9 luglio 1943: Gela invasa, Caltanissetta bombardata

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Luglio 1943 –  L’evento più importante della storia contemporanea che riguarda la Sicilia? E’ sicuramente la seconda guerra mondiale ed in particolare l’Operazione Husky ovvero lo sbarco in Sicilia.

Si trattò della più grande operazione anfibia del secondo conflitto mondiale in relazione al numero di divisioni ( 7 contro 5 dello sbarco in Normandia ) sbarcate entro il primo giorno d’invasione.

Già nel 1941 era stato programmato dagli alleati uno piano d’invasione della Sicilia denominato Whipcord, con sbarchi da effettuarsi contemporaneamente a Palermo, Milazzo, Catania ed Augusta ma che fu nello stesso anno annullato in previsione del piano d’invasione del 1943.

La decisione dello sbarco nacque durante la conferenza di Casablanca nel febbraio del 1943 nell’incontro tra Churchill e Roosevelt.

Nella fase iniziale vennero sbarcate ben 7 divisioni, di cui 3 inglesi, 3 americane e 1 canadese. Nell’area di terra tra Licata e Siracusa il 9 luglio del 1943 attorno alle ore 18.00 si riversarono 160.00 soldati, 4.000 aerei da combattimento e da trasporto, 285 navi da guerra, due portaerei e 14.000 automezzi, 1.800 cannoni e 600 carri armati.

Iniziarono i bombardamenti su Caltanissetta, Siracusa, Palazzolo Acreide e Porto Empedocle, mentre furono lanciati paracadutisti per occupare postazioni militari, per interrompere le comunicazioni telegrafiche e le linee elettriche. Alla fine della campagna, la presenza alleata assommò a 478.000 soldati, di cui 250.000 britannici e 228.000 americani.

Solo nel golfo di Gela le forze alleate trovarono un’energica resistenza, che costò la vita a 197 soldati italiani, che le forze tedesche schierarono in prima linea.

Nei primi tre giorni dallo sbarco, in un’operazione a tenaglia, rapidamente americani e inglesi conquistarono la parte sud-orientale della Sicilia grazie alla superiorità di aerei e di moderni automezzi. I soldati italiani si arresero in tantissimi, ma molti riuscirono anche a fuggire, dopo essersi spogliati della divisa e avere indossato abiti civili.

In totale i tedeschi avevano schierato con le due divisioni 15.000 unità e 60 carri armati e 17.000 unità e circa 110 carri armati inclusi 17 pesanti PzKpfw VI Tigers appartenenti alla 2° compagnia del 504° Schwere Panzer Abteilung.

Nel complesso in Sicilia erano impegnati 170.000 italiani con 100 carri e 325 aerei Italiani ( 200 combattenti ), più 32.000 tedeschi con 170 carri armati e 430 aerei Tedeschi (250 dei quali erano aerei da combattimento). Le truppe italo-tedesche potevano contare anche su cinque porti e comandi di difesa di base navale, parecchie unità di difesa indipendenti dell’aerodromo e cinque gruppi mobili posizionati in punti chiave interni.

La flotta navale Italiana che disponeva ancora, fra l’altro, di 4 corazzate, 7 incrociatori, 32 cacciatorpediniere, 48 sommergibili, se fosse intervenuta avrebbe sicuramente inflitto notevoli danni all’avversario forse vanificando l’intera operazione, invece rimase rifugiata nei porti di Taranto e La Spezia.

L’operazione prevedeva lo sbarco simultaneo, il 10 luglio 1943, di 7 divisioni lungo un fronte complessivo di circa 160 km, ed il lancio di 2 divisioni aviotrasportate dietro le linee nemiche.‘Cent Force’ (45a divisione), la “ Dime Force ” (prima divisione Statunitense, rinforzata da due battaglioni di Ranger truppe d’assalto, sotto il comando del Generale Maggiore O. N. Bradley, la “ Joss Force ”ovvero la 3a Divisione Statunitense con un battaglione di ‘ Ranger ’ ed il Comando di Combattimento A della 2a Divisione Armata Statunitense come riserva galleggiante.

Nella riserva della Settima Armata galleggiante c’erano il resto della Seconda Armata e la 18a Fanteria della 1a Divisione.

Come riserva in nord Africa c’erano il resto della 82a Divisione Aerea statunitense e la 9a divisione.

Ma per facilitare lo sbarco di tre divisioni nel golfo di Gela, conquistarne i campi di volo insieme a quelli ubicati tra Comiso e Licata giungendo sino a 30 km nell’entroterra, per poi proseguire l’avanzata sino a Piazza Armerina per controllarne la rete stradale, il 9 luglio 1943 si decise un bombardamento aereo a tappeto nella zona, che provocò ben 351 vittime civili solo nella città di Caltanissetta (nella foto, la cattedrale di Caltanissetta dopo il bombardamento). Vennero colpiti la caserma del Gruppo di Caltanissetta, il contiguo stabile della posta centrale, nonché la Cattedrale, la Corte d’Appello ed altri edifici pubblici. Non solo. Vennero colpite numerose case private, abitate da civili. La piana di Gela fu bombardata a sua volta a tappeto. Da lì iniziava l’avanzata degli Americani verso lo Stivale.