Il futuro di Google è iniziato da tempo, ormai. Almeno dal 2015, quando Sundar Pichai – 48 anni, cresciuto a Chennai, India, e con due master, a Stanford e alla Wharton School – ne è diventato l’amministratore delegato.
”Tre anni fa abbiamo iniziato a declinare la nostra missione aziendale – organizzare l’informazione del mondo, e renderla universalmente disponibile – in termini nuovi -spiega Pichai-o. Vogliamo aiutare gli utenti ad aumentare competenze, successo, salute, felicità: e farlo, grazie all’aiuto dell’Ai, in momenti eccezionali e quotidiani.
Dalla ricerca di una scena in un video alla prevenzione di tumori al seno o alla pelle; dalle videochiamate in 3D al miglioramento della ricerca sul web, sempre più in grado di interpretare le sfumature del linguaggio naturale”.
”Rendiamo pubblico moltissimo materiale sull’Ai e permettiamo ad altri di beneficiare dai nostri avanzamenti: ad esempio attraverso Google Cloud, o nel campo della sanità -spiega Pichai-. Dai progressi che altre aziende stanno compiendo, non vedo molte prove del fatto che Google rappresenti una barriera all’ingresso”.
”A Google, e ad Alphabet, abbiamo molti prodotti che contribuiscono in modo decisivo al fatturato: search, ma anche Cloud, YouTube, Google play, i nostri sistemi hardware -aggiunge Pichai-.
Abbiamo già diversi modelli di business in campo: e il nostro obiettivo è diversificare il portafoglio di prodotti e di linee di mercato”.

