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Togati Csm su caso Gratteri, “non trascinateci su questioni disciplinari”

Redazione

Togati Csm su caso Gratteri, “non trascinateci su questioni disciplinari”

Sab, 14/02/2026 - 15:31

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“Preoccupa il tentativo di trascinare il Csm nel dibattito referendario, ventilando iniziative in chiave disciplinare. Il Consiglio superiore non può essere usato come strumento di contesa: l’azione disciplinare è promossa dal ministro della giustizia e dal Procuratore generale presso la Cassazione. Al Csm spetta decidere, non essere trascinato in annunci mediatici. Questo approccio, oltre che inopportuno, anticipa una concezione del Csm non come organo di garanzia, ma come leva di indirizzo nella dinamica politica. Il referendum merita un confronto alto: si discuta nel merito, senza delegittimazioni personali e senza piegare gli organi di garanzia alla propaganda”.

Così, in una dichiarazione congiunta 20 membri del Csm, compresi tutti i membri togati ad eccezione di Bernardette Nicotra – in merito alle polemiche sorte sulle frasi del Procuratore Gratteri. Il documento è firmato anche di laici Romboli e Carbone.

“Nel pieno della campagna referendaria – proseguono i consiglieri – si è costruita una polemica su singole frasi del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri. È un metodo che non serve a nessuno: distorce il senso delle argomentazioni, alimenta contrapposizioni e distrae dal merito di scelte ordinamentali decisive. In un Paese come il nostro, segnato dal peso delle grandi organizzazioni criminali, interrogarsi su interessi e convenienze – anche criminali – che possono muoversi intorno a una riforma non è un’eresia: è un dovere di responsabilità per chi ricopre funzioni pubbliche. Anche se certamente ciò va fatto con rigore e misura, senza generalizzazioni e nel pieno rispetto della libertà del voto. Va inoltre ricordato un dato di contesto: l’assetto costituzionale e ordinamentale sviluppato nei decenni ha consentito allo Stato di sconfiggere il terrorismo rosso e nero e di ridimensionare in modo significativo il potere delle mafie, anche grazie all’equilibrio tra indipendenza della magistratura, controlli di legalità e strumenti investigativi efficaci. Proprio per questo le riforme richiedono serietà, analisi e prudenza, non scorciatoie polemiche”.

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