Provincia: il consiglio approva odg “No all’Italia senza le Province”, ma tanti gli assenti

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CALTANISSETTA – Il Consiglio provinciale di Caltanissetta ha approvato l’ordine del giorno “No all’Italia senza le Province” che tutti i Consigli provinciali d’Italia, su invito dell’UPI, erano chiamati ad esitare in contemporanea in sedute straordinarie aperte a tutte le rappresentanze istituzionali. Alla riunione si sono però presentati solo i rappresentanti dei Comuni di Caltanissetta, Mazzarino, Mussomeli e Villalba; assente la deputazione, così come i sindacati, e questi ultimi – come ha ricordato in apertura il presidente Mancuso – erano stati regolarmente invitati, così come mail informative erano state pure trasmesse ai dipendenti provinciali, e ciò in risposta alle critiche dalla Cisl FP che aveva accusato il Consiglio di non aver coinvolto nell’occasione gli stessi dipendenti. Numerosi gli interventi in aula. Tra gli ospiti ha preso la parola l’assessore comunale di Caltanissetta Gaetano Angilella, per il quale il Governo nazionale non può cancellare, con un tratto di penna, storia e cultura di un intero territorio e il ruolo di una Provincia cui spettano invece importanti funzioni. Per Vincenzo D’Asaro, sindaco di Mazzarino, sarebbero i Comuni a dover affrontare il peso dell’abolizione della Provincia, che rimane invece ente indispensabile per interloquire con la Regione. Mario D’Amico, presidente del consiglio comunale di Mussomeli, ha parlato di improvvisazione nella legge di soppressione, e di gioco dei media nazionali nel far apparire le Province come enti inutili, e ha proposto l’elaborazione di un ordine del giorno parallelo da sottoporre all’approvazione di tutti i consigli comunali del territorio. Erano presenti anche il sindaco di Villalba Alessandro Plumeri e il presidente del consiglio comunale di Mazzarino Enzo Guerreri. Per l’assessore provinciale Pietro Milano la prevista riforma è intesa a raggirare il dettato costituzionale, gravando peraltro di incombenze Regioni, come quella siciliana, già al collasso. E’ stata poi la volta dei consiglieri provinciali. Gianfranco Capizzi s’è chiesto come potranno mai i Comuni assorbire le tante competenze sovracomunali finora della Provincia, che si vuol eliminare mentre si continuano a spendere cifre ingenti per consulenze regionali e altro. Tonino Delpopolo ha parlato di necessità di una seria riforma delle istituzioni, mentre il decreto Monti è risultato improvvisato, riducendo peraltro la partecipazione elettiva democratica, e senza sortire i tanto decantati risparmi: anzi l’abolizione delle Province, secondo studi fatti, costerebbe ai cittadini dal 10 al 25% in più; e intanto il personale non sa verso che futuro va, il tutto nel silenzio dei nostri deputati regionali. Fabrizio Cannizzo, al di là del documento, ha invitato ad una forte mobilitazione generale di protesta, rimarcando come sarà la classe politica regionale a godere dell’abolizione delle Province che le consentirà di accentrare più potere, e contro la stessa classe politica s’è anche indirizzato l’intervento di Salvatore D’Arma, che l’ha ritenuta incapace di affrontare l’attuale crisi ed evitare i reali sprechi, come quelli degli enti intermedi, mentre si vuol eliminare una rappresentanza democraticamente eletta, che invece è l’aspetto principale da tutelare nei confronti di chi vuol smantellare tutto per avere più potere. Rosario Cusumano ha lamentato l’assenza in aula di molti sindaci, dei parlamentari, dei sindacati, segnale – ha detto – della mancanza di percezione della gravità del problema, sul quale c’è ora il rischio di un calo d’attenzione: nostri interlocutori principali, comunque, devono rimanere in prima battuta governo regionale, Ars ed Unione regionale Province, e in quanto ai veri sprechi si guardi ai 7.000 enti intermedi che hanno 24 mila persone nei consigli di amministrazione. Alla fine il documento è stato votato da Cacioppo, Cannizzo, Capizzi, Cascino, Cusumano, D’Arma, Dell’Uomini, Delpopolo, Licata, Mancuso, Pepe, Petralia e Sorce. Con esso si chiede, tra l’altro, di approvare una riforma organica delle istituzioni di governo di area vasta che sia basata sulle seguenti priorità: 1) intervento immediato di razionalizzazione delle Province attraverso la riduzione del numero delle amministrazioni: la razionalizzazione dovrà essere effettuata in ambito regionale, con la previsione di accorpamenti tra Province, mantenendo comunque saldo il principio democratico della rappresentanza dei territori, con organi di governo eletti dai cittadini e non nominati dai partiti; 2) ridefinizione e razionalizzazione delle funzioni delle Province, in modo da lasciare in capo alle Province esclusivamente le funzioni di area vasta; 3) eliminazione di tutti gli enti intermedi strumentali (agenzie, società, consorzi) che svolgono impropriamente funzioni che possono essere esercitate dalle istituzioni democraticamente elette previste dalla Costituzione; 4) istituzione delle Città metropolitane come enti per il governo integrato delle aree metropolitane; 5) riordino delle amministrazioni periferiche dello Stato, legato al riordino delle Province; 6) destinazione dei risparmi conseguiti con il riordino degli enti di area vasta ad un fondo speciale per il rilancio degli investimenti degli enti locali.