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Leandro Janni: “Cinici o civici?”

Redazione

Leandro Janni: “Cinici o civici?”

Ven, 17/07/2015 - 08:49

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imageI cinici sono i seguaci della scuola filosofica fondata da Antistene e Diogene di Sinope nel IV secolo a.C. Il nome potrebbe derivare o dal Cinosarge, l’edificio ateniese che fu la prima sede della scuola, o dalla parola greca κύων (kyon – “cane”) – soprannome di Diogene, che ne fu l’esponente più importante – o forse appellativo che gli fu dato in senso dispregiativo dalle correnti filosofiche avversarie. I cinici professavano una vita randagia e autonoma, indifferente ai bisogni e alle passioni, fedeli solo al rigore morale. Dopo un periodo di declino, la scuola cinica ebbe una ripresa in concomitanza alla corruzione del potere imperiale di Roma: si fece appello allora alla libertà interiore e all’austerità dei costumi. Con connotazione spesso negativa, il termine “cinico” viene però usato in epoca contemporanea soprattutto, per estensione, volendo indicare chi ostenta sprezzo e beffarda indifferenza verso ideali o convenzioni della società in cui vive, spesso con sarcasmo sfacciato, nichilismo e disincanto, o con sfiducia (da Wikipedia, l’enciclopedia libera). E allora?

E allora il tema è questo: per amministrare bene una città difficile, apatica, burocratica, con mediocre senso della legalità e, soprattutto, piena di cani randagi come Caltanissetta, è meglio essere cinici o civici?

Leandro Janni

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