PALERMO. L’inclusione lavorativa non è solo una questione di diritti, ma un investimento sociale, culturale e umano. È da questa visione che nasce il nuovo percorso di inclusione promosso da Lab360 – Centro aggregativo per giovani con disabilità, che porterà Vittorio, giovane con disabilità di tipo intellettivo-relazionale, ad avviare un’esperienza di inserimento lavorativo presso l’Università degli Studi di Palermo, all’interno della biblioteca del Dipartimento SPPEFF.
Il progetto si inserisce nel più ampio quadro delle politiche nazionali ed europee per l’accesso al lavoro delle persone con disabilità e si fonda sull’idea che il lavoro rappresenti un diritto universale e uno strumento fondamentale di cittadinanza attiva, capace di promuovere autonomia, autodeterminazione e piena partecipazione alla vita sociale. L’iniziativa prevede un percorso strutturato di formazione e accompagnamento, basato sull’apprendimento esperienziale (learning by doing), finalizzato allo sviluppo di competenze biblioteconomiche, relazionali e organizzative. La biblioteca universitaria viene così valorizzata non solo come luogo di conservazione del sapere, ma come spazio educativo, inclusivo e partecipativo, capace di generare innovazione sociale. Il progetto si articola in diverse fasi: un incontro conoscitivo il 6 febbraio alle ore 9.30; una formazione preliminare nei giorni 9, 11 e 13 febbraio; il percorso operativo dal 18 febbraio al 10 luglio, con frequenza trisettimanale, affiancamento costante, tutoraggio e monitoraggio continuo. L’obiettivo è costruire un’esperienza formativa e professionale significativa, in grado di produrre competenze spendibili e modelli di welfare inclusivo replicabili anche in altri contesti culturali e istituzionali.
«Lavorando con l’Università di Palermo – dichiara Antonella Radicelli, presidente di Lab360 -, abbiamo avuto un’importante opportunità: inserire uno dei nostri ragazzi in un vero percorso lavorativo come bibliotecario. Quando ho pensato a questa possibilità, il mio pensiero è andato subito a Vittorio. È un ragazzo semplice, educato, rispettoso, pieno di vita. La sua storia e quella di suo fratello parlano di sacrifici, resilienza e dignità. Non dimenticherò mai le volte in cui arrivavano bagnati dalla pioggia perché, anche senza autobus, non volevano mancare al laboratorio. Nel mio lavoro ho sempre creduto che l’inclusione non sia assistenzialismo, ma riconoscimento della persona e del suo valore. Non si tratta di dare qualcosa, ma di creare opportunità vere, che restituiscano autonomia, rispetto e futuro. Vittorio merita questa possibilità non per compassione, ma per ciò che è: una persona con una grande volontà, un forte senso di responsabilità e un cuore capace di prendersi cura degli altri. L’inclusione vera passa dal lavoro, dalla fiducia e dal diritto di ciascuno a costruirsi una vita piena».

