si presentasse a fare lui stesso, di persona, una richiesta cosi’ importante. Il piano descritto da Galatolo prevedeva che l’attentato venisse eseguito con il tritolo nei pressi del Palazzo di giustizia di Palermo, situazione che avrebbe potuto creare decine di vittime. 

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