8 marzo: Sos Stalking, 11 donne uccise nel 2018, una a settimana

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Maltrattamenti, abusi, atti persecutori, omicidi. Dal primo gennaio 2018 al 2 marzo, si contano 11 casi di femminicidio. Siamo praticamente nell’ordine di uno a settimana. Troppi per essere trascorsi pochi mesi dall’inizio dell’anno. Cronache dedicate, giustamente, alla tragedia delle vittime “primarie” e poca attenzione alle “secondarie” ovvero gli orfani, che subiscono conseguenze gravissime, alcune anche irreparabili. Meno denunce per stalking anche per mancanza di fiducia verso le istituzioni. “E’ troppo presto per fare un bilancio – dice l’avvocato Lorenzo Puglisi, fondatore e presidente di Sos Stalking che ha diffuso i dati – la media annuale degli ultimi tre anni e’ stata di una vittima ogni due giorni e mezzo, pertanto, prima di parlare di un decremento e’ doveroso lasciar passare almeno un semestre. Cio’ che desta preoccupazione e’ che ancora oggi, nel 2018, si siano verificati omicidi ampiamente annunciati che si sarebbero potuti evitare. Non mi riferisco solo al braccialetto elettronico, che per ragioni inspiegabili ancora oggi non trova un’applicazione capillare nel nostro Paese (a differenza di cio’ che avviene in altri Stati dell’Unione Europea), ma anche agli operatori delle forze dell’Ordine che dovrebbero essere addestrati a intervenire con maggiore efficacia nelle liti domestiche”.
Il femminicidio propone il dramma degli orfani spesso dimenticati. Un dramma nel dramma. “Le conseguenze che le vittime cosiddette ‘secondarie’ subiscono sono molte, e spesso irreparabili: dal trauma legato allo choc, sia per aver in alcuni casi testimoniato direttamente all’omicidio, sia per il lutto violento, all’indigenza, alla mancanza di un’educazione adeguata e di una guida in un’eta’ molto delicata per la propria crescita. Ricordiamo pero’ – aggiunge Puglisi – che lo scorso dicembre il Senato ha approvato con voto unanime una legge che almeno in parte tutela queste vittime e che prevede che le spese processuali siano a carico dello Stato. Dispone inoltre la reversibilita’ della pensione del genitore ucciso ed estende il Fondo per le vittime di mafia, usura e reati intenzionali violenti anche agli orfani di crimini domestici, con un’apposita dotazione aggiuntiva di 2 milioni di euro all’anno per borse di studio e reinserimento lavorativo.
Ai figli delle vittime e’ assicurata inoltre assistenza medico-psicologica gratuita fino al pieno recupero psicologico ed e’ attribuita la quota di riserva prevista per l’assunzione di categorie protette. Se il cognome e’ quello del genitore condannato in via definitiva, il figlio puo’ chiedere di cambiarlo. La condanna e il patteggiamento comportano automaticamente anche l’indegnita’ a succedere”.

 Non solo femminicidio ma anche stalking e violenza. Le donne denunciano di piu’? Se no, perche’?
“Qualcosa e’ sicuramente cambiato – prosegue Puglisi – ed e’ il numero delle denunce per atti persecutori che dal 2015 ad oggi hanno subito un drastico calo di circa il 20%. Questo dato indica il forte timore delle vittime sotto un duplice profilo: da un lato la procedibilita’ d’ufficio del reato di stalking che non consente di tirarsi indietro una volta depositata la querela, dall’altro la mancanza di fiducia nella risposta immediata da parte delle forze dell’Ordine che, nonostante negli ultimi tempi si siano attrezzate per gestire al meglio queste casistiche, molto spesso non riescono a seguire con solerzia l’enorme mole delle richieste”.
Come riconoscere uno stalker? “Nella maggior parte dei casi (si parla del 55% circa) – avverte l’esperto – il persecutore e’ un partner o un ex; un familiare nel 5%, un collega di lavoro o di scuola nel 15%, un vicino di casa nel 25%. Si parla di stalking come ‘reato spia’: sette omicidi su dieci che vedono come vittima una donna sono infatti commessi da compagni o ex compagni e sono sistematicamente preceduti da atti persecutori, violenze, minacce o percosse. Lo stalker comincia a perseguitare quello che per lui o lei e’ un oggetto ossessivo di desiderio, insinuandosi ripetutamente nella vita privata della vittima, con i mezzi di comunicazione piu’ svariati. Il fenomeno e’ trasversale e coinvolge ogni sfera sociale, senza distinzione”.
Cinque le categorie di stalker, secondo Sos Stalking, che si possono delineare:
il “rifiutato”: e’ la tipologia piu’ diffusa e intrusiva che generalmente troviamo in una situazione di rottura di una relazione affettiva, sentimentale o di amicizia. Lo scopo dello stalker e’ quello di ristabilire il rapporto esistente oppure di vendicarsi tentando in ogni modo di mantenere un controllo attivo sulla vittima. Non riuscendo a tollerare la separazione prova rabbia, frustrazione, impotenza e umiliazione, tenta disperatamente di riconciliarsi e quando trova davanti a se’ un muro di rifiuto arriva ad assillare la vittima con messaggi, appostamenti, pedinamenti e addirittura violenze. L’attuazione dei comportamenti assillanti gli da’ l’idea di avere ancora una relazione.