Salute

“Santi perchè peccatori”. Il messaggio per la Quaresima 2015 del Vescovo Russotto

Redazione

“Santi perchè peccatori”. Il messaggio per la Quaresima 2015 del Vescovo Russotto

Mer, 18/02/2015 - 00:54

Condividi su:

Settimana Santa Caltanissetta-Cristo Nero 2012 (535)Figlioli carissimi,

nel giorno in cui celebriamo la Presentazione di Gesù al tempio e la Giornata per la Vita Consacrata, in questo anno speciale dedicato da Papa Francesco alle donne e agli uomini che fanno della loro vita una offerta di oblativo amore a Dio nella Chiesa, scrivo a voi questo Messaggio per il prezioso tempo di Quaresima. Tempo nel quale educarci ad uscire dalla globalizzazione dell’indifferenza, come ci esorta Papa Francesco nel suo Messaggio quaresimale. Perché Dio «non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore…». Pertanto – afferma ancora il Papa – «desidero che… le nostre parrocchie e le nostre comunità… diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!».

 1. Conversione e ravvedimento

 Per poter essere isole di misericordia dobbiamo per primi fare esperienza della misericordia di Dio attraverso un cammino di conversione e formazione del cuore. La parola del Nuovo Testamento che traduciamo con “conversione” in greco è metànoia, che significa “cambio di mente”, ma non si tratta certo di un cambiamento solo mentale. Nella Bibbia, la mente non è soltanto la facoltà di ragionare, ma in generale tutto ciò che avviene dentro di noi: ciò che non si vede, ma si manifesta nelle nostre parole e azioni.

 Non c’è vera conversione senza ravvedimento e non c’è vero ravvedimento se questo non produce una vera conversione! Conversione, infatti, non è la stessa cosa di pentimento, e tanto meno va confusa con il rimorso. La vita naturale è piena di pentimenti e di rimorsi, ma non altrettanto di buoni frutti. La vera conversione non si riferisce alle cose sbagliate che facciamo ogni giorno e per le quali più o meno sinceramente anche ci addoloriamo, ma alla ragione per cui facciamo tutti questi sbagli. Giuda si pentì di aver tradito Gesù, ma non si convertì dalla mancanza di fede che l’aveva condotto al tradimento, altrimenti non si sarebbe impiccato (Mt 27,3).

 La radice di ogni peccato è la mancanza di fede in Dio. In generale, si pecca quando non si agisce per fede; perché si agisce senza convinzione, cioè senza una buona ragione per fare quello che si sta facendo, così l’azione non è retta né “trasparente” e la coscienza non è del tutto tranquilla.

San Paolo ha scritto che tutto quello che non viene dalla fede è peccato (Rm 12,23). Ma Dio ha amato tutti noi al punto da dare il suo unico Figlio in sacrificio per noi (Gv 3,16)… E noi “credenti” (o semplicemente “devoti”?) spesso viviamo come se Dio non ci conoscesse e nemmeno ci vedesse…

 2. Cambiar-si per cambiare

 La prima “opera” di conversione è la coscienza di essere peccatori. Noi restiamo sempre tiepidi e mediocri nel nostro cristianesimo e nella nostra fede perché pensiamo di non avere bisogno di conversione, perché non abbiamo la coscienza di essere peccatori. Il pubblicano al tempio dice: «Abbi pietà di me perché sono peccatore» (Lc 18,13), anzi il vangelo racconta che non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo perché questo gesto era un tentativo di vedere Dio, di volere incontrare il suo Volto. Il pubblicano non si sente degno di “vedere” Dio, ma vuole essere visto da Dio pur nella sua fragilità: «Io sono peccatore». E questo basta.

 È la stessa supplica del ladrone crocifisso accanto a Gesù sul Calvario. È un peccatore, lo ammette, e Gesù risponde: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43). Il ladrone è il primo uomo ammesso in paradiso da Gesù proprio grazie alla sua consapevolezza di essere peccatore. Siamo tutti peccatori! Se avessimo più presente a noi stessi questa coscienza, noi cristiani non avremmo più il coraggio di giudicare gli altri. Se avessimo realmente viva questa consapevolezza incontreremmo subito la misericordia di Dio.

 E allora punto di partenza del cammino di conversione è la coscienza di essere peccatori. È questa la nostra carta di identità! La conversione, pertanto, costituisce l’esperienza biblica primaria e fondamentale: è in essa che Dio incontra l’uomo facendosi conoscere come Misericordia ed è in essa che, nello stesso tempo, il peccato e il perdono si svelano nel cuore dell’uomo.

 La conversione-metànoia richiede un cambiamento di mentalità e di vita. Non possiamo essere cristiani con la mentalità del “mondo”: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). Conversione-metànoia vuol dire anche “andare oltre la mente”, non dribblando la ragione ma attraversandola, perché noi stessi siamo un mistero incomprensibile a noi e Dio lo è infinitamente di più. E allora dobbiamo vivere consegnandoci al Signore. Lui sa!

 Conversione-metànoia vuol dire anche “uscire di testa”, essere folli perché Dio è il folle per eccellenza, ci ama alla follia e ci ama a tal punto da darci suo Figlio. Nella prima Lettera di Giovanni sta scritto: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,10). Dio ci ama mentre siamo peccatori e non aspetta certamente la nostra conversione per amarci… Lui ci ama alla follia e questo vuole da noi: che siamo appassionati e innamorati folli di Lui e della vita!

 3. Santi perché peccatori

 È importante, dunque, conoscere i propri peccati. È importante comprendere che il peccato ottenebra il cuore, confonde l’intelletto, frantuma il nostro rapporto di amicizia con Dio e la nostra comunione con gli altri. Il peccato è il male che corrompe il cuore, trasformandolo in tomba di impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. E ancora: «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male» (Mt 12,35).

 Ebbene, se è dal cuore che partono i propositi del male e dell’agire ingiusto, allora è proprio nel cuore che si deve operare la conversione per vincere il peccato e ritornare al Signore. Perché il peccato schiavizza, intristisce, opprime, conduce alla miseria dell’anima, ci tiene lontani dall’Amore di Dio. Ma Dio è il Padre di infinita Misericordia, che ci dona la capacità d’amare attraverso il suo perdono e la sua infinita viscerale tenerezza.

 La santità di Dio è simile a uno specchio: più lo avviciniamo, più evidenzia ogni piccolo nostro difetto. L’unico modo di porsi di fronte al Signore, nella preghiera e nella vita, è quello di sentirsi costantemente bisognosi del suo perdono e del suo amore. Il perdono è l’Amore che dona se stesso e ripristina quel rapporto di scambio amoroso che solo il cuore può afferrare e comprendere. E fa nascere la gioia di saperci amati e accettati proprio da Dio nostro Creatore e Redentore.

 Il Signore ci invita ad una profonda conversione e noi dobbiamo raccogliere questo invito per chiedere il suo perdono attraverso la sua infinita Misericordia. Non indugiamo nell’intraprendere questo cammino che riaccende la speranza nel nostro cuore e nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità: «Vi supplichiamo in Nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20).

Augurandovi buona Quaresima nel cammino di conversione,

di cuore tutti benedico nel Signore.

+ Mario Russotto

Vescovo

 Caltanissetta, 2 febbraio 2015

banner italpress istituzionale banner italpress tv