SAN CATALDO. Quale futuro è immaginabile per le relazioni umane, in generale, e per quelle “di aiuto” in particolare, nell’era della tecnologia estremizzata dell’IA? Che spazio è ancora disponibile per le emozioni e i sentimenti figli dell’empatia, dell’ascolto e della compassione, nell’approccio con il malato fragile, specie nell’attraversamento del percorso ‘ultimo’ della sua vita? E ancora, come si affronta l’ineliminabile complessità della clinica e dell’umano soffrire, nell’epoca della semplificazione ‘smart’ e dell’attuale riduzionismo delle comunicazioni umane?
Questi ed altri i temi affrontati nel corso del Convegno Regionale SICP Sicilia 2026 “Prendersi cura nell’era dell’Intelligenza Artificiale: le Cure Palliative nella complessità contemporanea”, realizzato il 13 giugno a San Cataldo (CL) negli accoglienti locali della Banca di Credito Cooperativo di G. Toniolo e San Michele.
Chiamato a interrogarsi Prendersi cura nell’era dell’Intelligenza Artificiale: le Cure Palliative nella complessità contemporanea”, realizzato il 13 giugno a San Cataldo (CL) negli accoglienti locali della Banca di Credito Cooperativo di G. Toniolo e San Michele., un folto pubblico costituito da operatori nel campo delle Cure Palliative e non solo: medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali, OSS, oltre a studenti, specializzandi ed ‘attori’ a vario titolo, vicini al mondo della sofferenza ai suoi gradi estremi, al termine della malattia e della vita.
A guida dei descritti percorsi, illustri docenti provenienti dal mondo accademico e dal ricco universo assistenziale siciliano, con la preziosa integrazione di eccellenze nazionali nel campo dell’IA.
Si è partiti dall’analisi della ‘complessità’, tema particolarmente vivo e cogente nella galassia della clinica, non solo nosocomiale, ma anche e soprattutto territoriale, nella visione attuale della Sanità moderna. Una Sanità fatta delle luci e delle ombre offerte da una tecnologia spinta ai massimi livelli storici, ma anche dell’abisso di una sofferenza ancor di più appesantita dai gravami del degrado sociale e dall’inarrestabile frammentazione delle relazioni umane.
Che risposta può dare, già oggi, e di quali promesse può riempire le aspettative di salute l’intervento dell’Intelligenza Generativa, capace di rivoluzionare l’impianto tradizionale della diagnostica, della terapia, della riabilitazione e perfino dell’assistenza fisica al capezzale del malato? La proiezione in un futuro non troppo lontano vede la realizzazione di protocolli innovativi, rivolti non alla mera sostituzione dell’operatore di una professione d’aiuto, ma, piuttosto, all’integrazione di sistemi automatici indirizzati a sgravare il lavoro meccanico, ripetitivo o burocratico, per scremare ciò che rimane di strettamente umano nella relazione terapeutica.
Questa non è soltanto la garanzia di un futuro prossimo: nella realtà proiettata nel corso del bell’evento di San Cataldo, si tratta già dell’offerta di un presente, insieme, promettente ed inquietante, luminoso e tenebroso, di promozione umana e di un suo possibile svilimento.
Da chi dipende la realizzazione della parte migliore di questo futuro prossimo? Solo dall’uomo, se non subirà i contraccolpi nefasti di una tecnologia capace di sostituirsi ad esso; se saprà capire in tempo quale sia la posta in gioco, vista l’impressionante velocità di sviluppo che caratterizza la moderna tecnologia; se avrà la capacità di trovare il bandolo per un suo efficace governo.
Non troppo lontano da questo appare il tema del Suicidio Medicalmente Assistito (SMA), sul quale si è dibattuto nel corso del Convegno: riconoscere un ‘senso’ alla sofferenza potrebbe equivalere a mantenere il ‘senso’ stesso del vivere. Ma potrebbe allo stesso modo, se minacciato dal cattivo uso dell’Intelligenza Generativa, avviare ad una sconfitta dal sapore inedito, qualora la ricerca di porre fine alla propria esistenza dovesse rivelarsi l’espressione di una resa.
Avviene così per le vite ‘a perdere’ dei migranti, degli ultimi, degli abitanti delle periferie del mondo, laddove il grido di sofferenza è tanto forte e crescente da rendersi sempre meno udibile dalle orecchie di un mondo sviluppato, sempre più trincerato dietro la coltre dell’egoismo. Anche queste attuali, crude tematiche sono state richiamate nel corso delle attività congressuali, a compendio descrittivo delle critiche declinazioni della sofferenza della nostra epoca.
Technologies vs Humanities; promesse vs aspettative: le luci della tecnologia verso l’autenticità adombrata dell’umano soffrire. Al termine di una giornata fatta di mille domande e di fortissime sollecitazioni, qualcosa di molto importante si è certamente portato a casa: la necessità di elaborare risposte umane alle provocazioni di derive per un’Umanità privata dell’Uomo.

