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Ippolito:”Inquietante la lettera di Tornatore al prefetto”

Redazione

Ippolito:”Inquietante la lettera di Tornatore al prefetto”

Ven, 23/08/2013 - 16:50

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Giuseppe Ippolito

CALTANISSETTA – Con grande preoccupazione ho letto la lettera di Pasquale Tornatore indirizzata al Prefetto dott. Carmine Valente dopo l’intervista pubblicata sul quotidiano La Sicilia. Parrebbe esistere una regia unica dei cosidetti professionisti dell’antimafia che coinvolga molte Istituzioni. La logica è sempre la stessa demolire quello che di buono si sta concretizzando. Io continuo a non capire le critiche mosse da Tornatore a quel processo di pulizia e di rinnovamento avviato, con una attività senza precedenti, dalla Magistratura guidata dal Procuratore Sergio Lari e dalle Forze dell’Ordine con la collaborazione, per la prima volta, di componenti del mondo del lavoro, della società civile, delle Istituzioni, dell’imprenditoria sana e del mondo dell’associazionismo. Il finto sapere di Tornatore o dei probabili suoi suggeritori non punta a cercare di scoprire la verità storica utile ad evitare gli errori del passato e costruire un territorio capace di attrarre investimenti produttivi, ma si limita ad esternare cose che sono utili al tipo di discorso ufficiale fatto dal vecchio potere locale o presumibilmente per fare qualche piacere a qualcuno caduto nella rete della giustizia nel recente passato. Forse al Tornatore continua a dare fastidio che un Prefetto o il Procuratore Generale della Repubblica Roberto Scarpinato possa prendere atto del grande lavoro effettuato dal 2005 ad oggi da una componente sana di Confindustria e delle Istituzioni, che rischia quotidianamente la propria vita, (Crocetta, Montante, Lo Bello, Venturi etc.) che con le loro azioni hanno disarticolato quel vecchio blocco di potere mettendo alla porta quei rappresentanti del mondo industriale e politico coinvolti in relazioni poco trasparenti con organizzazioni criminali e mafiose denunciando i responsabili e costituendosi parte civile nei processi. Ora si arrestano i mafiosi, i collusi, si confiscano i loro beni illeciti, si denunciano i faccendieri e gli abusi di potere di una casta che aveva dominato la città e il territorio siciliano per tanti anni e si continuano a scrivere articoli provocatori come se a Caltanissetta, non fosse accaduto nulla cercando di delegittimare chi con tanti sforzi vuole raggiungere il cambiamento. Arch. Tornatore si potrebbero raccontare innumerevoli storielle di un passato che speriamo non torni mai più. Molti dei soggetti che in questo periodo si sentono aggrediti nel loro orgoglio di “uomini del fare”, sono gli stessi che per tanti anni hanno gestito i poteri della nostra città e della Regione, ai quali, per ciò stesso, va riconosciuto il merito del risultato ottenuto, il non sviluppo locale, l’arricchimento di pochi a scapito delle generazioni presenti e future estranee alle famiglie elette. Dove sono le sue denunce al vecchio sistema di potere? Come mai questo accanimento contro il Presidente Crocetta e questo nuovo gruppo dirigente di Confindustria? Ha ragione il Prefetto la Zona Franca per la Legalità rappresenta una svolta storica uno dei tanti strumenti positivi individuati per il territorio nisseno, una grande opportunità di sviluppo per le imprese non solo per quelle insediate che denunciano il pizzo ma invogliare nuovi investimenti nazionali ed esteri in grado di definire un modello che tenga conto anche dei piccoli e medi territori rurali delle aree interne della Sicilia e ridare speranza ai tanti giovani che attualmente sono costretti ad emigrare. Affermare che, “la cosiddetta zona franca prevede sgravi fiscali e contributivi solo per gli imprenditori taglieggiati dal racket o dal pizzo che hanno denunciato i loro estortori e che gli stessi imprenditori possono beneficiare delle agevolazioni soltanto dopo il rinvio a giudizio degli estortori” dovrebbe essere motivo di orgoglio per un territorio come quello siciliano mortificato e martoriato dalla mafia e non motivo di disturbo per come il Tornatore la percepisce. Quali sono le proposte concrete, oltre a mettere in discussione l’operato di un Prefetto, della Magistratura, delle Forze dell’Ordine, di alcuni Ministri come la Cancellieri, dell’ex Procuratore nazionale Antimafia, oggi Presidente del Senato, Pietro Grasso, di Politici e Rappresentanti delle Istituzioni locali, regionali e nazionali che vedono in questo nuovo gruppo Dirigente una opportunità per rilanciare il territorio delle aree interne e della Sicilia? Oppure si vuole difendere un passato politico e imprenditoriale formato