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Mafia nel palermitano: la lista civica del clan. Pizzo e voti, 8 arresti

Redazione

Mafia nel palermitano: la lista civica del clan. Pizzo e voti, 8 arresti

Mer, 27/05/2020 - 10:20

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Mafia nel palermitano: la lista civica del clan. Pizzo e voti, 8 arresti

Operazione “Cassandra” 8 arresti nel mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno. Pizzo e voti. Il clan progettava di realizzare una lista civica per condizionare il Comune di Misilmeri. Blitz dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 8 indagati (6 in carcere e 2 ai domiciliari), accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.

L’indagine, seguita da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca – sostituti procuratori Bruno Brucoli e Gaspare Spedale – costituisce un’ulteriore fase di una attivita’ condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno che ha consentito di provare la sua vitalita’. Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano gia’ confluiti nel provvedimento della Dda di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione “Cupola 2.0” – con cui era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018. In quel contesto erano state gia’ tratte in arresto 19 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, tra cui Filippo Salvatore Bisconti e Salvatore Sciarabba, co-reggenti del mandamento mafioso, Vincenzo Sucato, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, e Stefano Polizzi, reggente di Bolognetta.

Era emerso uno spaccato della realta’ mafiosa dell’area sud-est della provincia palermitana caratterizzata dalla presenza di due figure contestualmente a capo del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno: Salvatore Sciarabba, storico affiliato misilmerese, scarcerato nel 2014 e sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Palermo; Filippo Bisconti, divenuto poi collaboratore di giustizia. Accanto a loro, Sucato e Polizzi, oltre, fra gli altri, a Stefano Casella e Giovanni Migliore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno, e Domenico Nocilla, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di Salvatore Sciarabba per raggiungere luoghi sicuri dove incontrarsi.

Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a maggio del 2017 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive a due importanti summit, presieduti da Sciarabba nell’abitazione di Carlo Noto, imbianchino, incensurato, oggetto anche lui del provvedimento di oggi (non potuto eseguire per il suo trasferimento per motivi di lavoro, nel 2018, negli Stati Uniti). In particolare, il secondo summit, avvenuto il 27 maggio 2017, era interamente monitorato. Inizialmente, erano state rilevate le preoccupazioni di Siarabba in merito ai rischi che stavano correndo partecipando a una riunione del genere, ritenuta comunque necessaria poiche’ le problematiche che avrebbero dovuto affrontare non potevano essere sintetizzate nei soliti pizzini.

 Il reggente del mandamento, dopo aver cercato di dirimere alcuni dissidi, aveva poi iniziato ad analizzare le diverse vicende, emanando le proprie direttive in merito alle modalita’ con cui avrebbero potuto reperire un macchinario edile: il commerciante sarebbe stato convinto da uno degli uomini d’onore a ricevere in cambio un assegno post datato; alla necessita’ di ostacolare un imprenditore che stava eseguendo dei lavori di edilizia e stava fornendo il proprio cemento nel territorio di Bolognetta senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni mafiose: Polizzi, vertice della famiglia mafiosa di Bolognetta, avrebbe dovuto impedire fisicamente ai camion di quell’imprenditore di entrare sia nel territorio di propria competenza sia in quello del Comune di Marineo facendo in modo che, da quel momento in avanti, le imprese edili avrebbero dovuto optare per altre aziende per la fornitura del cemento; all’esenzione dal pagamento del pizzo di un fornaio che aveva recentemente subi’to un grave lutto familiare; all’autorizzazione richiesta da Domenico Nocilla, uomo d’onore legato a Sciarabba, a rilevare un esercizio commerciale ove far lavorare i propri figli; all’opportunita’ di infiltrarsi all’interno dell’amministrazione comunale misilmerese.

In particolare, Nocilla proponeva al reggente del mandamento di supportare, con largo anticipo, una persona di loro fiducia da porre a capo di una lista civica, slegata dalle logiche di partito, costituita da persone appositamente selezionate, capace di indirizzare le scelte dell’amministrazione. La proposta aveva l’accoglimento di Sciarabba che, pero’, aveva invitato il proprio interlocutore a riparlarne piu’ avanti, visto che mancavano ancora tre anni alle elezioni comunali del 2020. Un progetto bloccato dall’operazione “Cupola 2.0”. L’attivita’ investigativa ha permesso anche di ricostruire una richiesta estorsiva di 12 mila euro ai danni di una ditta edile, impegnata nei lavori di costruzione di una palazzina a Misilmeri, messa in atto a da Sciarabba, Giuseppe Bonanno e l’anziano Vincenzo Sucato; quest’ultimo nel carcere di Bologna dopo il blitz “Cupola 2.0”, e’ morto lo scorso 2 aprile a causa del Covid_19 (primo caso di decesso in carcere in Italia); un cavallo di ritorno per un camion e un escavatore rubati a un imprenditore legato al mandamento mafioso di San Mauro Castelverde. In particolare, l’imprenditore, per riottenere i propri mezzi era ricorso all’intermediazione di diversi esponenti mafiosi che, a fronte di una richiesta iniziale di 8 mila euro era riusciti a diminuire la cifra a 2.800 euro.