CALTANISSETTA – Nella mattinata di oggi la Polizia di Stato ha eseguito due misure cautelari a carico di un imprenditore gelese e di un suo collaboratore, che sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.
In data 07.07.2014, il G.I.P. presso il Tribunale di Caltanissetta, dr. David Salvucci, emetteva O.C.C. nr. 3244/2013 R.G.N.R. e nr. 1283/2014 R.G.G.I.P., giusta Richiesta di Misura Cautelare avanzata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta (dr. Onelio Dodero) a carico di: CAMMARATA Alberto, nato a Gela il 30.8.1970 ed ivi residente, in via Ducezio n. 105; MIGLIORE Giorgio Bruno, nato a Gela il 16.4.1969 ed ivi residente, in via Luguria n. 56, edificio 4; che ne disponeva la sottoposizione agli arresti domiciliari.
Entrambi dovranno rispondere di tentata estorsione in concorso tra loro e di danneggiamento aggravato dall’art. 7 D.L. nr. 152/91 nonchè dai motivi abietti o futili ai danni di GRANVILLANO Emanuele Antonio Orazio.
Le indagini certosine e articolate condotte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta – Sezione Criminalità Organizzata – gruppo Gela, traevano origine dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia gelese, CASCINO Emanuele, il quale nelle sue impressionanti dichiarazioni affermava di avere incendiato più di 80 macchine, su ordine del boss del clan “Alferi”, ALFERI Giuseppe, che riceveva “ordinazioni” sia da persone comuni che da gruppi malavitosi, tant’è che il suddetto gruppo malavitoso è stato considerato da questa D.D.A. – nell’ambito della c.d. operazione Inferis – quale vera e propria agenzia di servizi criminali, pronta a commettere qualsivoglia reato dietro ricompensa.
Ed è proprio al gruppo Alferi che il noto imprenditore gelese CAMMARATA Alberto, amministratore di fatto della ditta “Unicam” si rivolge, tramite il suo dipendente, MIGLIORE Giorgio, per riportare a miti consigli il GRANVILLANO, dipendente della srl UNICAM, che era ricorso, a seguito del proprio licenziamento, alla Commissione di Conciliazione, istituita presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro di Caltanissetta, Centro Impiego di Gela, contestualmente chiedendo il versamento della somma di € 29.877,20, al fine di costringerlo ad abbandonare la vertenza ovvero, comunque sia, a ridurre le proprie pretese.
Il MIGLIORE, per conto del CAMMARATA, dietro il promesso compenso di € 800,00, dava personalmente mandato a CASCINO Emanuele, appartenente all’associazione di tipo mafioso denominata “gruppo ALFERI”, di appiccare il fuoco alla casa rurale di GRANVILLANO Emanuele Antonio Orazio.
Fu così che, mentre la vicenda era all’esame dell’organo conciliativo, in data 5.12.2010la casa rurale del GRANVILLANO sita nella contrada Cucinella di Gela, località Castelluccio, veniva danneggiata col fuoco.
La vittima GRANVILLANO Emanuele Antonio Orazio, debitamente escussa da questa Squadra Mobile, forniva una descrizione dei fatti perfettamente coincidente, sia cronologicamente, sia geograficamente, sia riguardo alle modalità d’introduzione nella proprietà, con quella fornita dal collaboratore di giustizia.
Peraltro venivano recuperate le istanze relative alla vertenza di lavoro proposta dallo stesso che aveva scatenato l’ira del suo datore di lavoro che ricorreva ai servigi della mafia per risolvere i problemi con lui.
Il racconto di Emanuele CASCINO ha trovato poi un importante riscontro anche nelle dichiarazioni che Francesco CAMMARATA, fratello di Alberto, ha deciso di rendere agli inquirenti a far data dal 19.6.2013, quando si è presentato alla polizia giudiziaria per denunciare i comportamenti illeciti del fratello Alberto, con il quale ha ormai sciolto i comuni interessi imprenditoriali.
Per gli investigatori, si chiudeva così il cerchio dimostrando che l’imprenditore, infastidito dalle iniziative del dipendente che lamentava l’ingiustificato licenziamento e per tacitarne le pretese economiche, delegava ai mafiosi la risoluzione del problema.

