CALTANISSETTA – “Nel 1992 la Procura di Caltanissetta, quando si ritrovo’ ad occuparsi delle stragi di Capaci e via D’Amelio presentava delle notevoli lacune organizzative”. Lo ha detto Francesco Paolo Giordano, all’epoca procuratore aggiunto a Caltanissetta, deponendo al processo “Borsellino quater”. In organico all’epoca c’erano solo tre sostituti procuratori con un procuratore capo in procinto di andar via perchè trasferito a Palermo. La situazione, alla Procura nissena, peggioro’ con la strage di via d’Amelio e con le dichiarazioni del pentito Leonardo Messina. A seguire le indagini sulle stragi, c’era l’allora capo della Squadra Mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. “Era il motore delle indagini, una persona riservatissima, che dimostrava con i fatti quelle che erano le sue conoscenze”, ha detto il magistrato nella sua testimonianza e ha spiegato. “Sul fronte delle indagini, il nervo principale era costituito dalla Polizia di Stato. Successivamente collaborarono anche i Ros, la Guardia di Finanza e la Dia. Anche il Sisde offri’ la propria disponibilità a collaborare e a riversare, nelle forme ritenute piu’ adeguate le loro informazioni. Ad una riunione, svoltasi a Caltanissetta -ha ricordato Giordano- prese parte anche Bruno Contrada”, che all’epoca era numero 3 del Sisde e che fu poi arrestato e condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
di Redazione 3
Mar, 17/03/2026 - 11:57


