CALTANISSETTA – Il concetto di leadership è considerevolmente mutato negli ultimi 20 anni, la cultura emergente sottolinea l’importanza dei leadersche hanno a cuore il bene comune non meno del bene personale. E quindi evidente che oggi si auspica tale tipo di persone anche in campo politico. Ciò nonostante, vi è nella nuova cultura un profondo scetticismo a riguardo, perché si sa bene che i buoni propositi non bastano. Se non ci si è impegnati a conoscere se stessi, se non si è contattata la propria luce, se non si sono riconosciute e poi trasformate le proprie ombre, è inevitabile, prima o poi, uniformarsi a quel sistema che si voleva cambiare. Lo dimostra fin troppo bene la storia delle rivoluzioni, in cui i liberatori sono divenuti presto nuovi oppressori, oppure basta osservare gli effetti della istituzionalizzazione dei sindacati o anche la fine che hanno fatto, in Italia e all’estero, i movimenti ambientalisti che, una volta trasformatisi in partiti, hanno perso gran parte del loro slancio battagliero per conformarsi alle logiche del potere. La maggioranza di quelle persone(sindacalisti, ambientalisti) è partita da ideali sinceri, all’inizio avevano solo la forza delle loro idee e lottavano in modo trasparente e coerente; hanno vinto qualche battaglia e ciò è stato positivo per tutti coloro che si riconoscevano in quelle idee, ma una volta dentro al sistema molti hanno abbandonato la coerenza e si sono preoccupati soprattutto di mantenere ed accrescere il potere acquisito: briciole, ma più che sufficienti a inebriare, a distogliere ed infine aconformarsi.
“Il potere logora chi non ce l’ha”, era solito dire il senatore Andreotti qualche anno fa. Forse è vero, ma è ancor vero che il potere corrompe chi ce l’ha, o almeno, chiunque non si siaprima liberato dal desiderio di controllare gli altri, dall’illusione che il potere sia una delle chiavi della felicità. C’è un bel libro di Alexander Lowen intitolato Il piacere (ed. Astrolabio Ubaldini), in cui si mette in luce il carattere illusorio e surrogatorio del potere. Il potere, in sé non è negativo, ma lo diviene facilmente se male interpretato, distorto, abusato, e la nostra, si è detto, è una società con una cultura tutt’altro che limpida in proposito. Dunque, stiamo vigili e impegniamoci a lavorare su noi stessi prima di pretendere di educare o guidare gli altri, siano essi i nostri figli, studenti o elettori. Pertanto, solo ripulendosi e guarendosi dentro è possibile affrontare il sistema senza farsi corrompere dal potere; e non basta una piccola minoranza di politici illuminati che abbiano compiuto un tale lavoro interiore: è necessario che la luce della consapevolezza si diffonda anche tra la popolazione, poiché gli uomini politici sono l’espressione degli elettori, e se questi ultimi sono inconsapevoli o peggio interessati a mantenere in vita il vecchio sistema di potere, come potrebbero dei politici di nuovo stampo essere eletti? A questo punto, alla vigilia di importanti elezioni politiche è più che mai necessario un serio, maturo, adulto esercizio di discernimento, per orientarsi, per disporsi a compiere scelte adulte, degne di una persona umana finalmente disposta a mettersi in gioco da protagonista, degna di una democrazia adulta, impegnata a far si che lo spread sociale valga e sia tenuto in conto più di quello finanziario. L’orizzonte del bene comune dà quindi il senso a quell’impegno che GiuseppeLazzati, uomo di fede e di scienze, innamorato di Dio e appassionato dell’uomo, ebbe a definire come quello orientato a “costruire la città dell’uomo a misura d’uomo”. E questo è un impegno che vale sia per gli uomini di fede che per i laici.
Carlo Sorbetto


