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Covid 19: chi è un “Contatto stretto” del positivo? La guida del tracciamento

Redazione 2

Covid 19: chi è un “Contatto stretto” del positivo? La guida del tracciamento

Gio, 29/10/2020 - 09:57

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Covid 19: chi è un “Contatto stretto” del positivo? La guida del tracciamento

La Croce Rossa Italiana, in un chiaro schema, ha riassunto la definizione di “contatto stretto”.

Per contenere il contagio ma, al contempo, evitare inutili attacchi di ansia, ecco un sintetico e chiaro pannello del contact tracing.

Si parla di “contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) quando una persona:

  • vive nella stessa casa di un malata di COVID-19, ha avuto un contatto fisico diretto con un malato (per esempio la stretta di mano),
  • ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un malato (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati),
  • ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un malato, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti
  • si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un malato in assenza di dispositivi di protezione individuale, un operatore sanitario, o altra persona che fornisce assistenza diretta a un malato senza dispositivi di protezione individuale
  • ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto.

Al di fuori di questo elenco non è necessario considerarsi un contatto stretto o essere sottoposto in quarantena obbligatoria o cautelativa.

E’ sempre raccomandato distanziamento, frequente lavaggio delle mani e utilizzo della mascherina.

Cosa fare in presenza di un “Caso positivo accertato”?

La prima cosa da fare è mettersi in quarantena, cioè rimanere a casa isolandosi il più possibile dal mondo esterno. A quel punto l’ASL o il medico di base (dipende da regione a regione) fanno una valutazione del caso e decidono se eseguire subito un test del tampone.

La prassi è quella di testare soltanto i contatti stretti che sviluppano sintomi, anche lievi.

Per i contatti stretti che rimangono asintomatici le possibilità di uscire dalla quarantena sono tre:

  • con un test (molecolare o antigenico) effettuato al decimo giorno dal contatto con il positivo accertato, in caso di esito negativo;
  • con un test effettuato nei primi dieci giorni, che in caso di esito negativo permette di uscire dalla quarantena al decimo giorno di distanza dal contatto (dato che si stima che il tempo di incubazione sia dieci giorni, il ministero obbliga a rimanere in quarantena per tale periodo anche in caso di esito negativo al test effettuato prima);
  • senza nessun test, dopo 14 giorni di quarantena.

In tutti e tre i casi, ovviamente, per uscire dalla quarantena è necessario non mostrare alcun sintomo. Per chi invece ha sintomi anche lievi ma nessun contatto certo è necessario essere sottoposto al test del tampone.

Se il risultato del test del contatto stretto è positivo, invece, la procedura è differente.

La quarantena diventa isolamento, cioè separazione fisica da tutte le altre persone (in un altro ambiente o in stanze diverse della propria casa).

In caso di positivo asintomatico, l’isolamento dura dieci giorni dall’esito del primo tampone. Dal decimo giorno in poi si può fare un nuovo tampone: in caso di esito negativo, si può uscire dall’isolamento.

Anche i paucisintomatici o i sintomatici lievi possono sottoporsi a un nuovo test a partire dal decimo giorno dell’esito del primo, e uscire dalla quarantena se il risultato è negativo e se non hanno mostrato alcun sintomo nei tre giorni prima del secondo test.

I positivi che sviluppano sintomi gravi, invece, vengono gestiti con maggiori attenzioni dall’ASL ed eventualmente dalle strutture ospedaliere della zona.

Guarda lo schema esemplificativo: