Mafia, il PG Scarpinato chiede la revisione dei processi Borsellino

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Il Procuratore generale Roberto Scarpinato

CALTANISSETTA- Il procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato ha chiesto la revisione dei processi ‘Borsellino’ e ‘Borsellino-bis’  contro i presunti autori della strage di via d’Amelio. La  richiesta avanzata alla Corte d’appello di Catania prevede  la revisione della posizione processuale per 11 imputati gia’ condannati. Per sette di questi Scarpinato ha chiesto la  sospensione della custodia, e tra di essi figura Vincenzo  Scarantino, il “falso pentito” (che aveva poi ritrattato)  sulle cui dichiarazioni si era basato il primo processo per la strage in cui mori’ il giudice Paolo Borsellino. La richiesta di revisione del processo era stata avanzata a Scarpinato dalla Procura di Caltanissetta guidata da Sergio Lari al termine di una lunga inchiesta che ha ribaltato l’impianto del primo processo.
La richiesta e’ stata trasmessa alla Corte d’Assise di Catania. Degli undici imputati, sette hanno avuto l’ergastolo per la strage in cui furono assassinati il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. L’istanza di revisione riguarda Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo, Giuseppe Urso, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Gaetano Scotto, Gaetano Murana (condannati all’ergastolo) e Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura, Salvatore Tomaselli e Giuseppe Orofino (condannati a pene fino a 9 anni di reclusione). Per i condannati che sono detenuti il procuratore generale ha chiesto la sospensione dell’esecuzione della pena. I soli in liberta’ sono Orofino, Tomaselli e Candura, che hanno gia’ espiato la pena e per i quali e’ stata quindi richiesta solo la revisione.

Il Procuratore Capo di Caltanissetta, Sergio Lari

A chiudere le nuove indagini sono stati i magistrati del pool antimafia di Caltanissetta che si occupano della stragi mafiose del 1992. Il gruppo di inquirenti, coordinato dal procuratore Sergio Lari, a fine settembre aveva depositato presso gli uffici della Procura generale una memoria di oltre mille pagine che riscrive, per intero, la ricostruzione della strage di via D’Amelio. Gli undici imputati sarebbero stati coinvolti per le dichiarazioni, ora ritenute non veritiere, rese all’epoca dal collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino. La svolta sarebbe giunta dalle confessioni, messe a verbale, di Gaspare Spatuzza e da Fabio Tranchina. Stando ai magistrati che per diversi anni hanno cercato di fare chiarezza su quei tragici fatti, sarebbero stati tre alti funzionari dello Stato italiano a depistare le indagini. La Procura di Caltanissetta, infatti, chiedera’ il rinvio a
giudizio per Vincenzo Ricciardi, questore a Bergamo, Salvatore La Barbera, alto responsabile della Criminalpol, e Mario Bo, in servizio presso la squadra mobile di Trieste. Dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sarebbero stati questi funzionari a imporre le false confessioni a Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Salvatore Candura, i quali avrebbero subito minacce e percosse.