Salute

Ebola, il direttore della Uoc di Malattie infettive dell’ospedale di Gela Pulvirenti: “Ragionevole scelta Usa di filtrare arrivi da zone colpite”

Redazione 3

Ebola, il direttore della Uoc di Malattie infettive dell’ospedale di Gela Pulvirenti: “Ragionevole scelta Usa di filtrare arrivi da zone colpite”

Ven, 22/05/2026 - 12:58

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L’idea degli Stati Uniti di istituire dei filtri rispetto agli arrivi dalle zone colpite dell’epidemia di Ebola Bundibugyo in Africa, “rinforzando le misure e il tracciamento di soggetti che rientrano dalle aree di epidemia, mi pare una misura ragionevole”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Fabrizio Pulvirenti, direttore della Uoc di Malattie infettive dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela (Caltanissetta), noto al grande pubblico perché nel 2014 – da medico volontario di Emergency – contrasse Ebola in Sierra Leone.“Al momento l’Organizzazione mondiale della sanità non ha previsto restrizioni ai viaggi, ma l’allerta è di livello 3. Non siamo ancora a livello pandemico, ma si tratta di una minaccia internazionale di sanità pubblica. Le grandi febbri emorragiche africane rientrano nelle notifiche internazionali nel nostro Paese, e anche l’Italia ha attivato un’attenta vigilanza per scongiurare eventuali focolai. Una eventualità che io ritengo fortemente improbabile”, puntualizza lo specialista.“I casi di Ebola in Europa – riflette lo specialista – arrivano con voli speciali e riguardano personale sanitario che è entrato in contatto con il virus in Africa e viene curato nei Paesi di residenza, come è stato nel mio caso o come è stato per il medico statunitense positivo al virus Ebola e ricoverato in Germania con la famiglia”.Pulvirenti stesso oltre 10 anni fa è stato ricoverato 39 giorni allo Spallanzani, dopo essere stato infettato dal ceppo di Ebola Zaire. Questa “è la prima grande epidemia del sierotipo Bundibugy: in passato sono stati registrati solo 2-3 eventi epidemici e non c’è ancora un vaccino mirato. Per lo Zaire, invece, io e altri volontari contagiati nel 2014-15 abbiamo donato plasma e linfociti. Questo ha consentito di sviluppare strategie vaccinali e anticorpi monoclonali, che rappresentano le uniche linee di prevenzione e terapia”. Pulvirenti sottolinea l’importanza di un “filtro alle frontiere, soprattutto se si tratta di operatori sanitari in arrivo dai Paesi coinvolti, monitorando l’eventuale presenza dei sintomi. Avere un’attenzione speciale ritengo sia una scelta adeguata alla situazione: l’idea è che in Africa i contagi siano sottostimati. Il virus oltretutto ha già passato le frontiere, dando casi in Uganda. Ma non sappiamo se questo è accaduto anche in Sud Sudan, zona di guerra.Il diffondersi di un’epidemia di Ebola in una zona di guerra sarebbe drammatico”, conclude Pulvirenti.

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