Società: cosa fare se tuo figlio si fa le canne

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Aveva 16 anni, una sera decide di aprire una finestra durante una perquisizione in casa sua da parte della Guardia di Finanza che lo trova in possesso di 10 grammi di hashish e si butta giù, salutando la sua giovane vita, lasciando impietriti i genitori e i finanzieri. Una decisione di togliersi la vita nel momento in cui si è sentito con le spalle al muro, con un peso emotivo troppo grande da gestire, come quello della delusione nei confronti dei genitori, della vergogna, del vivere con disagio interiore già presente, nascosto dietro un finto benessere e un finto sorriso, in grado di risucchiare la vitalità di questi ragazzi. Un comportamento del genitore che in tanti casi viene letto, non solo come una violazione dei propri spazi, anche come un tradimento, che da un genitore non ci si aspetta.

Il disagio esistenziale che attanaglia i giovani

Non è la droga che induce i giovani a mettere in atto questi comportamenti, è un profondo disagio esistenziale che sta attanagliando troppi adolescenti che attentano con troppa facilità alla loro vita, spogliata ormai del suo valore. Come Psicoterapeuta specializzata nelle problematiche adolescenziali e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, mi trovo quotidianamente ad affrontare genitori e figli alla prese con queste problematiche. Dopo la scuola, la droga, rappresenta il peggiore incubo dei genitori che spesso non sanno più a chi appellarsi e da che parte girarsi per aiutare i propri figli. Tantissime madri e padri arrivano a denunciare i figli, si appellano alle forze dell’ordine per cercare di porre “ordine” nella vita del figlio, dove loro ormai, hanno perso il ruolo e l’autorevolezza.

Legalizzare la droga non è la soluzione

Non è legalizzando la droga che si risolvono questi problemi e si evitano i suicidi, non è andando a fare una perquisizione con uno specialista che si eviterebbero queste tragedie. Ogni giorno mi confronto con genitori disperati che hanno bisogno di aiuto, di sostegno e di chi gli dica come poter risolvere la situazione. Non esiste un manuale del buon genitore, non esiste una soluzione applicabile in tutte le situazioni perché ogni storia è a se stante. E’ assurdo che se ne parli solo oggi, solo in queste occasioni e solo quando muore qualcuno. Circa 4 adolescenti su 10 fumano le canne e il 13% lo fa in maniera sistematica e ripetitiva, anche dentro le mura domestiche. E’ un problema che riguarda anche i più piccoli di cui un 5% fuma già a partire dagli 11 anni (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Il mestiere complesso del genitore

Fare il genitore è estremamente complesso, rincorrere questi ragazzi sempre più spogliati della voglia di vivere, sempre più schiavi di ogni forma di dipendenza, a partire dallo smartphone e dai videogiochi, per arrivare alle droghe e all’alcol, ancora di più. Non ci sono sempre colpe e colpevoli da cercare, non è corretto sempre ergersi a giudici e stilare giudizi senza capire che il problema di fondo è esistenziale, che non si arriva per una perquisizione a uccidersi, perché il malessere viene covato dentro, a volte anche in maniera troppo silenziosa.

Il problema è che troppo spesso tra i genitori e i figli, si crea un muro che separa le due generazioni, dove ognuno rimane fermo nella sua posizione. I genitori, a volte, sono troppo incentrati sulle problematiche legate alla scuola e ai comportamenti a rischio dei figli: sigarette, droga, amicizie, diventano il problema e il nemico da abbattere che devia il figlio, perdendo di vista le sue emozioni e i suoi sentimenti. A volte vengono pressati troppo, ci si rivolge a loro solo per parlare di sigarette, canne, scuola e il figlio si sente oppresso, non si sente riconosciuto, non viene visto nella sua globalità e nella sua interezza. Diventa tutta colpa della canne, tutta colpa delle amicizie, senza capire che magari il problema ha un’altra natura.

Davanti a un comportamento deviante bisogna cercarne il senso

Anche davanti ad un comportamento deviante del figlio, si deve cercare il senso e le motivazioni sottostanti, non ci si deve fissare sul comportamento stesso, questo è quello che “uccide” i figli. C’è una profonda assenza di dialogo e si parla troppo poco. Il mondo dei ragazzi è molto distante dal nostro, è completamente diverso, i valori e le priorità sono a volte all’opposto rispetto a quello che vorrebbe un genitore per un figlio.

Anche nel male, non si deve aver paura di salire nella barca del figlio, di vedere come vive, anche se non si condivide ciò che è e ciò che fa e se si ha la consapevolezza che rischia di andare alla deriva. Bisogna farlo vedere a lui, è il figlio che si deve rendere conto che ha un problema e per farlo bisogna a volte entrare nel suo mondo e guardare con i suoi occhi, per prenderlo poi per mano e guidarlo verso un’altra rotta. A volte invece si interviene, pur in buona fede, con delle modalità che il figlio legge come violazioni, invasioni e le vive come un’ennesima forzatura e mancanza di volerlo comprendere, un tradimento, non si sente riconosciuto e questo lo allontana ancora di più.

Far sì che il figlio diventi protagonista della sua vita

Si deve assolutamente evitare di perdere il controllo sul figlio perché altrimenti si rischia di intervenire quando ormai è troppo tardi. Parafrasando le parole di una madre che nella sua disperazione ha fatto semplicemente di tutto per cercare di aiutare il proprio figlio, il genitore deve cercare di far sì che il figlio diventi il protagonista della sua vita e che cerchi di dare un senso ai giorni vivendo in modo straordinario, dando peso anche agli aspetti emotivi e relazionali. Un genitore deve “capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle proprie famiglie” ma facendo rete, rompendo il silenzio della vergogna perché i problemi, anche i più stupidi non vanno mai sottovalutati, soprattutto in adolescenza.

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