CALTANISSETTA – Siamo ormai in campagna elettorale e gli ultimi fatti riguardo le candidature per le politiche di febbraio impongono, a noi meridionali e, in particolare, a noi nisseni, (sud del meridione dicono tutte le ultime statistiche) una attenta e seria riflessione.
Mario Monti fa e deve fare paura al sud? Credo che un sospetto dobbiamo averlo o, comunque, una riflessione attenta prima di entrare nelle urne, dobbiamo farla. Ho letto attentamente i quattro punti della ormai nota “agenda”. A partire dal tema della crescita che, secondo Monti, può essere stimolata da quattro misure chiave che escludono nuovi debiti. “Ridurre
di
100
punti
base
il
tasso
di
interesse
che
paghiamo
sul
debito dice il prof -
vale
20
miliardi
di
euro
a
regime.
Quindi cosa fare per la crescita ora, a partire dal 2013?
1) “Attuare in modo rigoroso a partire dal 2013 il principio del pareggio di bilancio strutturale”.
2) Ridurre lo stock del debito a un ritmo sostenuto e sufficiente in relazione agli obiettivi concordati.
3) Ridurre a partire dal 2015 lo stock del debito pubblico in misura pari a un ventesimo ogni anno
4) Proseguire le operazioni di valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico in funzione della riduzione dello stock di debito pubblico.
Ok, non sono un esperto di finanze ma un elemento è sotto gli occhi di tutti: e il sud? Non è stata spesa una sola parola, una sola allusione, un concetto che potesse ipotizzare quali sono le idee del prof riguardo la nostra terra.
Perplessità sul Bocconiano Monti le avevo espresse qualche settimana fa in merito all’Imu. I numeri parlano chiaro, con la quota annuale della tassa europea “salva stati” in realtà diventata subito salva banche, si sarebbe potuta evitare l’Imu sulla prima casa.
Ma ora abbiamo Monti candidato premier.
Ma capire cosa sia la sua «salita in politica» fino ad oggi mi è stato davvero difficile. Lui stesso tenta di far credere che sia piuttosto semplice, io non l’ho ancora capito. L’unico in Italia che ha fatto finta di aver capito (almeno fin quando non ha ricevuto un bel due di picche) il caro Silvio, appeso a Monti quale unica ancora di salvataggio prima del definitivo affondo. Monti è chiaro solo che ha ceduto alla pressione dei centristi. Ma è troppo poco per far pensare al Professore (che, come si suol dire, scemo non è!) di vincere. Siamo in molti a sospettare che dietro vi siano altre forze da farlo sperare in un successo. Magari pensando che, alla fine, il risultato di una trattativa del prima o del dopo voto lo riporterà a Palazzo Chigi. Perché Monti ha abbandonato la strada del disimpegno e quella del Quirinale? Saranno state forze esterne alla politica o i cosiddetti «poteri forti» a convincerlo? O ha voluto lui decidere il suo destino?
Quali sarebbero queste forze esterne, in verità non tanto nascoste? Innanzitutto la grande finanza, le banche, di cui fino ad oggi è stato assoluto garante, poi l’Europa. Tutti i paesi e, persino, il potente Ppe lo invocano. Poi c’è il Vaticano, che ripudiato il Cavaliere, non vuole avere a che fare con Vendola.
Quello del Professore potrebbe diventare l’ennesimo ago della bilancia (ma gli italiani non eravamo stufi di queste figure politiche?) della politica italiana. Il 15% e forse più che la nuova comitiva spera di ottenere a fine febbraio, dovrebbe servire da un lato a smorzare le residue velleità di Berlusconi, dall’altro a frenare la già pronosticata vittoria di Bersani. I sondaggi danno il 35% per cento al duo Bersani-Vendola, non basterebbe a governare. Ecco così profilarsi l’accordo con quel «centro» che non si chiamerà più Casini o Montezemolo, ma Mario Monti. Il quale stabilirà lui le condizioni. Sceglierà il Quirinale? O chiederà di fare un altro giro a Palazzo Chigi? Il sacrificato in tal caso sarebbe Bersani, l’unico tra i candidati ad avere le carte in regola per diventare premier.
Sembra tutto facile, ma non lo è. A decidere saranno sempre gli elettori. Soprattutto quelli del Sud, dimenticati completamente dall’agenda Monti.
Nisseni…riflettete!
Salvatore Caramanna

