Dopo 72 anni rientrano i resti di un soldato morto in guerra. Le foto

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Milite2MUSSOMELI – Ha atteso 72 anni prima di potere pregare sulle spoglie mortali del giovane fratello morto in guerra nella lontana Libia. Carmela Esposito ha vinto l’emozione e l’altro ieri mattina ha partecipato alle esequie dell’aviere celebrate nella chiesa di San Francesco. Per Giuseppe Esposito, classe 1921, caduto nella cosiddetta Campagna d’Africa, il tributo ufficiale di numerose rappresentanze militari: dall’Aeronautica (corpo a cui apparteneva) ai Carabinieri, dall’Esercito alla Guardia di finanza. Una cerimonia sobria e raccolta. In chiesa la celebrazione religiosa, officiata dal padre guardiano dei conventuali padre Antonio Caruso e dal cappellano del 37’ stormo aereo di stanza a Birgi don Giuseppe Maniscalco, quest’ultimo accompagnato anche da alcuni rappresentanti del corpo arrivati per l’occasione dalla base trapanese. A conclusione della messa, dinanzi il monumento ai caduti di piazza Umberto, prima che l’urna metallica con le spoglie venisse riposta sul carro funebre per essere portata al cimitero, lo sfortunato soldato è stato commemorato. A tracciare un ricordo del’aviere il colonnello Calogero Schifano; l’ufficiale, prendendo a cuore la richiesta dei parenti di Giuseppe Esposito, si è speso per riportare i suoi resti dal Sacrario militare dei caduti d’oltremare di Bari alla terra natìa. Schifano ha rievocato quel 4 febbraio del 1942, anche attraverso la lettura dei registri di quel tempo. Dinanzi la folla radunatasi in piazza ha anche letto una lettera di commiato di uno dei comandanti dell’aviere. “Giuseppe Esposito morì in Tripolitania nel corso di un’operazione logistica” ha ribadito davanti al monumento il colonnello Schifano, il quale poi ha anche dato notizia dei particolari, avvenuto negli anni del conflitto bellico, del rientro della salma in Italia e dellaMilite Esposito1 successiva tumulazione nel Sacrario pugliese. Attorno a Carmela Esposito si sono stretti i congiunti, perlopiù appartenenti alla famiglia Mingoia. E proprio da un’idea di una giovane nipote si è potuti giungere al rientro, nella propria terra, dei resti mortali dell’aviere. I discendenti del soldato, anche grazie alla collaborazione del colonnello Schifano e all’aiuto delle autorità militari e dell’Amministrazione comunale che hanno dato tutti i pareri positivi sul trasferimento delle spoglie mortali a Mussomeli, adesso dopo 72 anni potranno pregare sulla sua tomba.