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Lettere aperte. “Botta & Risposta” tra Rifondazione Comunista e “Il Sacco”

Redazione

Lettere aperte. “Botta & Risposta” tra Rifondazione Comunista e “Il Sacco”

Mar, 19/02/2013 - 16:19

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Egregio Direttore de “IL SACCO”
da tempo medito sul fatto di scriverLe a seguito del Suo modo di intendere l’aggettivo “comunista”. Ieri in occasione dell’uscita dell’ultimo numero del periodico d’informazione da Lei diretto ho deciso di farlo, scegliendo lo strumento, non avendone altri, della lettera aperta.
Premetto che rispetto, pur non condividendole, le Sue analisi ed il Suo punto di vista sulle vicende che di volta in volta leggo, con la curiosità che Lei ed il suo staff siete stati in grado di far tornare in
me dopo parecchi anni, sulle diverse questioni che affrontate.
Devo, mio malgrado, farle un’appunto sul modo con il quale Lei aggettiva i diversi attori dello scenario politico della nostra città a Lei avversi, utilizzando in modo sgradevole ed ultimamente fin troppo pedante il termine “comunista” termine in cui riconosco me e molti dei miei amici e compagni.
Dopo averle espresso solidarietà come segretario della CGIL, così per come mi aveva chiesto il bolscevico (ma allora non avverso) consigliere comunale Romeo Bonsignore, per la spiacevole vicenda delle querele che Lei conosce bene, ho avuto modo di seguire indirettamente le Sue vicende, anche nelle Sue passeggiate palermitane alla corte del PD regionale, anche loro bolscevici (scusi ex), ho tifato per Lei, prendendo le Sue difese nelle varie e diverse occasioni di confronto con i personaggi in illo tempore a Lei ostili.
Già durante l’ultima campagna elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale, Lei ha utilizzato il termine “comunista” come aggettivo dispregiativo e come un poco originale discriminante e deterrente ( lo fecero già alcuni preti nel dopo guerra) per una parte dell’elettorato sancataldese acciocché votassero per la coalizione in competizione a quella per la quale Lei, era proposto assessore.
Lei ha utilizzato per gli stessi fini anche il simbolo della “falce e martello”.
Volevo ricordarle, consigliandole anche qualche testo, l’importante ruolo nella storia italiana del PCI e dei suoi dirigenti.
La storia del Partito, così noi compagni lo chiamiamo, ha reso possibile, oltre a tante altre cose, il fatto che Lei ed i Suoi editorialisti possiate esprimere e diffondere liberamente le vostre opinioni.
Paragonare la storia del comunismo italiano a quello di altre realtà del vecchio continente, equivale a paragonare la storia della chiesa di oggi a quella delle crociate.
Le donne e gli uomini che frequentano i nostri circoli lo fanno liberamente, alcuni portano anche i bambini …per inciso Le notifico che non li mangiamo più….
Essere comunisti in Italia, ha voluto e vuol dire ancora oggi avere il coraggio di prendere parte. Alcuni hanno deciso di essere partigiani, altri sindacalisti e taluni proletari ( nell’accezione più stretta e nobile del termine).
Le porto ad esempio un banale evento di storia contemporanea; noi abbiamo “preso parte” a San Cataldo, decidendo da sempre di essere trasparenti e coerenti, non candidando nessuno di noi, ne tanto meno nessuna delle nostre fidanzate, alle “primarie” del PD, non partecipando in massa alle stesse, non dichiarando tanto meno di essere elettore dello stesso Partito Democratico firmandone dichiarazione scritta.
Noi, nonostante il compagno Crocetta è al nostro fianco da sempre, non abbiamo aperto circoli del “MEGAFONO” camuffandoci talvolta da amici e talvolta da visitatori.
Essere comunista oggi vuol dire farsi carico delle necessità della collettività e cercare di promuovere iniziative volte alla risoluzione dei diversi problemi, pagando di faccia eventuali errori e scelte sbagliate.
Nella recente storia sancataldese (Le consiglio di farsi raccontare le vicende da chi Le sta vicino), addirittura i comunisti proposero alla carica di Sindaco con l’accordo di molti dei Suoi lettori nonché sostenitori e finanziatori, il signor Callari che di certo non si può definire bolscevico, ricordo essere stata una bella esperienza per tutti.
Infine relativamente alla Sua analisi ed alle Sue impressioni, le chiarisco che nessuno del Partito che rappresento “freme “ per nulla.
Siamo sereni, propositivi ed attenti alle vicende che San Cataldo quotidianamente ci propone.
Noi ci appassioniamo alle sfide che la Politica ci offre.
Augurandomi di poter esprimere le mie idee e di poter proporre i progetti elaborati dal PRC anche sul periodico da Lei diretto, qualora non vorrà più essere di parte, le faccio l’ultimo complimento per la scelta delle vignette.
Saluti
Caramanna Salvatore

