Fatti e personaggi, Alessandra Falci: “Volevo fare l’attrice…”

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“Sto uscendo da teatro ed arrivo”. Così risponde al telefono Alessandra Falci in ritardo all’appuntamento. Il teatro arriva prima di tutti e ha valore su tutto. Camicia a quadri, jeans, capelli al vento. È uno dei volti nuovi del cabaret siciliano. Trent’anni, occhi grandi, sorriso coinvolgente e tanta voglia di arrivare. Fa ridere Alessandra, di una comicità naturale, spontanea. L’ultimo spettacolo “Siamo tutti precari” è una risata continua, una gag dopo l’altra.
Eppure non sa raccontare la sua vita, non si sa raccontare o forse non vuole farlo. Schiva e riservata per quella parte che riguarda l’interiorità, il privato, i sentimenti, l’emotività, nonostante sia così brava ad interpretarli. Ha cominciato in maniera amatoriale da ragazzina al Teatro Stabile Nisseno che l’ha “adottata” per un periodo. Piccole parti, piccoli ruoli che le hanno dato il coraggio la spinta volitiva, il combustibile per quella fiammella che ha sempre arso dentro di lei che è diventata pian piano un fuoco, per poi accedere a qualcosa di più importante. Non è stata una prima attrice nel senso canonico del termine, voce impostata e tratto studiato ed intanto ha fatto incetta di premi da “caratterista” un ruolo che non le è mai stato stretto, anzi al quale si aggrappa con tutte le sue forze. È nata autodidatta niente scuola, niente regole, buttata su un palco ha cominciato con naturalezza e semplicità. Per tanto tempo ha ricercato la scuola e per varie ragioni il suo cammino non ha incrociato con grande rammarico, la strada che porta alle scuole di teatro, adesso che potrebbe farla ha paura di ripulirsi troppo, di perdere quel “carattere” che tutti le riconoscono per primo il suo “maestro”. “ Se c’è una persona alla quale devo dire grazie professionalmente è Antonello Capodici- affema sorseggiando un bicchiere di vino bianco- lui ha sempre creduto in me, quando molti non credevano, quando avevo deciso di molare.” Una delle qualità di Alessandria Falci è quella di far amare i suoi personaggi anche se disegnati o raccontati cattivi. Un esempio su tutti Marcellina di “Falsi invalidi” tirchia ed arida ed alla fine lo spettatore spera che qualcosa di buono accada nella vita Marcella, che trovi l’amore, che diventi generosa, nostante in un’ora e passa numerose siano state le nefandezze che ha commesso.
Figlia di una famiglia borghese, i genitori insegnanti, il padre fu un preside molto amato, il fratello minore architetto, insomma un copione perfetto per essere una delle tante belle ragazze che dopo la laurea si devono sposare e fare figli. Invece lei ha scompaginato il copione della sua vita, come fa sempre, per raccontare un’altra storia, quella di una bambina che già a pochi anni con un microfono in mano decide di mettersi la mano a fianco e cantare. Troppo stretta la vita da universitaria per un’artista, troppo strette le convenzioni piccolo borghersi del mondo che la circonda. Si guarda intorno mentre parla con aria smarrita, con gli occhi grandi da cerbiatta ingenua, smarrita come a volte la sua anima, uno smarrimento che per lei è continua ricerca. Invece Alessandra Falci è forte e volitiva oltre ogni limite, ha affrontato dolori, ha superato avversità, prove alle quali è stata sottoposta sin da ragazzina, delle quali non vuole parlare e che non racconteremo per rispetto di una privacy tenuta stretta gelosamente. La morte improvvisa del padre è stato lo spartiacque per la sua professione: fermarsi o ricominciare con più forza con più slancio. Se da un lato le è rimasta sulle spalle la responsabilità della solitudine da condividere con la sua famiglia, dall’altro la consapevolezza di non sentire più la voce di suo padre che alla fine di ogni spettacolo le diceva :”Si tinta” ma la voglia di continuare a sentire quella voce è stata la molla che l’ha fatta risalire su un palcoscenico dopo alcuni anni di pausa. L’avventura dell’Accademia dei Guitti, compagnia teatrale fondata assieme a Giorgio Villa, padre buono, attore di lungo corso, le ha fatto capire che quella dell’affabulazione scenica sarebbe stata la sua strada, una strada tutta in salita, lastricata di difficoltà, ma anche di soddisfazioni. L’importante messa in scena dell’”Avaro” che l’ha vista protagonista è stata la prima vera prova da attrice, uno spettacolo di successo che è stato rappresentato per tutta la Sicilia. Certo è che a sentirla parlare non si sarebbe mai aspettata un successo seppur locale, regionale, così immediato, così di botto, tutto in colpo, un treno che l’ha investita in corsa. Da attrice amatoriale è passata a far parte di grandi produzioni dal teatro Stabile di Catania alla compagnia di Enrico Guarneri con le produzioni del teatro Abc di Catania.
Parti piccole, quelle più grandi, battuta più o meno l’importante è attirare la risata ma non rubarla mai. Organizzatrice di una stagione teatrale di grande successo con Michele Privitera, il suo doppio, soci, amici, fratelli. Protagonista applaudita di una commedia che ha fatto il tutto esaurito per la data nissena al teatro Rosso di San Secondo ed i premi tanti in tutta la Sicilia, molti dei quali inaspettati. Il più importante a Milo. Premio come migliore attrice caratterista per il ruolo di “Belen” nello spettacolo “La cucina del libero inganno”, Agosto 2014. Motivazione: “Con naturalezza e disinvoltura, è riuscita a contornare e sottolineare, con ironica e apparente semplicità, il personaggio della escort Belen Macaluso, che nel contesto scenico – improntato al sorriso – facilmente sarebbe scivolato nella banalità e nel cattivo gusto, mentre Alessandra è riuscito a domarlo con genuina naturalezza.” Ed ancora “Rassegna teatrale Città di Alcamo”. Premio come migliore attrice caratterista per il ruolo sempre per il ruolo di “Belen” Questi sono solo alcuni, i più recenti. Le motivazioni raccontano di un’attrice eclettica che sul palco si trasforma in una caricatura comica lei così bella eppure così divertente. La bellezza è un argomento che prende con estrema leggerezza, come se non la riguardasse, e tuttavia comprende come un bel viso ed un bel corpo la maggir parte delle volte non è sinonimo di ilarità. I suoi prototipi Anna Marchesini e prima ancora Bice Valori e Franca Valeri. Da un po’ di tempo a questa parte si è messa pure a scrivere piccoli soggetti comici da portare ai provini, alle audizioni. “Io no so scrivere -dice- ma ci provo, mi serve per imparare.” Adesso si sta preparando per presentare il Festival Città di Caltanissetta, un’altra avventura che dice di voler affrontare alla sua maniera, senza prendersi troppo sul serio.
Si legge nel fondo degli occhi di Alessandra un velo costante di malinconia, un senso continuo di tormento interiore, che però viene subito squarciato dalla sua risata aperta liberatoria contagiosa. È soltanto di una ragazza di trent’anni che ha capito qual è la sua strada e di una passione ha fatto un lavoro.

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