Mafia. ‘Assedio’ a cosche nell’Agrigentino: 7 in manette, arrestato anche consigliere comunale

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Il blitz e’ scattato alle tre di notte. Un elicottero vigilava dall’alto, facendo rapidamente la spola tra Licata e Campobello di Licata. Cento militari, piu’ le unita’ cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi, hanno fatto simultaneamente irruzione in ville, appartamenti, case di campagna e casolari. In pochi minuti, sono scattate le manette ai polsi di 7 pericolosi soggetti, fra cui anche il reggente della famiglia mafiosa di Licata, il 65enne di Licata Angelo Occhipinti, detto ‘Piscimoddu’, nonche’ per il consigliere comunale di Licata Giuseppe Scozzari. I provvedimenti sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Le accuse sono, a vario titolo, quelle di associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, nonche’ di concorso esterno in associazione mafiosa. La vasta operazione di oggi e’ il frutto di una complessa e prolungata indagine dei carabinieri della Compagnia di Licata, iniziata nell’ottobre del 2017. L’inchiesta e’ stata svolta con intercettazioni telefoniche e ambientali, con sistemi di localizzazione satellitare e con una instancabile attivita’ di indagine vecchio stile, fatta di pedinamenti e servizi di osservazione. Le telecamere dei carabinieri hanno registrato numerosi incontri e riunioni segrete, evidenziando la completa ed attuale interconnessione tra tutti i componenti del sodalizio, nonche’ il legame a doppio filo con un rappresentante della famiglia mafiosa di Campobello di Licata. Nel corso delle indagini e’ stata accertata un’estorsione per dei lavori di costruzione recentemente realizzati in Germania. Per essi, la vittima, a seguito della sola intimidazione derivante dal vincolo associativo, non ha esitato a versare la somma di cinquemila euro. I carabinieri hanno pure accertato che l’organizzazione nutriva forti interessi nel settore delle slot machine: attraverso una societa’ di distribuzione di apparati elettronici da gioco, il cui titolare e’ stato sottoposto a fermo, aveva luogo infatti l’installazione pilotata di apparati da gioco in numerosi esercizi commerciali dell’hinterland licatese.

 Emblematici della capacita’ di intimidazione dell’organizzazione sono stati tre distinti episodi registrati dai carabinieri. In un caso, e’ infatti emerso che un noto gioielliere licatese, dopo avere ricevuto una busta contenente cartucce, ha subito chiesto protezione al reggente della famiglia mafiosa e, solo successivamente, ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine. In un secondo caso, invece, un ex consigliere comunale di Licata, al quale era stato rubato un ciclomotore, si era rivolto al capo clan, al fine di potere rapidamente ottenere la restituzione del mezzo. Infine, in un terzo caso, un ladro ha chiesto e ottenuto dal capomafia l’autorizzazione ad effettuare un furto nell’abitazione di una donna, ritenuta in possesso di un considerevole quantitativo di oro. Era uno che contava Occhipinti, fedelissimo di Riina, del cui figlio Giuseppe Salvatore, in una intercettazione diceva: “Davanti a questo ragazzo ci togliamo tutti il cappello”. L’inchiesta ha inoltre riguardato, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, il responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata, nonche’ influente funzionario dell’Asp di Agrigento, attualmente locale consigliere comunale, il 46enne licatese Giuseppe Scozzari, il quale avrebbe avuto l’appoggio elettorale del clan durante le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale di Licata, svoltesi a giugno del 2018. In cambio avrebbe garantito la sua disponibilita’ all’organizzazione in diverse circostanze, principalmente nell’ambito di necessita’ di carattere diagnostico presso il nosocomio. E spunterebbe anche il nome di un deputato regionale. Cosi’ il centrista licatese Carmelo Pullara, eletto nella lista Popolari e autonomisti, afferma la sua estraneita’, pur sospendendosi dall’Antimafia regionale, rispetto a notizie secondo cui in una intercettazione Occhipinti “asserirebbe che il sottoscritto – dice il parlamentare – e’ a disposizione di questo o quel soggetto che non conosco ne’ ho mai incontrato. Proprio per il rispetto massimo che ho per le istituzioni mi sospendo immediatamente dalla Commissione Antimafia, rammaricandomi ancora una volta della gratuita’ della pressa mediatica nella quale un uomo come me deve ritrovarsi senza accusa alcuna e senza condanna alcuna. Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, ne’ comunicazione alcuna da parte degli organi preposti alle indagini”. Pullara parla di “gogna” e assicura: “Mi Metto a completa disposizione della magistratura, come ho sempre fatto, qualora fosse necessario dare qualsiasi apporto da parte del sottoscritto”. Questi i fermati: il boss di Licata Angelo Occhipinti, il consigliere comunale licatese Giuseppe Scozzari; Vincenzo Bellavia, 34 anni, di Licata; Angelo Graci, detto ‘Trappolina’, 32 anni, di Licata; Giuseppe Puleri, 29 anni, di Canicatti’; Raimondo Semprevivo, 47 anni, di Licata; e Giuseppe Salvatore Spiteri, 45 anni, di Licata.