Salute

Pasquale Tornatore: “L’intervista al prefetto non mi convince”

Redazione

Pasquale Tornatore: “L’intervista al prefetto non mi convince”

Ven, 23/08/2013 - 12:37

Condividi su:

CALTANISSETTA – “Ho letto sul quotidiano La Sicilia, cronaca nissena, l’intervista di Giuseppe Scibetta al Prefetto di Caltanissetta. Sinceramente sono rimasto sorpreso e amareggiato da alcune affermazioni. Sono soprattutto due i passi dell’articolo che mi hanno colpito.

Nel primo si legge testualmente: “Nuovi investimenti possono arrivare dalla “zona franca” per la legalità che già dispone di un finanziamento di 50 milioni di euro. Manca ancora il regolamento e il conseguente bando che consentirebbe alle imprese di venire ad investire nella nostra provincia e di assumere delle persone ottenendo degli sgravi fiscali e contributivi.”

Nel secondo passaggio il Prefetto addita a esempio la recente e discussa istituzione a Caltanissetta della sede operativa dell’IRSAP (Istituto Regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive). Il Prefetto afferma a tal proposito: “potrebbe servire da traino per fare arrivare qui gli imprenditori, per rendere più percorribili le nostre strade, costruire nuovi alberghi e ristoranti. Ed in questo progetto potrebbero dare il loro contributo il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta e il presidente regionale di Confindustria Antonello Montante, che sono originari della provincia, e che assieme a tanti altri nisseni, hanno l’energia giusta per contribuire al cambiamento, alla crescita ed allo sviluppo di questo territorio. Crocetta? Può diventare una opportunità: è un uomo di spessore che guarda allo sviluppo ponendo fine alla cattiva amministrazione ed agli abusi perpetrati in Sicilia…”. Ebbene, mi permetto di proporre alcune osservazioni e di condividerle con i lettori. La cosiddetta zona franca prevede sgravi fiscali e contributivi solo per gli imprenditori taglieggiati dal racket o dal pizzo che hanno denunciato i loro estortori. Non solo. Gli stessi imprenditori possono beneficiare delle agevolazioni soltanto dopo il rinvio a giudizio degli estortori. Quindi nessuna agevolazione per le imprese del territorio in crisi e che per loro fortuna non sono state toccate dal racket, ne’ per nuove o vecchie imprese che intendono insediarsi e investire nel territorio della zona franca. Suscita serie perplessità l’incertezza che grava sugli eventuali vantaggi per le imprese “normali”. Ma vi è di più. La cronaca giudiziaria locale, compresa quella delle settimane scorse, continua a registrare casi di imprenditori che hanno fatto un uso distorto degli strumenti agevolativi offerti dalla legge. Occorre a maggior ragione uno sforzo di intelligente prudenza per leggere e interpretare la complessa realtà e scongiurare il pericolo (concreto, come dimostrano le sentenze del Tribunale) di incentivare le false denunce.

Per quanto riguarda invece l’’elogio di Crocetta e Montante, mi sembra davvero poco opportuno che il rappresentante dello stato e del governo nel nostro territorio esprima simili apprezzamenti nei loro confronti. Il momento storico che stiamo vivendo, la polemica sui nuovi professionisti dell’antimafia scoppiata sulla grande stampa nazionale e l’accesissimo scontro politico in atto, impone forse maggiore prudenza sull’argomento e giudizi più cauti.

A questo proposito basti citare i pesantissimi interventi, trasversali e di diversa natura, di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, Pietrangelo Buttafuoco sulle pagine del Foglio, di Valter Rizzo sul Fatto Quotidiano, dei servizi di Panorama. Devono richiamarsi pure le affermazioni di rappresentanti dell’associazionismo antimafia e dei rappresentanti politici di destra e sinistra (da Musumeci a Cracolici a Fava ad Ardizzone a Cancelleri: si parla di un nuovo “fondamentalismo” e dell’impossibilità di esprimere libere e critiche opinioni senza essere tacciati di mafiosità). Il quotidiano la Repubblica ha pubblicato un lungo articolo sulla grave spaccatura del fronte antimafia. Ma soprattutto si leggano le parole dell’avvocato Michele Costa, figlio del Giudice Gaetano ucciso dalla mafia 33 anni fa (senza preavviso), pronunciate in occasione della commemorazione svoltasi giorni fa al tribunale di Caltanissetta e riportate dal quotidiano La Sicilia sotto il titolo “Centri potere in nome dell’antimafia”?. Tutto ciò, per quanto mi riguarda, pone interrogativi, getta ombre, induce alla riflessione e alla prudenza di giudizio.

