Il “reggente” del clan mafioso di Riesi ordinava estorsioni da Novara

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Si nascondeva a Novara da oltre un decennio ma non aveva mai smesso di esercitare il suo ruolo di «reggente» del clan mafioso di Riesi, comune in provincia di Caltanissetta, conquistato quando erano finiti in carcere i fratelli Cammarata. E da Novara ordinava missioni estorsive ai danni di imprenditori siciliani, avvalendosi di collaboratori in loco. A chiamarlo in causa, anche per un omicidio irrisolto del 1992, alcuni pentiti e una serie di intercettazioni telefoniche.

L’operazione la scorsa estate.  È quanto emerge dagli atti dell’operazione «De Reditu», che i carabinieri coordinati dall’Antimafia hanno concluso la scorsa estate con 25 arresti. La posizione di Rosolino Li Vecchi, 57 anni, è passata in questi giorni in Cassazione dove il suo legale ha provato a ottenere, inutilmente, la revoca della custodia cautelare in carcere.

Li Vecchi, condannato in passato per estorsione e associazione mafiosa, si era trasferito a Novara nel 2007. Ma, secondo gli investigatori, non aveva mai cessato di appartenere al clan Cammarata. Anzi, dal 2014 avrebbe iniziato a esercitare il suo potere e la sua influenza a Riesi anche senza l’incondizionato sostengo della famiglia mafiosa. Era riuscito a farlo in maniera silenziosa, tant’è che lo scorso anno il tribunale di Caltanissetta gli aveva pure revocato la misura di prevenzione proprio in considerazione del suo trasferimento lontano dalla Sicilia e dell’apparente assenza di contatti con pregiudicati.

Le intercettazioni. La nuova operazione, invece, ha dimostrato il contrario. Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, Li Vecchi agiva grazie a un suo rappresentante a Riesi che, spendendo il suo nome, chiedeva il pizzo ad imprenditori locali.

Nelle conversazioni veniva minacciato chiunque osasse scavalcarlo o mettesse in dubbio il suo ruolo di reggente del clan, a distanza. Tra le vittime, un dirigente della «Siciliana gas», contattato da Li Vecchi per il versamento del 3% di ogni appalto della società, per l’imposizione di ditte subappalatrici e l’assunzione di lavoratori. Stesse pretese, in anni passati, avrebbero riguardato anche ditte impegnate nei metanodotti, nelle rete idrica, nel settore tessile. C’è poi l’omicidio di Angelo Lauria (vicino al clan Riggio, avversario dei Cammarata) del 14 marzo 1992: secondo un passaparola fra pentiti, Li Vecchi vi avrebbe partecipato col ruolo di supporto, cioè recuperare gli esecutori materiali. La Corte di Cassazione, nell’esaminare qualche giorno fa la sua richiesta di scarcerazione, ha annullato l’ordinanza solo per l’omicidio, rinviando al Riesame, e confermato l’esigenza cautelare per la maggior parte degli episodi estorsivi a sfondo mafioso. (di Marco Benvenuti, fonte lastampa.it)