Uno sport che cresce economicante e non solo. Perché se nel 2023 il comparto sportivo vale l’1,5% del Pil, a salire sono anche il numero degli italiani attivi (38 milioni nel 2024) e di conseguenza a diminuire è la sedenterietà, arrivata ai minimi storici (33,2%). “Numeri che ci raccontano un’Italia che per la prima votla è in controtendenza e che ha preso consapevolezza della catena del valore dello sport”, dice il ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, aprendo la presentazione del Rapporto Sport 2025, voluto da lui, e curato poi dall’Istituto per il credito sportivo e culturale (Icsc) e da Sport e Salute.
“Siamo soddisfatti – aggiunge Abodi – ma la partita non finisce mai”. Intanto dal rapporto emerge come lo sport nel 2023 abbia generato 32 miliardi di valore aggiunto, producendo 421mila posti di lavoro (+2% rispetto all’anno precedente). E non solo, perché nel 2024, invece, l’export di beni sportivi vola a 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di riferimento. Ma sport non è solo economia, perché se rispetto al 2023 ci sono un milione di sedentari in meno, lo studio mette in luce anche il valore sociale dello sport. I progetti infrastrutturali finanziati da ICSC registrano uno Sroi superiore a 4,8, mentre gli investimenti sui progetti sociali e su alcune aree arrivano a generare un ritorno di 8,42.
“Il report conferma l’importanza di disporre di un quadro informativo aggiornato e sistematico, capace di orientare in modo efficace le politiche pubbliche di sviluppo del settore sportivo”, dice il n.1 di ICSC, Beniamino Quintieri. Mentre il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma, si sofferma sull’importanza di “predisporre il sistema ad altri investimenti nello sport”.
Affronta anche il tema dell’impiantistica dove il report dimostra come in Italia ci siano oltre 78 mila impianti e 114mila spazi sport, evidenziando la necessità di interventi perché oltre il 40% degli impianti risale agli anni ’70 e ’80. Il quadro conferma inoltre una persistente disomogeneità territoriale nella distribuzione dell’offerta impiantistica sportiva. Le regioni del Sud presentano, infatti, una dotazione inferiore rispetto alla media nazionale, accompagnata da una maggiore incidenza di strutture non funzionanti. In tali aree, la percentuale di impianti inattivi raggiunge il 15%, a fronte di una media nazionale dell’8%, con punte fino al 19% del patrimonio regionale.
“Tutti questi numeri servono a noi per avere contezza di ciò che siamo e per pianificare il futuro, dandoci delle priorità – dice il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio -. I numeri non si discutono. Dobbiamo essere noi ad applicarli alle nostre realtà”. Numeri utili, anche secondo il n.1 del Cip, Marco Giunio De Sanctis, il cui obiettivo è incrementare la pratica sportiva in fase di avviamento nel mondo paralimpico: “E questo report ci aiuta”.