Per concludere una notazione. Il Prefetto dichiara che continua a mancare nel nostro territorio la “voglia del fare”. Signor Prefetto, queste affermazioni, per l’autorevolezza dell’organo da cui provengono, mi addolorano. Le assicuro che ci sono tante donne e uomini che ogni giorno s’impegnano nel lavoro nelle loro aziende, nelle associazioni, negli uffici pubblici, singolarmente come professionisti o semplici cittadini, per far rinascere questa città e questa provincia. Uomini e donne che hanno tanta voglia di fare, nonostante la lontananza e spesso la contrarietà di chi amministra il territorio o ricopre ruoli importanti in enti preposti allo sviluppo dell’economia.”
Pasquale Tornatore

N.B.: per completezza di informazione riportiamo di seguito l’intervista al Prefetto Carmine Valente pubblicata sul quotidiano “La Sicilia” in data 11 agosto (domenica) 2013 a firma di Giuseppe Scibetta, a pagina 27 nell’edizione di Caltanissetta.

«In provincia di Caltanissetta, ai vari livelli, ci sono le persone giuste per fare bene: me lo disse anche il Procuratore generale della Repubblica Roberto Scarpinato, quando, appena arrivato, sono andato a fargli visita: a distanza di sedici mesi non posso far altro che confermare questa analisi. Quello che però mi sembra che continui a mancare è “la voglia del fare”, senza la quale non si può dar vita a quel salto di qualità che questa comunità e la sua popolazione meriterebbero. Abbiamo gli strumenti intellettuali per fare bene, ma occorre darsi da fare e, soprattutto, fare bene»: il dott. Carmine Valente è prefetto di Caltanissetta dal 2 aprile dello scorso anno, un periodo più che sufficiente per farsi un’idea concreta dell’attuale situazione esistente nella nostra provincia, che negli ultimi mesi sta forse vivendo uno dei periodi più drammatici dal dopoguerra ad ora.
Nonostante le giustificate preoccupazioni che questa situazione procura il dott. Valente – che è originario della Campania, essendo nato in provincia di Avellino nell’agosto del ‘54 – rivela consistenti dosi di ottimismo: «Nuovi investimenti possono arrivare dalla “zona franca” per la legalità – spiega – che già dispone di un finanziamento di 50 milioni di euro. Manca ancora il regolamento e il conseguente bando che consentirebbe alle imprese di venire ad investire nella nostra provincia e di assumere delle persone ottenendo degli sgravi fiscali e contributivi. A Gela poi si sta uscendo dal guado: l’Eni infatti ha presentato un nuovo piano industriale che prevede un investimento di 720 milioni di euro in quattro anni destinato a mettere in grado la raffineria di produrre benzina pulita e di farla diventare un’azienda di livello europeo. I timori che avevamo sino a qualche tempo fa, quando c’era il rischio che duemila persone potessero perdere definitivamente il posto di lavoro, sembrano decisamente (e forse definitivamente) scemati. Altri imprenditori stanno inoltre utilizzando le aree disconnesse del vecchio petrolchimico e altri ancora stanno affacciandosi sullo stesso territorio con consistenti investimenti».
Ma Caltanissetta come deve continuare a sopravvivere?
«Caltanissetta non deve continuare ad essere una zona provinciale dell’entroterra siciliano, occorre sfruttare la sua baricentricità isolana – aggiunge il prefetto – per cui una idea potrebbe essere quella di sfruttare e tesorizzare la sua centralità torritoriale, magari creando un grande Centro polifunzionale che raccolga un congruo numero di uffici regionali. Molti si lamentano che, per fare un esempio, per raggiungere la sede della Regione Siciliana o i suoi assessorati, da Siracusa o Ragusa, devono fare tantissimi chilometri, disperdendo così tempo e risorse economiche. Perchè dunque, non seguire quanto attuato nei giorni scorsi dai responsabili dell’Irsap (Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, che ha sostituito i Consorzi industriali) che ha istituito proprio a Caltanissetta la sua sede operativa? Se questo esempio venisse attuato anche per gli altri Uffici regionali a Caltanissetta potrebbe sorgere, magari alla periferia della città, una struttura dentro la quale raccogliere le delegazioni dei tanti uffici regionali. Un Centro che potrebbe servire da traino per fare arrivare qui gli imprenditori, per rendere più percorribili le nostre strade, costruire nuovi alberghi e ristoranti. Ed in questo progetto potrebbero dare il loro contributo il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta e il presidente regionale di Confindustria Antonello Montante, che sono originari della provincia, e che assieme a tanti altri nisseni, hanno l’energia giusta per contribuire al cambiamento, alla crescita ed allo sviluppo di questo territorio. Crocetta? Può diventare una opportunità: è un uomo di spessore che guarda allo sviluppo ponendo fine alla cattiva amministrazione ed agli abusi perpetrati per anni in Sicilia, una regione che potrebbe essere una delle regioni più ricche d’Europa. E la Regione Siciliana, se amministrata bene, potrebbe dare una svolta allo sviluppo dell’isola. Speriamo che Crocetta a questo proposito uno sguardo lo rivolga pure alla sua provincia».
