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Nel nisseno, imprese gestite da imprenditore ai domiciliari tramite “teste di legno”: tre arresti, sequestro da sei milioni

Redazione

Nel nisseno, imprese gestite da imprenditore ai domiciliari tramite “teste di legno”: tre arresti, sequestro da sei milioni

Lun, 20/01/2020 - 12:52

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Nel nisseno, imprese gestite da imprenditore ai domiciliari tramite “teste di legno”: tre arresti, sequestro da sei milioni

Tre misure cautelari, una delle quali per gli arresti domiciliari, e due aziende di Gela sequestrate per un valore di 6 milioni di euro per trasferimento fraudolento di valori: e’ il bilancio dell’operazione della Guardia di finanza di Gela e della Sezione di Polizia giudiziaria. Sono accusati di essere i prestanomi delle societa’ commerciali al fine di eludere le misure di prevenzione.

 L’indagine origina dall’approfondimento investigativo di diverse vicende societarie che hanno visto i tre indagati, piu’ altri due, non raggiunti da misure cautelari, mettere in atto un piano finalizzato a cedere fittiziamente la titolarita’ delle quote di due societa’ commerciali per eludere le misure di prevenzione. Uno degli indagati, l’imprenditore sessantenne agli arresti domiciliari, era stato sottoposto, nell’ambito dell’operazione “Tagli pregiati”, dal 2010, alla sorveglianza speciale con il divieto di soggiorno di tre anni, decisa nel 2008 dal tribunale di Caltanissetta. Era titolare di due societa’ attive sul territorio gelese nel settore del commercio all’ingrosso di carni fresche e degli autotrasporti per conto terzi che, sempre a seguito della stessa operazione, erano state sequestrate. Con il tempo ha costituito due nuove societa’ con lo stesso oggetto sociale delle precedenti ed operanti nella stesse sedi legali costituite rispettivamente nel 2010 e nel 2011, facendo confluire nel corso degli anni tutte le quote agli altri due complici e non figurando nelle rispettive compagini societarie se non come lavoratore dipendente per evitare di incorrere, come e’ previsto anche dalle norme di legge che compongo il Codice antimafia, in una confisca per equivalente delle societa’. Le indagini hanno infatti dimostrato come i detentori delle quote societarie non fossero altro che ‘teste di legno’ manovrate e dirette comunque dall’imprenditore sottoposto agli arresti domiciliari, confermato dal fatto che i titolari delle quote nel tempo non risultano aver mai dichiarato di percepire reddito ne’ avere avuto analoghe disponibilita’. La gestione di entrambe le societa’ e la disponibilita’ diretta della quasi totalita’ dei rapporti bancari e quindi delle disponibilita’ di denaro, utilita’ dei beni mobili ed immobili, erano nelle mani dell’imprenditore, venendo utilizzate non solo per la gestione delle societa’, ma anche per finalita’ personali quali pagamenti di ristoranti, alloggi presso strutture alberghiere, abbigliamento, telefonia e auto di lusso, tra cui una Porsche Macan S. Una gestione che ha permesso nel tempo di realizzare un patrimonio attivo complessivo di circa 6 milioni di euro; entrambe le societa’ sono state sottoposte al sequestro preventivo con tutto il complesso di beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e disponibilita’ finanziarie e poste in amministrazione giudiziaria.