da soggetti che, dell’economia, avevano e hanno ben presente il concetto di monopolio e di gestione delle proprie casse? Quanti faccendieri, prestanomi e soggetti che riciclavano denaro sporco hanno illuso centinaia di lavoratori e mortificato il territorio utilizzando gli strumenti di programmazione negoziata, Patti Territoriali, L.488, Fondi UE etc. prelevando dalle casse pubbliche centinaia di milioni di euro lasciando, nella migliore delle ipotesi, capannoni vuoti? Dove sono le sue denunce? Meglio non dir nulla e difendere quel passato e scagliarsi contro i dirigenti di Confindustria, il Prefetto, i magistrati, le forze dell’ordine, gli esponenti del sindacato e delle istituzioni che hanno denunciato con parole forti la presenza della mafia nell’economia e nelle Istituzioni della nostra provincia. D’altra parte, non vi sarebbe stata ribellione, e ciò non avrebbe fatto notizia, se la rivoluzione di questo periodo non fosse partita da un territorio che questo problema respira. La cosa pubblica è tutt’altro “affare”, impone trasparenza e disinteresse, volontà di offrire e di non profittare, il rispetto delle regole naturali del libero mercato. Per comprendere appieno le affermazioni del Tornatore sull’altro tema caldo il nuovo Istituto Regionale Sviluppo Attività Produttive (IRSAP) che ha sostituito i vecchi Consorzi ASI avrebbe da chiudersi gli occhi innanzi allo stato in cui versano le aree industriali locali e regionali e le connivenze con poteri criminali ampiamente denunciate dall’ex Assessore Venturi e dal nuovo gruppo Dirigente dell’IRSAP. Quale modello di sviluppo essi vedono si sia creato con le gestioni passate? E poi finalmente si sfrutta la tanto chiacchierata centralità geografica di Caltanissetta e si riesce a vincere una battaglia con gli altri territori della Sicilia che avrebbero voluto l’IRSAP come potenziale volano economico e di sviluppo, anziché fare un plauso ad un gruppo dirigente che si è battuto per portare a casa il risultato avviene il paradosso, una raffica di incomprensibili e inquietanti commenti contro. Occorre uscire dalla logica politica del clientelismo saldato allo stato di bisogno cui volontariamente si vogliono relegare gli strati più svantaggiati della società, per mantenere il proprio potere: e questa ribellione, ad alcuni, evidentemente non va bene. Parrebbe che le tecniche usate per demonizzare l’operato, della Magistratura, delle Forze dell’Ordine e di questo nuovo gruppo dirigente sembrano quelle di una propaganda politica ormai conosciuta: interrompere qualsiasi ragionamento logico che accerti le responsabilità sui disastri causati nel territorio, e fare eseguire un “fuoco di fila” da alcuni esponenti che con quel sistema di potere, parrebbe siano stati conniventi. Appena avvertono il pericolo partono con una filippica che – a grandi linee – è sempre la stessa: sapete chi sono questi nuovi esponenti che vogliono la legalità e il rispetto delle regole? “qual è il reale motivo di questa plateale alzata di scudi”? proprio loro parlano di legalità? Va chiarito che gli argomenti utilizzati dal Tornatore e da tanti altri che hanno paura del cambiamento o che sentono presumibilmente crollati i propri privilegi, non sono usati come frammenti sequenziali di una costruzione logica per fare un ragionamento compiuto sul nostro passato, bensì “sparati” come un nastro di mitragliatrice con un duplice scopo: fare percepire che non è cambiato nulla e che siamo tutti uguali denigrando chi si è schierato per la legalità e ripetere all’infinito i soliti concetti. I professionisti dell’antimafia annunciano non denunciano. Sembrerebbe un copia incolla ma voglio ripetermi appositamente con quello dichiarato da me, in altri articoli, in questi anni. Alcuni soggetti devono capire che il cambiando è in atto. E’ finito il tempo delle divinità eterne ed intoccabili, il mantenimento del potere mediante vincoli e regole non scritte. Questa rete di complicità che mostra un’elevata resistenza al cambiamento e che continua ad incidere sulla politica, sulla società, sull’economia del nostro territorio speriamo sia sconfitta insieme a quei privilegi ingiustificati di cui hanno beneficiato molti di loro. Grazie al lavoro svolto dalla Magistratura e dalle Forze dell’Ordine, aiutato da un clima favorevole appositamente voluto da questo nuovo gruppo dirigente, Caltanissetta, in questi pochi anni, è diventata un “modello” per la nazione, lo dimostrano gli innumerevoli articoli sui maggiori quotidiani e riviste nazionali e internazionali, le tante pubblicazioni a firma di autorevoli giornalisti e scrittori, i numerosi talk show. Siamo tutti professionisti antimafia?

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