Mussomeli, Pediatria chiusa da due anni e all’Asp graduatoria con 15 pediatre

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MUSSOMELI – Sono ben 15 le pediatre inserite in graduatoria utile all’Asp di Caltanissetta. Si tratta di 15 professioniste che hanno dato la propria disponibilità, a seguito di avviso pubblico e urgente per soli titoli pubblicato appunto dall’Asp, per il “conferimento di incarichi e/o supplenze di dirigente medico di varie discipline tra cui quella di Pediatria”. L’avviso in questione risale allo scorso luglio. Quindi a novembre scorso venne nominata la Commissione esaminatrice sia per accertare i termini di scadenza che verificare i requisiti di ammissione e così formulare la graduatoria riguardo alle 15 domande che erano pervenute. Con propria delibera dello scorso 23 gennaio, quindi, l’Asp ha di fatto approvato e pubblicato all’Albo pretorio la graduatoria di merito delle 15 pediatre. Diciamo subito che di queste, ai primi tre posti risultano ben tre pediatre che in passato lavorarono a lungo nella Pediatria di Mussomeli prima della sua chiusura. Si tratta della dott.ssa Nuccia Vella di Gela (seconda in graduatoria), della dott.ssa Florinda Perricone di Delia (terza) e della dott.ssa Maria Serena Lo Presti di Cammarata (quarta). In graduatoria c’è anche la dott.ssa Roberta Pitta di Enna (12°) che lavorò anche lei a Mussomeli, seppure per un breve periodo. Insomma, rispetto a quanto dichiarato due anni fa, “Da ieri e chissà per quanto tempo ancora, vale a dire fintanto che non sarà superata la gravissima emergenza di pediatri che non si trovano manco a peso d’oro da quando tutti i Punti nascita sono stati messi in sicurezza, presso l’ospedale “Maria Immacolata-Longo” sarà assicurata la presenza attiva di un pediatra soltanto dalle 8.30 alle 13”, ovvero quando la Pediatria venne chiusa proprio richiamando la carenza di pediatri, di professioniste disponibili adesso ce ne sono. E la graduatoria appena pubblicata è lì a testimoniarlo.    In questi due anni la presenza di pediatre a Mussomeli, dislocate dal Sant’Elia di Caltanissetta, è stata ridotta all’essenziale, ovvero due volte la settimana, soltanto di mattina. Poco più di un saltuario ambulatorio insomma, anche se la popolazione, i sindacati, la politica locale (e non certo quella che conta nei palazzi dove si fanno i decreti e si decidono le sorti della gente comune), non s’è mai rassegnata. E continua a viverla come un autentico scippo la chiusura di un reparto da tutti ritenuto un gioiellino.  Ma tant’è.   E va da sé che se all’epoca si parlò di emergenza, dopo due anni, e con una graduatoria che conta ben 15 disponibilità,  oggi quell’emergenza di fatto è superata. Per altro a suo tempo, e possiamo testimoniarlo per averlo sentito con le nostre orecchie, fino all’ultimo il direttore generale Carmelo Iacono, aveva tentato di evitare quella “momentanea” chiusura, provando a coinvolgere i sanitari dell’Unità Operativa di Medicina in sostituzione dei pediatri, per coprire le guardie durante i pomeriggi e le notti.  Tale proposta però non fu accolta né sembrò praticabile ai più.  E così da quel giorno la popolazione infantile (ma anche le donne in gravidanza), si è vista ridurre sempre più il proprio diritto all’assistenza sanitaria in un territorio di frontiera povero di tutto, strade di provinciali comprese.  L’Asp dal canto suo ha sempre continuato a rassicurare: “Appena troveremo dei pediatri disponibili, il reparto sarà reso di nuovo operativo perché non l’abbiamo chiuso, ma era l’unico modo per mantenerlo attivo”.  Con l’auspico che alle parole adesso seguano davvero i fatti. (di ROBERTO MISTRETTA)