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“Per non tradire la politica”. Riflessioni ad alta voce di alcuni donne e uomini di buona volontà

Redazione

“Per non tradire la politica”. Riflessioni ad alta voce di alcuni donne e uomini di buona volontà

Sab, 16/02/2013 - 22:07

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CALTANISSETTA – ​I più aspettano il cambiamento della crisi multisettoriale, già in atto da molto tempo, dai palazzi del potere. Per il discernimento fatto sugli ultimi ventitrè anni della storia politica del nostro Paese, riteniamo di potere affermare che un rinnovamento della politica non ci sarà senza un’attenta vigilanza civile e una democrazia partecipativa.
​Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica ha acuito la cancrena della partitocrazia; i partiti trasformatisi da ideologici a leaderistici e clientelari, continuano a occupare le Istituzioni, generando una sempre maggiore disaffezione dei cittadini.
Tralasciando le considerazioni che riguardano l’immoralità di un numero rilevante di politici, la gestione personalistica dei partiti, i provvedimenti politici a salvaguardia dei “potenti” e tutte le altre note vicende, riteniamo difficile che il cambiamento possa calarsi dall’alto.
In questo scenario politico è difficile pensare che possiamo attenderci segnali nuovi dai centri dove si esercita il potere politico, almeno fino a quando non si dilaterà la partecipazione diretta dei cittadini e sorgerà “una nuova generazione di laici cristiani impegnati”, come ebbe a dire Benedetto XVI a Cagliari.
​Nel frattempo: chi votare? Cosa fare?
Il voto è “un dovere irrevocabile” nel senso che “è sacrosanto il ciclico appello al popolo affinché in coscienza e responsabilità questi decida sulla strada da percorrere e sulla classe dirigente”…. Riflettiamo bene sul significato del voto come diritto-dovere: se il “dovere” è rispettato perché non è disattesa l’indizione delle elezioni, è negato, però, al cittadino il “diritto” a scegliere il candidato a cui affidare la responsabilità di governo. Con la legge detta “porcellum”, di fatto sono le segreterie di partito a nominare i deputati e i senatori, i quali festeggiano la loro “elezione” prima delle elezioni. Di fatto, quindi, il “diritto” è vanificato anche se il “dovere” è rispettato.
Rimane l’interrogativo su chi votare. Come l’uomo di buona volontà può manifestare il suo dissenso, in generale, verso la classe politica al potere e che nulla fa perché ci sia un governo che possa dirsi effettivamente democratico e, in particolare, verso il sistema elettorale vigente?
Le risposte sono tante; ne indichiamo tre delle diverse che, in questo periodo, i cittadini danno.
La prima, considerando il 54% dell’astensionismo alle ultime elezioni regionali in Sicilia, è la “disobbedienza civile” di memoria gandiana. Ci chiediamo: tale pratica da sola può raggiungere il risultato sperato, dato che i candidati eletti da una minoranza di cittadini governano come hanno fatto sempre senza tenere conto che la maggioranza dei cittadini, con la loro astensione dal voto, hanno voluto democraticamente esprimere il loro dissenso all’attuale sistema politico?
La seconda andare a votare scegliendo la coalizione meno peggiore, “turandosi il naso”. Considerato che questa modalità di voto è stata già praticata da molti cittadini in parecchi momenti elettorali, ci chiediamo: quale è stato il risultato? È forse cambiato qualche cosa?
La terza è la responsabile personale e comunitaria partecipazione attiva nei momenti ordinari e non solo in occasione delle elezioni per superare il rischio e le tentazioni di una politica vecchia.
Per evitare i rischi di una democrazia incompiuta è necessaria la partecipazione e il coinvolgimento attivo dei cittadini nelle decisioni politiche. Con una spinta che viene dal basso, è necessario che il sistema politico basato sulla democrazia rappresentativa sia integrato dalla democrazia partecipativa. Solo così i cittadini potranno tornare ad essere gli arbitri delle proprie vite e sentirsi parte di una comunità dove centrali siano il dialogo e la mediazione. Alcuni esempi di forme e di luoghi per la democratizzazione dei processi decisionali, che riguardano l’amministrazione delle città, sono il bilancio partecipativo e i comitati di quartiere.

Sul tema della nostra riflessione ad alta voce potremmo dire tante altre cose, ma queste ci sembrano quelle essenziali per suscitare in altri uomini di buona volontà un discernimento comunitario tale che permetta ad ognuno di compiere la migliore opzione politica sia in vista delle prossime elezioni sia per l’esercizio della responsabilità civica a cui siamo chiamati ordinariamente a partire dalle città.

​Abbiamo voluto rendere manifesta questa nostra riflessione da cittadini liberi, forti e solidali con tante persone e soprattutto con coloro che non hanno voce per dire dei loro figli che hanno un futuro incerto, delle tante ed inique tasse che a mala pena riescono a pagare a scapito della propria mensa, del lavoro che hanno perduto o che non hanno ancora, del malessere per una politica asservita agli interessi di pochi.

Bellomo Luigi
Capodici Antonio
Cavalieri Piero
Emma Maria Assunta
Ferrara Mario
Giannone Giusi
Gibiino Gaetano
Maganuco Salvatore
Mangiavillano Sergio
Martorana Enza
Pantano Lino
Patanè Michelangelo
Piangiamore Michele
Rovello Ferdinando
Ruvolo Giovanni
Sauna Salvatore
Sgangarello Irene
Talio Rosaria
Tirrito Giuseppina
Talluto Gianluigi
Vitello Stefano

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