Da alcuni giorni il Parco Dubini – come abbiamo già pubblicato – uno dei luoghi più vissuti di Caltanissetta da camminatori, sportivi, famiglie e anziani, è chiuso al pubblico. Una decisione assunta dal direttore generale dell’Asp, Salvatore Ficarra, motivata dalla carenza di fondi per la manutenzione dell’area verde. Una scelta che sta sollevando un’ondata di indignazione. “Ho la morte nel cuore – dice senza giri di parole Filippo Maritato, presidente del Movi- il Parco Dubini è un bene della città e non si può chiudere così, come se fosse un problema da eliminare. È un polmone verde, un sanatorio naturale, un luogo con effetti benefici per tutti. Questo è un grido di aiuto per salvare qualcosa che appartiene a tutta Caltanissetta”. La chiusura del Dubini non è solo una questione amministrativa, è una ferita sociale. Colpisce chi ogni giorno trova va in quel parco uno spazio di salute, relazione e benessere. E soprattutto riapre una domanda scomoda: davvero non esistono alternative alla serrata totale? Il Movi dice no e rilancia, ricordando una storia che qualcuno sembra aver volutamente dimenticato. Era il 2017 quando, sotto la direzione generale dell’Asp guidata dal dottor Carmelo Iacono, si era arrivati a un accordo concreto per affidare al Movi la gestione del Parco Dubini. Un progetto strutturato, preceduto da un finanziamento di 30 mila euro ottenuto dall’Asp per la pulizia e la sistemazione dell’intera area. “Con il dott. Iacono ci siamo seduti attorno a un tavolo – racconta Maritato- fu lui a chiederci di prendere in gestione il parco, visto che già stavamo lavorando bene con la scuola. Io avevo elaborato un progetto dettagliato: un’area per i cani, spazi per i giovani, per gli anziani, perfino un campo di bocce. C’era anche uno spazio Inps adiacente, con un campo di calcio in terra battuta, che avremmo recuperato”. Il piano prevedeva un’apertura quotidiana di 15 ore, dalle 7 alle 22. Tre volontari del Movi si sarebbero occupati della manutenzione, della pulizia dei vialetti, del decoro complessivo. Un costo contenuto: dai 2.000 euro iniziali si era scesi a 1.800 euro mensili, di cui 500 euro ciascuno per i tre operatori e 300 euro per attrezzature e materiali, scope, palette, sacchetti, etc. Tutto nero su bianco. Tutto pronto. “La delibera era già fatta, l’impegno di spesa anche- incalza Maritato – a maggio 2017 il parco venne inaugurato, ripulito e sistemato grazie a quei 30 mila euro. In contemporanea il Comune, con l’allora sindaco Ruvolo, mise 15 mila euro per panchine e cestini. Il Movi avrebbe gestito il Dubini per un anno”. Poi, però, qualcosa si è rotto. E non per motivi tecnici. “L’idea che a lavorare fossero tre migranti non è piaciuta a qualcuno – accusa il presidente del Movi – è scoppiata una polemica strumentale. Il dott. Iacono, ormai vicino alla pensione, non se la sentì di firmare e rimandò tutto al successore”. Con l’arrivo del nuovo direttore, Caltagirone, il progetto finì nel nulla. Rapporti interrotti, mail e pec senza risposta, silenzio totale. Oggi, a distanza di anni, la storia si ripete ma con un epilogo ancora più amaro: il parco è chiuso. «Mi ero riproposto di riaprire il dialogo con il dott. Ficarra – conclude Maritato – non mi aspettavo certo di leggere che la soluzione fosse quella di chiude re le saracinesche. Noi siamo pronti a collaborare, subito. Il nostro progetto è ancora valido. Il Parco Dubini non può e non deve essere chiuso”.
di Redazione 3
Lun, 02/02/2026 - 08:07

