Vestiti taroccati: ambulante nisseno colpevole di ricettazione

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GELA. Niente sconti dalla Cassazione nel quinto differente processo a un commerciante ambulante che, all’interno del suo magazzino, avrebbe nascosto centinaia di capi di abbigliamento taroccati. Scoperta effettuata dalla guardia di finanza e le cui risultanze, poi, hanno dato vita a uno dei tanti procedimenti che si sono succeduti nel tempo a carico dello stesso commerciante. Lui che in momenti diversi è incappato in più ispezioni delle fiamme gialle sia nel capoluogo che durante il mercato settimanale di Gela e ancor prima nell’Agrigentino, a Licata. In quest’ultimo caso già nel lontano 2004. Subendo poi più procedimenti. Ora la Cassazione ha rigettato un suo ricorso blindando la responsabilità sancita tanto dal primo quanto dal secondo passaggio in aula.

Colpevolezza cristallizzata nei confronti del cinquantatreenne Salvatore Fiorenza (assistito dall’avvocato Davide Anzalone) con la condanna ad un anno per l’ipotesi di ricettazione, mentre era stato già assolto per utilizzo di marchio contraffatto.

Cinque anni fa i finanzieri si sono presentati nel deposito dell’ambulante, nel quartiere San Luca. Sono arrivati lì mentre l’esercente stava caricando il vestiario sul suo furgone. Un controllo che non sarebbe stato il frutto della casualità. Anche perché v’erano stati già dei precedenti. Almeno altri quattro – con altrettanti procedimenti poi istruiti – in tempi differenti. Già scivolando di parecchio a ritroso nel tempo.Ma in questo caso le fiamme gialle avrebbero scoperto in magazzino qualcosa come cinquecento capi di abbigliamento – tra maglioni, felpe e tute – di una nota «griffe» della moda giovanile. (Fonte gds.it)

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