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Caltanissetta, sistema Saguto: i “tentacoli” sui beni sequestrati, per l’ex giudice chiesta condanna a 15 anni

Redazione

Caltanissetta, sistema Saguto: i “tentacoli” sui beni sequestrati, per l’ex giudice chiesta condanna a 15 anni

Mer, 19/02/2020 - 16:19

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Caltanissetta, sistema Saguto: i “tentacoli” sui beni sequestrati, per l’ex giudice chiesta condanna a 15 anni

“Un Sistema perverso e tentacolare creato dalla dottoressa Saguto che ha sfruttato e mortificato il suo ruolo di magistrato”. Parole durissime pronunciate in avvio di requisitoria, lo scorso gennaio, dalla procura di Caltanissetta che oggi ha chiesto una pesante condanna – 15 anni e 10 mesi – per l’ex presidente della Sezione misure di prevenzione dei tribunale di Palermo, Silvana Saguto. Dure le richieste anche per i coimputati. “DO UT DES”, FUORI DALLA MAGISTRATURA

Il 29 marzo del 2018 era stata radiata dalla magistratura su decisione della sezione disciplinare del Csm, che aveva inflitto la massima sanzione, quella della rimozione dall’ordine giudiziario. “Sono di “un’immensa gravita’” le “condotte quotidiane” di Silvana Saguto: “Nell’arco temporale in cui e’ stata presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, non c’e’ stato un giorno in cui non ha compito almeno un illecito disciplinare”, aveva sottolineato il pg di Cassazione Mario Fresa, “ha violato i doveri di correttezza, diligenza, riserbo ed equilibrio: la giustizia e’ stata soffocata da interessi personali che sono stati l’unica spinta motrice, in una perversa logica di ‘do ut des'”.

La sezione misure di prevenzione “era – ha detto Fresa – un ufficio di collocamento per incarichi d’oro”. MODELLO FAMILISTICO E CLIENTELARE Magistrati, amministratori giudiziari, professionisti. Tutti tasselli di un vasto e consolidato “Sistema“, che ha dato corpo a un “modello criminoso, familistico e clientelare di gestione”, come l’aveva definito la Procura di Caltanissetta quando il 20 ottobre 2016 dispose il sequestro di beni per circa 900 mila euro a carico di Silvana Saguto e di alcuni amministratori giudiziari .

 Allora si chiuse in modo clamoroso e quasi paradossale il primo cerchio di questa complessa indagine: un sequestro di beni a chi gestiva la macchina delle confische. Saguto, il marito Lorenzo Caramma, l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, ex re degli amministratori giudiziari, furono i primi tre nomi inseriti nell’avviso di conclusione delle indagini per reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione all’abuso d’ufficio, passando per il falso, la truffa e il peculato. Settantanove i capi di imputazione. COLLETTI NERI Il gruppo di magistrati, avvocati, amministratori giudiziari e investigatori avrebbe gestito in maniera privatistica e con una serie di favoritismi i beni sequestrati e confiscati a Palermo, citta’ in cui si registra il numero massimo in Italia di questo tipo di provvedimenti. Sono stati redatti, avevano spiegato i magistrati, oltre centotrenta verbali di assunzioni di informazioni da persone informate sui fatti; compiute decine di mirate acquisizioni documentali, presso diversi uffici giudiziari siciliani, presso le universita’ di Palermo e di Enna, presso la prefettura di Palermo e il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia. LA “MARGHERITA” DEL GIUDICE Analizzati gli atti di oltre cinquanta procedure di prevenzione, spesso con i relativi provvedimenti di liquidazione, secondo, hanno spiegato i magistrati, “un andamento a spirale e un metodo di riscontri progressivi tra esiti delle attivita’ di intercettazione, analisi della documentazione acquisita ed esame delle persone informate sui fatti che ha consentito di tessere strettamente insieme gli elementi raccolti, di farli dialogare con ordine, di dare corpo al ‘Sistema‘”. Come descritto da un amministratore giudiziario – persona lesa del delitto di concussione, Silvana Saguto “intratteneva rapporti esclusivi con le persone che le interessavano”, secondo un modulo “a margherita, ossia senza vi fosse alcuna interferenza tra i rapporti che facevano capo a lei”, rapporti che la vedevano al centro, e da cui si dipartivano “petali” e “raggi”, non comunicanti tra loro, rappresentati da professionisti, amministratori giudiziari, colleghi, cancellieri, ufficiali di polizia giudiziaria, rappresentanti del mondo universitario e giornalisti, “dai quali traeva vantaggi e utilita’ di varia natura”.

Gli indagati “erano riusciti a strutturare l’attivita’ della Sezione Misure di prevenzione e la gestione dei patrimoni in sequestro secondo modelli organizzativi criminosi, e a creare un Sistema di arricchimento illecito improntato a criteri familistici e clientelari”.

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