CALTANISSETTA – Il “fattaccio” che si è consumato nella Sala Gialla di Palazzo del Carmine, è una vicenda che deve indurre ad una profonda e circostanziata riflessione che esuli dal particolare e ci conduca al generale: la situazione di Caltanissetta, della Sicilia, è grave ed in continuo peggioramento.
Fughiamo ogni dubbio ed affermiamo perentoriamente che l’aggressione all’Assessore alla solidarietà sociale Giuseppe Firrone non deve essere utilizzata per sciacallaggio politico o mediatico: non è il momento del populismo o del qualunquismo.
Le responsabilità non sono da addossare a questa Amministrazione, a Campisi ed alla sua Giunta: che possono avere delle colpe ma non essere gli unici colpevoli. Da oltre 20 anni la nostra Isola e la nostra città sono amministrate da mediocri politici, da amministratori “bottegai”, da farisei che si sono accaparrati beni e voti con il denaro pubblico o sfruttando la propria carica. Sono finiti i tempi delle vacche grasse, è necessario ripulire il sistema Sicilia da tutti quei soggetti che senza merito e soltanto perché favoriti da leggine ad hoc percepiscono sussidi, prebende o regalie varie. A maggior ragione bisogna evitare che questi denari finiscano nelle tasche di chi non ha i requisiti previsti dalla legge.
Tutti siamo chiamati a collaborare per uscire da uno dei periodi più bui della storia nissena. I processi sommari non risolvono la situazione: accuse meschine o velate non giovano al clima teso che si respira nelle nostre vie. Campisi più volte è entrato incontrasto con la nostra testata e ciò nonostante noi riteniamo che il primo cittadino non possa assurgere a vittima sacrificale di ogni problema. Avrebbe potuto compiere, forse, scelte diverse ma il periodo economico è drammatico e si coniuga con pochezze amministrative ancor più grandi. Basti considerare che il commissario dello Stato ha impugnato 33, e sottolineamo 33, articoli della finanziaria regionale: record triste ma esemplificativo di un parlamento siciliano distratto ed inconcludente. Basti citare la vicenda surreale e paradossale dell’abolizione delle province: riunioni, commissioni, tempoperso…ed infine partorire una leggina che mantiene le province (medesimi territori, abitanti, personale) ma a cui cambia nome, introducendo i liberi consorzi di comuni: siamo alle comiche!
Inevitabile il riferimento alle amministrative del maggio 2014. Siamo nisseni, orgogliosi e fieri di esserlo. Invitiamo i nostri cittadini a riscoprire la loro dignità ed il loro senso di appartenenza dentro la cabina elettorale: tutti sono chiamati a votare per coscienza, per convinzione morale, non per ottenere un posto, un regalo, un “favore”, ciò significherebbe continuare ad essere complici di chi del “sistema” ha fatto un mezzo di potere. Ultimo quesito che vi poniamo: gli autori delle aggressioni odierne hanno diritto a ricevere il sussidio? Possiamo avallare un sistema in cui la violenza sia il mezzo per ottenere un qualcosa? E’ il momento delle scelte, dolorose ma etiche che ci consentano di risalire, di riprenderci, di riscoprire la speranza che non passa dal buonismo ma dall’onestà.

