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Caltanissetta, il 27 giugno la presentazione del libro “Fili invisibili del destino” di Stefania Maria Pia Ferro

Nunzia Caricchio

Caltanissetta, il 27 giugno la presentazione del libro “Fili invisibili del destino” di Stefania Maria Pia Ferro

Sab, 13/06/2026 - 12:55

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Si terrà sabato, 27 giugno, alle ore 18:00, nella Sala degli Oratori di Palazzo Moncada a Caltanissetta, la presentazione del libro “Fili invisibili del destino” della nissena Stefania Maria Pia Ferro.

L’evento è patrocinato dal Comune di Caltanissetta, da Palazzo Moncada e dalla Pro Loco Caltanissetta, e vedrà dialogare con l’autrice la prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla, docente di religione cattolica e referente bullismo e cyberbullismo dell’Istituto Comprensivo Lombardo Radice di Caltanissetta; la prof.ssa Maria Giulia Palermo, docente di lettere all’Istituto di Istruzione Superiore Alessandro Volta di Caltanissetta.

Edito da Utterson, il libro pone l’accento su diversi temi attuali quali la solidarietà femminile, il bullismo e il cyberbullismo, le morti bianche, la donazione degli organi, e nasce da «un periodo di forte malessere segnato da episodi di bullismo, da lutti in famiglia» racconta l’autrice. Un periodo durante il quale Stefania Ferro comprende che ha qualcosa da dire e che forte è la volontà di imprimere questo qualcosa sulla carta, decidendo così di «iniziare a scrivere perché sentivo che mi faceva star bene.»

Laureata con Lode in ingegneria informatica, Stefania Maria Pia Ferro fa parte del gruppo Fuci – Federazione Universitaria Cattolica Italiana e scrive per la rivista Ricerca. “Fili invisibili del destino” è il suo romanzo d’esordio e racconta di, come riporta la descrizione del libro, “tre esistenze e un solo filo invisibile”. La protagonista è Marina, una studentessa universitaria che cammina sul bordo di un abisso fatto di ricordi da cancellare e di messaggi anonimi che le tolgono il respiro. “Tra le macerie della propria vita – si legge ancora nella descrizione del libro – incrocia tre donne diverse per storia ed estrazione. Paola è una madre rimasta vedova per morte bianca che non accetta, in cerca di una verità sepolta sotto troppe carte. Martina ed Elena sono i pilastri che sorreggono un equilibrio precario. Le loro vite si intrecciano in un mosaico dove ogni tessera è un tema del nostro tempo: dal bullismo alla sanità pubblica, dalla sicurezza sul lavoro alla disoccupazione, dalla violenza sulle donne alla dipendenza. Una storia corale sulla rinascita, dove nessuno si salva davvero da solo.”

Stefania Maria Pia Ferro racconta storie che nascono «dall’osservazione della realtà, dalle mie passioni e dalla capacità di trasformare le sfide personali in parole – dice ancora –. Sono mossa costantemente dalla ricerca di nuovi stimoli e guidata da un profondo amore per la cultura e per l’arte in ogni sua forma.»

L’autrice, oltre alla scrittura, inoltre, coltiva una costellazione di passioni come la storia, la filosofia, la pittura, il ricamo, la fotografia e il nuoto. Tuttavia, è la scrittura il megafono con il quale grida al mondo la sua determinazione e la sua resilienza, narrando vicende dall’impronta sociale che custodiscono storie, talvolta, legate alla sua esperienza personale, come quella collegata al suo nome e che la stessa autrice racconta: «Il mio terzo nome, Pia, custodisce la storia di una nascita predetta da Fra Modestino, storico amico di Padre Pio, il quale disse a mia madre che sarei arrivata entro quell’anno. E durante quell’incontro, mi madre avvertì un intenso profumo di rose.»

E il suo legame con la scrittura nasce tra i banchi della scuola media “Filippo Cordova”: «La mia professoressa di lettere amava molto metterci alla prova con la scrittura creativa – dice Stefania Ferro –. In un primo momento ho avuto difficoltà, ma poi, grazie a un tema sul genere horror è scattato un click che ha sbloccato la mia vena creativa.»

Stefania Maria Pia Ferro attraverso il libro “Il filo invisibile del destino” ha voluto lanciare un messaggio universale chiaro è profondo: «Nessuno si salva da solo. Vedo il destino come un disegno più grande capace di unire le anime quando ne hanno necessariamente bisogno a caso ma non per caso

Il personaggio di Marina, infatti, trova la forza di attraversare il buio tramite incontri profondi e autentici, come quello delle sue docenti Paola e Martina.

«Abbiamo bisogno di docenti che sappiano accogliere il dolore e non impartire nozioni in una società che sembra aver smarrito i veri valori – prosegue ancora l’autrice –. Il dolore va attraversato e non nascosto, perché ogni dolore e ogni trauma del passato possono essere cancellati a condizione di sperimentarli a pieno e avere il coraggio di chiedere aiuto.»

Ognuno di noi può migliorare, superando quei limiti mentali che troppo spesso ci poniamo e ostacolano la nostra strada. Si possono superare, volendolo e impegnandosi per auto-migliorarsi costantemente.

In conclusione l’autrice sottolinea il concetto delle ferite come un nuovo punto di fioritura, prendendo in riferimento l’arte giapponese del Kintusugi, dove le linee di rottura di un oggetto vengono esaltate e riparati con fili d’oro: «Attraverso le avversità – afferma in ultimo l’autrice –, si matura e si rinasce più forte.»

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