Oltre otto occupati su dieci ad un anno dalla laurea, nove su dieci per le nuove lauree professionalizzanti, ma gli stipendi non decollano. Il “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione”, presentato oggi, delinea così l’approdo nel mondo del lavoro per i laureati italiani, con note positive ma anche molti nodi ancora da sciogliere. A un anno dal titolo il tasso di occupazione ha raggiunto l’81,2% tra chi ha conseguito una laurea di primo livello e l’80,8% nel secondo livello, rispettivamente +2,6% e +2,2% rispetto ad un anno fa. A cinque anni dalla laurea l’occupazione ha superato il 90%, toccando il 91,7% nel primo livello e il 94,4% nel secondo. Parallelamente, il tasso di disoccupazione a un anno è sceso al 9,2% nel primo livello e al 9,3% nel secondo. A cinque anni dal titolo la disoccupazione è scesa fino al 2,6%.
Per la prima volta, quest’anno sono disponibili i dati occupazionali a un anno dal conseguimento del titolo delle lauree professionalizzanti, i corsi triennali pensati per formare figure tecniche pronte a un inserimento immediato nel mercato del lavoro. I primi dati vedono un tasso di occupazione che supera il 90% già a un anno dal titolo e tempi di ingresso nel mercato del lavoro mediamente più brevi.
Più in difficoltà il fronte retributivo. A un anno dalla laurea la retribuzione mensile netta si è attestata
in media a 1.491 euro nel primo livello e a 1.495 euro nel secondo; al netto dell’inflazione, le retribuzioni reali sono di fatto in lieve calo rispetto ad un anno fa, rispettivamente del -1,4% e -0,9%. E cresce il malumore: il 66,9% dei laureandi è disposto ad accettare una retribuzione
netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno, una quota più che raddoppiata rispetto al 24,4% del 2016, con un divario di genere ancora marcato (75,0% gli uomini, 61,6% le donne). “Una maggiore selettività che – ha osservato AlmaLaurea- riflette la volontà di chi si laurea di veder riconosciuto, anche sul piano economico, il proprio investimento in istruzione, in un contesto reso più incerto dalle tensioni dell’economia globale”.