Egregio sig. Caramanna,
mi permetta di controbattere ad alcuni dei rimproveri che lei, pacatamente, mi muove attraverso l’importante strumento della lettera aperta. Uno strumento che alimenta il confronto pubblico e che comunque, al di là delle rispettive e rispettabili opinioni, rappresenta un elemento di sana vivacità dialettico-politica per la comunità civica locale.
Senza entrare nel merito del discorso sul ruolo del PCI e dei suoi dirigenti nella storia italiana, mi preme dire che non ho mai utilizzato il termine “comunista” in maniera dispregiativa, e cioè sprezzante, denigratoria o sdegnosa. Semmai – e forse per questo l’utilizzo che ne ho fatto può risultare soggettivamente “sgradevole” a lei e ai suoi amici e compagni – con un filo di ironia: mai gratuita però; al contrario, fondata su alcuni dati di fatto e comportamenti concreti che la giustificano. Su questo aspetto, che costituisce la sostanza del nostro confronto, tornerò fra poco.
Intanto ribadisco che non è mia intenzione offendere il vostro partito, o meglio, l’area politica cui dite di far riferimento (tra l’altro mi sono varie volte occupato, in ragione della passione giornalistica, di nobili figure del passato comunista e a proposito di sindacalisti, per esempio, ho scritto su Repubblica un lungo pezzo su Accursio Miraglia. E mi sono interessato anche ad alcune vicende interne al vecchio PCI intervistando l’amico Mario Arnone, Emanuele Macaluso oppure scrivendo a proposito delle lettere di Gramsci o del controverso rapporto fra Sciascia e il partito…).
Andando alla sostanza del nostro confronto politico, le pongo una serie di domande precise alle quali mi piacerebbe che lei desse risposte precise. E le dico subito (mentre intanto la ringrazio per i complimenti per le vignette e la rassicuro sul fatto che lei potrà sempre esprimere le sue opinioni sul periodico che dirigo: la censura la lasciamo ai regimi totalitari…) che sono proprio i seguenti interrogativi che mi hanno indotto a considerazioni critiche rispetto alla sua parte politica e che mi hanno portato a utilizzare criticamente il termine comunista o il simbolo della falce e martello.
1) Qual è il senso politico dell’alleanza che avete stretto con Raimondi?
2) Come qualifica l’attuale maggioranza: di centro, di sinistra, di centro sinistra o di centro sinistra e centro destra insieme?
3) E’ coerente da parte vostra appoggiare un sindaco che alle recenti regionali ha fatto pubblicamente votare il PID di Saverio Romano?
4) E’ coerente, e credibile, da parte vostra sostenere una giunta in cui figura un rappresentante di Grande Sud di Gianfranco Micciché uomo di Berlusconi?
5) E’ stato coerente votare un presidente del consiglio comunale in quota PID?
6) Non crede che vi sia una sorta di imbarazzo speculare fra voi e il sindaco? Imbarazzo da parte vostra per continuare a sostenere un’alleanza così palesemente contraddittoria; imbarazzo da parte del primo cittadino a darvi un ruolo in giunta.
7) E infine: se nessuno del vostro partito “freme” per nulla, come lei dice, allora mi permetta: ma che ci state a fare dentro questa maggioranza, in un contesto politico trasformistico come quello che avete contribuito a costruire e che ancora legittimate?

P.S.
Non è nel mio stile accennare a fatti o situazioni di carattere, per così dire, personale. Una cosa è la dialettica politica, un’altra le illazioni e le allusioni che tendono obliquamente di colpire la dignità di una persona. E mi dispiace constatare che, nella sua lettera, questa linea di demarcazione non venga rispettata. Mi riferisco innanzitutto alle “passeggiate palermitane alla corte del PD regionale”: potrebbe dire con chiarezza e precisione a cosa si riferisce? Le pare che il PD abbia una corte alla quale ambisco di essere invitato? E per che cosa? La invito a essere esplicito solo per dare la possibilità a chi legge di capire di cosa sta parlando e di giudicare nello stesso tempo se le passeggiate di cui lei parla siano un fatto moralmente discutibile (andare dal Pd?), un fatto normale, oppure una bugia (A Palermo, se la cosa può interessare, mi reco per lavoro, in Tribunale, o per piacere, in redazione, in libreria…).
Per quanto riguarda il riferimento alle “fidanzate” candidate alle primarie” del PD, immagino che si riferisca alla ragazza di mio fratello. Però – mi scusi – non capisco proprio cosa c’entri questo richiamo con il nostro confronto: in ogni caso, la informo che la fidanzata in questione è il segretario cittadino del suo paese, Sommatino, proviene da una famiglia tradizionalmente di sinistra vicina al mondo dei minatori e dei sindacati e milita da anni – e convintamente – fra le file di quel partito. Non appartiene a me e a mio fratello irreggimentare le convinzioni e le opinioni delle persone che ci sono care. Non coltiviamo né amiamo il pensiero unico di famiglia o di clan…
Le segnalo anche l’approssimazione di un’altra informazione contenuta nel suo scritto che meriterebbe – da parte sua – un chiarimento: parlando dell’ex sindaco Callari, lei dice che c’era l’accordo di molti dei miei lettori nonché sostenitori e finanziatori del giornale. E’ probabile che ai tempi ci fosse l’accordo di molti lettori (sono tanti) nonché attuali sostenitori del Sacco (anch’essi un buon numero). Per quanto riguarda i “finanziatori”, forse lei si riferisce agli sponsor che finanziano il giornale in cambio della pubblicazione di inserti pubblicitari: solo questi rappresentano il volto dei modesti mezzi di sostentamento della testata in questione. Se invece, come di consueto e forse d’abitudine, dovesse alludere ad altri “finanziatori”, la prego ancora una volta di essere esplicito e di renderne noti i nomi unitamente alle prove dei finanziamenti.
Non comprendo infine il riferimento, un po’ troppo criptico, all’apertura del circolo del Megafono: parlo del “camuffarsi – come lei scrive – talvolta da amici e talvolta da visitatori”. Posso chiederle anche stavolta di essere meno allusivo? Chi sarebbero i soggetti che si camuffano talvolta da amici e talvolta da visitatori? E qual è il nesso politico, o quantomeno logico, con l’oggetto delle sue rimostranze nei miei confronti?
Saluti
Salvatore Falzone

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