Caso Dell’Utri, Sergio Lari procuratore generale di Caltanissetta: “Sua scarcerazione atto dovuto per legge”

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“Dura lex, sed lex”, afferma il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari: “Marcello Dell’Utri – dice all’AGI – va scarcerato in attesa della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che stabilira’ se si possa applicare anche a lui la pronuncia sul concorso esterno in associazione mafiosa, gia’ attuata per Bruno Contrada”. I magistrati nisseni ritengono cioe’ essenziale e preliminare, rispetto all’eventuale revisione del processo e alla conseguente dichiarazione di ineseguibilita’ della sentenza di condanna dell’ex manager di Publitalia, la decisione dei giudici di Strasburgo: “Ma nel frattempo – spiega il Pg – come gia’ avevamo fatto per i condannati all’ergastolo del processo sulla strage di via D’Amelio, abbiamo chiesto la scarcerazione pure di Dell’Utri, che sta scontando sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Anche per il giudizio sull’eccidio del giudice Borsellino e degli agenti della scorta occorreva attendere la revisione, per cancellare le condanne al carcere a vita, ma avevamo ritenuto conforme alla legge che gli ergastolani tornassero subito liberi”.

Per via D’Amelio la revisione fu poi accordata e le condanne vennero dichiarate ingiuste: li’ la questione ruotava attorno alla scoperta della falsita’ delle accuse del plurismentito pentito Vincenzo Scarantino; nel caso di Dell’Utri, invece, la questione e’ l’analogia con la sentenza che ha dichiarato “ineseguibile” la condanna dell’ex numero tre del Sisde Bruno Contrada, perche’ il concorso esterno, nel periodo in cui fu commesso dall’ex poliziotto e dal cofondatore di Forza Italia (fra la meta’ degli anni ’70 e il ’92), non era sufficientemente definito dalla giurisprudenza.
“La richiesta di scarcerare Dell’Utri e’ stata fatta di nostra iniziativa – spiega Lari -. In un caso del genere, la sentenza sulla revisione, tenendo conto del fatto che prima dovra’ decidere la Cedu, avra’ tempi lunghi. Ci rendiamo conto delle possibili polemiche, ma noi dobbiamo applicare la legge”. La soluzione proposta da Caltanissetta potrebbe cosi’ tagliare la testa al toro sulla questione delle condizioni di salute di Dell’Utri, lasciato in carcere dal tribunale di sorveglianza di Roma, che ha ritenuto il suo stato fisico compatibile con la detenzione. “Non sappiamo se la Cedu riterra’ i casi Contrada e Dell’Utri sovrapponibili – conclude Lari – ma in attesa della pronuncia finale abbiamo ritenuto che sia corretto che non sconti ancora la pena”. Dell’Utri, in carcere da aprile 2014, con gli sconti previsti per la buona condotta carceraria, potrebbe finire di scontare la condanna tra un anno, al piu’ un anno e mezzo. Se la revisione dovesse essere accolta, la sua permanenza in cella sarebbe da considerare “ingiusta”.

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