Inevitabile comunque parlate pure delle dolenti note come gli effetti dello “spending review”, la soppressione della Provincia regionale, della chiusura delle aziende in crisi e delle perplessità che aleggiano sul futuro dell’università nissena…
«È vero – dice il dott. Valente che prima di approdare come prefetto ha ricoperto importanti incarichi ministeriali – il futuro, se non si realizza quella svolta di cui si parlava prima, è quanto mai incerto. La crisi sta falcidiando le aziende che sono costrette a licenziare o addirittura a chiudere, con la conseguenza che i disoccupati aumentano giorno dopo giorno, per cui già si avvertono i primi segnali di una tensione sempre più diffusa tra la gente, tra le famiglie che vedono compromesso il loro reddito ed il futuro dei loro figli e tra quanti arrivano qui sperando di trovare un mondo nuovo e migliore. Per questo il ruolo del prefetto è destinato a diventare sempre più delicato al fine di garantire la sicurezza a tutti i cittadini. Bisogna stringere i denti e trovare delle soluzioni che salvaguardino la coesione sociale».
Che fine farà il Consorzio universitario nisseno?
«Il Consorzio universitario nisseno? Penso che a questo proposito Caltanissetta – dice il dott. Valente – a seguito dei contrasti insorti tra i politici locali abbia perso il “treno” giusto negli anni 2002-2003. Di ciò ne ha tratto profitto la “Kore” di Enna, i cui responsabili, assieme alla classe politica ennese, hanno creato un indotto che adesso procura ricchezza all’intera città. Un Consorzio universitario che si regge con i soldi degli enti pubblici non può andare molto lontano. Il nuovo presidente Emilio Giammusso ha buona volontà, ma, specialmente dopo la soppressione della Provincia regionale nissena, non avrà più i soldi necessari per andare avanti: se non riesce a trovare finanziamenti dai privati non si va da nessuna parte. Inutile parlare di sogni: se non vengono delle università private ad investire qui questa città rischia di perdere pure questa opportunità. D’altra parte è pure sbagliato fare la guerra al Consorzio universitario di Enna: meglio fare rete con gli altri Consorzi evitando di fare dei corsi doppioni».
E la Provincia regionale nissena? «La Regione Siciliana in questa occasione – spiega ancora il prefetto di Caltanissetta – ha avuto la lungimiranza di dare un netto colpo di spugna alle Province, precedendo pure il Governo nazionale. Èchiaro che l’abolizione delle province, preannunziata per la fine del 2013, produce non poche preoccupazioni e problemi anche per la comunità nissena. Serve una legge che stabilisca con chiarezza a chi vanno le competenze e cosa dovranno fare i Liberi Consorzi dei Comuni. È opportuno che questi Consorzi continuino a mantenere l’ambito territoriale e provinciale avuto sino ad ora, possibilmente in maniera da evitare che alcuni Comuni in futuro si ritrovino inseriti in Consorzi non collegati da alcun legame storico-ambientale con la loro realtà attuale. Cosa dovrebbero gestire questi Consorzi? Due o tre servizi come quello, per fare qualche esempio, della distribuzione idrica e della raccolta dei rifiuti, destinando tutte le altre competenze alla Regione o ai Comuni. Ed è questo il punto cruciale che deve essere dipanato: le competenze da destinare agli stessi costituendi Consorzi, alla Regione e ai Comuni. È del tutto evidente che a tutti i dipendenti attuali della Provincia regionale verrà salvaguardato il posto di lavoro. Gli attuali Commissari straordinari delle Province? Hanno l’ingrato compito di far quadrare i bilanci, soprattutto adesso che i finanziamenti da parte dello Stato e della Regione sono stati ridotti. La regione tra l’altro sostiene che sta operando tagli del 40% rispetto al bilancio dello scorso anno ed è ciò che si aspetta pure dai Commissari liquidatori delle Province regionali. Staremo a vedere».
banner italpress istituzionale banner italpress tv