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Caltanissetta, svolta governativa dei Comitati di Quartiere?

Redazione

Caltanissetta, svolta governativa dei Comitati di Quartiere?

Sab, 12/07/2014 - 19:40

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fotoCALTANISSETTA – Ormai da alcuni anni, la città di Caltanissetta conosce e apprezza l’esperienza positiva di rappresentazione politica dal basso dei comitati di quartiere. Questi, si sono diffusi quasi integralmente su tutto il territorio cittadino. È sotto gli occhi di tutti che con la loro azione di proposta, di segnalazione e talvolta di azione pratica, i comitati rappresentino un valido contributo per una maggiore partecipazione democratica alla vita politica dei cittadini nisseni. Inoltre, è da lodare lo spirito volontaristico delle loro iniziative volte alla realizzazione e al disbrigo di faccende pratiche ma necessarie per vivere bene nella propria città, nel proprio quartiere. Dunque, i comitati nel corso degli anni hanno acquisito una rilevanza e una fiducia pubblica non indifferente, non casuale e certamente meritata.

Questo dato, all’indomani dell’elezione del sindaco Ruvolo e dell’insediamento della nuova giunta, deve indurci a realizzare una riflessione più profonda sulla valenza politica (o civica che dir si voglia) dei comitati di quartiere. Per far questo, è opportuno compiere qualche breve considerazione sul recente passato e sull’attuale situazione. Da parte dei responsabili dei comitati, abbiamo assistito, durante gli anni dell’amministrazione Campisi, a dure prese di posizione contro la giunta comunale di centro-destra a parer loro non attenta al territorio, ai quartieri. È condivisibile in modo unanime il fatto che, negli anni scorsi, l’azione dei comitati si è disegnata il ruolo di opposizione extra-consiliare alla giunta Campisi. Le loro richieste e rivendicazioni contro la passata amministrazione erano quasi sempre condivisibili nei contenuti, forse un po’ meno nella dose di preponderante “mediaticità” data alle loro iniziative. Con l’inizio delle operazioni per la scelta del candidato a sindaco alternativo al centro-destra, ecco che i responsabili dei comitati di quartiere si sono ritagliati un altro ruolo politico: quello di sostenitori di un blocco civico-ideologico – sostenuto da partiti (PD e UDC) che pur avendo i numeri non hanno mai osato sfiduciare il tanto criticato Campisi – in grado di dare una svolta alla politica cittadina. Tale impegno, il quale ha portato all’elezione di Ruvolo, ha certamente vincolato l’attività dei comitati di quartiere (o almeno dei suoi leader) ad una parte politica. Addirittura, nell’appena trascorsa campagna elettorale, si è avanzata la possibilità – poi non concretizzata – di una lista civica a sostegno di Ruvolo organizzata esclusivamente dai comitati di quartiere. L’impegno politico a favore di questa parte, si è poi attuato con candidature singole di esponenti molto mediatici dei comitati, i quali ovviamente scendevano in campo da dimissionari e da cittadini, ma sostenuti in blocco all’interno del Polo Civico dalla loro “corrente”. Dunque, con il risultato elettorale che ha premiato il sindaco Ruvolo e alcuni consiglieri vicini ai comitati, pare svelarsi sempre più una svolta governativa nella proposta rappresentativa di questi. A ulteriore dimostrazione di tale dato politico, possiamo citare due fattori: 1) in molteplici situazioni, la nuova giunta ha incontrato i comitati di quartiere quasi per cominciare a tessere con loro un rapporto di primario livello rappresentativo. La deriva potrebbe essere quella di dialogare più con i comitati che con i rappresentanti eletti dal popolo e presenti in consiglio comunale; 2) i leader dei comitati, sembrano sfruttare ogni iniziativa pubblica per mostrare gradimento e plausi alla nuova amministrazione.

 Lungi dal voler giudicare scelte politiche o comunicative del tutto legittime e magari condivisibili per molti, l’intento del cittadino che prova a riflettere politicamente sulla propria città deve essere quello legato anzitutto al giusto esercizio della pratica democratica. Un’aggregazione sociale dal basso come i comitati, nasce da una precisa finalità: rappresentare – in modo equidistante – agli organi istituzionali predisposti sia una specificità valoriale sia delle lacune strutturali e sociali del determinato quartiere che si rappresenta. È questo il modo d’agire politico di tale istituto. Probabilmente, lo sviluppo centralistico dei comitati di quartiere avvenuto con il crescere del ruolo del coordinamento comunale degli stessi, ha facilitato da un lato l’allontanamento parziale da tale finalità, dall’altro al configurarsi più o meno implicitamente in una corrente politico-civica a sostegno della nuova amministrazione. In conclusione, si può rilevare che l’esperienza positiva di rappresentanza dal basso dei comitati di quartiere è un istituto importante da far crescere ulteriormente, da tutelare e da liberare da pre-impostazioni e disegni politico-civici volti ora esclusivamente a criticare, ora solamente a plaudire. Insomma, la partecipazione democratica tanto conclamata e da tutti ricercata ha bisogno del rispetto dei ruoli, delle finalità e degli istituti che di volta in volta si rappresenta. E d’altronde, la stessa pratica pubblica di riflessione critica fa parte dell’esercizio di democraticità dal basso dei cittadini.

Rocco Gumina

 

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