Cronaca

Stato-mafia, parla il sancataldese Nardo Messina:”Volevo uccidere Bossi, la cupola mi fermò”

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Leonardo Messina

Leonardo Messina

CALTANISSETTA  - “Io ero con Borino Micciche’ e altri uomini d’onore e mi e’ stato detto chiaramente, tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, che c’era una commissione nazionale che deliberava tutte le decisioni piu’ importanti. Una commissione in cui sedevano i rappresentanti di altre organizzazioni criminali e il cui capo era Toto’ Riina”. Lo ha detto il pentito Leonardo Messina, deponendo al processo per la trattativa Stato-mafia. Il collaboratore di giustizia ha riferito ancora: “Un giorno c’era Umberto Bossi a Catania.   Dissi a Borino Micciche’: Questo ce l’ha con i meridionali e gli dissi ‘vado e l’ammazzo’. Mi disse di fermarmi: questo e’ solo un pupo. L’uomo forte della Lega e’ Miglio che e’ in mano ad Andreotti. Si sarebbe creata una Lega del Sud e la mafia si sarebbe fatta Stato”.

“Borsellino mi disse: a noi serve solo la verita’, non le congetture o i pensieri. E cosi’ ho iniziato a collaborare parlando per ore mentre lui mi stava ad ascoltare”.
Il pentito Messina inizia ufficialmente a collaborare a partire dal 26 giugno 1992 e ha detto che gia’ da tempo all’epoca subiva un profondo travaglio interiore: “Ho vissuto il trapasso tra la vecchia Cosa nostra e quella voluta dai corleonesi. Ho assistito al cambiamento -ha detto- e alla distruzione di Cosa nostra. La notte in cui fu ucciso il giudice Falcone -ha ricordato- in carcere a Brindisi gli altri detenuti avevano le bottiglie di vino, brindavano. Mentre in me era crescente la repulsione”.
DOPO CONDANNE MAXIPROCESSO BOSS VOTARONO PSI

imageSecondo il collaboratore di giustizia Leonardo Messina, “l’ottimismo cessa quando i politici si allontanano e non riescono a far assegnare il processo al giudice Carnevale. Iniziano le reciminazioni di cosa nostra nei confronti del vertice politico nazionale. C’e’ stato un momento in cui in Cosa nostra fu deciso di non votare per la Democrazia cristiana ma per i socialisti”. “Io -aggiunge Messina- ho ricevuto l’ordine preciso di votare e far votare per i socialisti. L’onorevole Martelli quando e’ arrivato al potere, scavalcando l’ala craxiana, non ha mantenuto i patti.   Io non partecipavo alle riunioni ma venivo messo a conoscenza delle decisioni prese”, ha afferma il pentito.

“In Cosa nostra, durante il maxiprocesso veniva detto che tutto si sarebbe ridotto in una bolla di sapone. Non ci sarebbero state grandi condanne e tutto sarebbe andato bene”, ha affermato Messina, rispondendo al pm Nino Di Matteo. “Ci veniva detto -ha proseguito il pentito- che in Cassazione avrebbero buttato tutto giu’. Lillo Rinaldi, che frequentava Piddu Madonia, disse che Andreotti era ‘punciutu’ (mafioso, ndr), mentre c’era chi diceva che Andreotti fosse il figlio di papa’. Salvo Lima e Andreotti -ha sostenuto Messina- erano i politici che dovevano garantire tutto questo e che poi il maxi processo sarebbe stato assegnato al giudice Carnevale in Cassazione e non ci sarebbero stati problemi”. (AGI) .

Redazione | 6 dicembre 2013   
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