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Frode al fisco nel commercio dell’argento puro, 15 indagati e sequestrati 15,7 milioni. Coinvolte anche Catania e Messina

Redazione 3

Frode al fisco nel commercio dell’argento puro, 15 indagati e sequestrati 15,7 milioni. Coinvolte anche Catania e Messina

Mar, 10/02/2026 - 09:32

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Una presunta frode fiscale nel commercio dell’argento puro per lavorazioni industriali è stata scoperta dalla guardia di finanza di Arezzo. Eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per 15,7 milioni di euro, tra cui 2,2 chili di oro, 150 di argento, puro, auto, opere d’arte, immobili e orologi. Sono 15 gli indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione, 9 le società segnalate per responsabilità amministrative da reato. Impegnatii 80 finanzieri, anche in perquisizioni, nelle province di Arezzo, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Caserta, Matera, Latina, L’Aquila, Pescara, Catania, Messina. “Perno e principale beneficiaria” della frode una società bolognese che si occupa di lavorazioni industriali di metalli: per la Gdf sarebbe riuscita ad approvvigionarsi di una grande quantità di argento puro a un prezzo sensibilmente inferiore rispetto al fixing di riferimento. “In sintesi – si spiega in una nota – l’associazione a delinquere e, per essa, la società beneficiaria finale della frode, si avvaleva di quattro canali di approvvigionamento, riconducibili a operatori professionali” delle province di Roma e Matera, “i quali, pur agendo in maniera autonoma, adottavano in linea di massima il medesimo sistema illecito per evadere l’Iva. L’argento puro in grani veniva da questi ultimi in gran parte regolarmente acquistato presso banchi metalli aretini non coinvolti nelle indagini” e poi di fatto ‘consegnato’ direttamente all’azienda bolognese con auto private, spesso in parcheggi, “fatturandolo, falsamente, come verghe argentifere soggette ad Iva, riscossa dai cedenti ma non versata allo Stato. Così operando, l’azienda felsinea otteneva la materia prima a prezzi significativamente vantaggiosi”. L’argento inoltre “cartolarmente, attraverso un vorticoso giro di false fatturazioni” veniva trasferito “a società “filtro”, intestate a prestanome e “create al solo fine di ‘convogliare’ l’ingente debito tributario, generato dalle predette transazioni fittizie, senza versare mai l’Iva”. Così sarebbe stati prodotti profitti illeciti per oltre 12 milioni di euro, in buona parte reinvestiti per acquistare argento e in parte per remunerare l’illecita filiera. In soli 5 mesi, si spiega anche, individuate “cessioni illecite di argento per oltre 13.000 kg, con il sequestro su strada lo scorso aprile, ad Arezzo, di circa 400 kg di argento e mezzo chilo d’oro in lamine”. Documentato anche che una parte dell’argento fosse di provenienza oscura: “Si tratta di circa 530 kg acquistati da un fornitore napoletano”, e di circa 860 kg provenienti da un’azienda aretina, il cui amministratore di fatto è stato denunciato per riciclaggio”. (ANSA). 

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