Salute

L’addio di Mussomeli a Roberto Arganello

Redazione

L’addio di Mussomeli a Roberto Arganello

Gio, 15/08/2013 - 17:50

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Le urla strazianti di mamma Antonella, il dolore più silenzioso di papà Vincenzo, il pianto infinito della sorella Maria Grazia e della fidanzata Claudia, gli occhi gonfi degli amici e le continue lacrime dei suoi amati confrati. Mussomeli ha tributato il suo ultimo saluto a Roberto Arganello, lo sfortunato ventinovenne morto all’alba di sabato in un drammatico incidente stradale. E lo ha fatto con un’enorme partecipazione, riempiendo ogni angolo della chiesa Madre. La sua Madrice. La parrocchia a cui era legato attraverso quel fortissimo attaccamento agli abiti confraternali del SS. Sacramento. I confrati dell’Arciconfraternita, con addosso i paramenti, hanno dapprima partecipato alle esequie in chiesa, poi hanno accompagnato il feretro fino in piazza Umberto, fino al carro funebre. A portarlo a spalla altri confrati, quasi tutti suoi famigliari. D’altronde gli Arganello sono noti a Mussomeli per quel fortissimo sentimento di adesione ai colori dell’Arciconfraternita. Su quello stesso percorso, lungo via Barcellona, delle giovani ragazze hanno lanciato dei fiori. Poi l’arrivo in piazza: qui, prima della deposizione della bara sull’auto funebre, una cugina ha saluto Roberto leggendo una commovente lettera. Un ricordo sincero, un omaggio senza fronzoli di un ragazzo buono, molto educato. Un grande lavoratore. Gli applausi che hanno accolto il feretro sul sagrato della chiesa, e quelli che lo hanno salutato in piazza Umberto, hanno cercato di dare la misura della partecipazione di una città, scossa da un dolore enorme. Quell’incidente avvenuto in un tratto della provinciale per Acquaviva, ha inesorabilmente cambiato le vite di diverse famiglie. “In un’aurora di estate di luce e sole si è improvvisamente fatto buio. Roberto è stato una stella cadente nel giorno di San Lorenzo”. Don Pietro Genco, parroco della Madrice e arciprete del paese, ha voluto ricordare il giovane privato della sua esistenza alle prime luci dell’alba del 10 agosto, il dì che la tradizione riserva alle stelle. Dal pulpito ha ricordato il ruolo di Roberto nelle funzioni della Settimana Santa: suonare quella tromba senza tasti il cui suono contribuisce a rendere le celebrazioni ancora più suggestive. “La morte- ha affermato il sacerdote- è uno squillo di tromba come quello che Roberto ritto e sicuro lanciava davanti al Cristo morto il venerdì santo. E’ una tragedia come le tante tragedie di questa estate: il treno di pellegrini che deraglia in Galizia, il pullman volato dal viadotto con a bordo altri pellegrini di ritorno dai luoghi di Padre Pio. La morte è un mistero e resta senza una risposta logica. Cosa si può dire ad un padre ed una madre affranti dal dolore, se non offrirgli il proprio cordoglio e la propria solidarietà. Affidiamo questa giovane vita alla fede”.

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